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Miracolo di San Marco di Tintoretto

Miracolo di San Marco di Tintoretto


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Miracolo di San Marco di Tintoretto - Storia

1548
Olio su tela, 415 x 541 cm
Gallerie dell'Accademia, Venezia

Il dipinto è il primo di una serie di opere, eseguite nel 1548 per la Scuola Grande di San Marco mentre Marco Episcopi, suo futuro suocero, fu Gran Guardiano della Scuola.

Il soggetto della grande tela è l'apparizione miracolosa di San Marco per salvare uno dei suoi devoti, un servo di un cavaliere di Provenza, che era stato condannato alla rottura delle gambe e agli occhi spenti per aver adorato le reliquie del santo contro volontà del suo padrone. Le scene si svolgono su una sorta di boccascena che sembra forzare l'azione fuori dal dipinto verso lo spettatore che è così coinvolto nello stupore della folla che sta a semicerchio attorno ai protagonisti: la figura dello schiavo di scorcio steso a terra, il carnefice attonito che tiene in alto gli strumenti di tortura rotti, il cavaliere di Provenza che si alza dal suo trono dall'ombra alla luce, mentre la figura di San Marco piomba dall'alto.


Miracolo dello schiavo (Tintoretto)

Il miracolo dello schiavo (conosciuto anche come Il Miracolo di San Marco, 1548) è un dipinto dell'artista rinascimentale italiano Jacopo Tintoretto, ed è ora nelle Gallerie dell'Accademia di Venezia. Fu originariamente commissionato per la Scuola Grande di San Marco, una confraternita della città.

Miracolo dello schiavo
ArtistaTintoretto
Anno1548
medioOlio su tela
Dimensioni416 cm × 544 cm (164 pollici × 214 pollici)
PosizioneGallerie dell'Accademia, Venezia

Raffigura un episodio della vita di San Marco, patrono di Venezia, tratto dall'opera di Jacopo da Varazze Leggenda d'oro. La scena mostra, nella parte superiore, il santo che interviene per rendere invulnerabile uno schiavo in procinto di essere martirizzato per la sua venerazione delle reliquie di un altro santo. Tutte le figure sono inscritte in uno scenario architettonico.

Nella foto si notano diverse influenze sull'arte di Tintoretto: mentre le anatomie sono michelangiolesche, i colori vividi e intensi sono tipici della scuola veneziana.


Il miracolo dello Schiavo di Jacopo Tintoretto alle Gallerie dell'Accademia

Il 2018 segna la celebrazione del 500° anniversario della nascita di uno dei più grandi pittori di tutti i tempi: Jacopo Robusti, detto il Tintoretto.

In occasione di questa importante celebrazione, le Gallerie dell'Accademia di Venezia hanno allestito una bellissima mostra per approfondire l'inizio della carriera di questo geniale artista che culmina con un incredibile dipinto: 'Il miracolo dello schiavo', commissionato da la Scuola Grande di San Marco nel 1548 per decorare la loro Sala Capitolare.

Rappresenta la storia di uno schiavo sottoposto a tortura dal suo padrone perché sorpreso in preghiera sulla tomba di San Marco. La tortura è consistita nell'accecarlo e nel fratturargli le gambe. Il miracoloso intervento di San Marco, patrono della città, ruppe gli strumenti usati per torturarlo e risparmiò lo schiavo.

L'azione sembra svolgersi sul palcoscenico di un teatro: la folla è contenuta a sinistra da colonne e a destra dall'alta piattaforma dove il maestro siede sopra la folla c'è un pergolato che collega i due edifici che delimitano lo spazio dove si svolgono le vicende a chiudere la scena c'è un fondale piatto, quasi una scenografia teatrale, che rappresenta il recinto marmoreo di gusto classico di una villa.

Gli spettatori sono disposti lungo due linee diagonali che si incontrano al centro del dipinto dove, in un cuneo in primo piano, giace il corpo di scorcio dello schiavo. La folla è variegata: uomini, soldati, donne, gente di colore gli orientali con il turbante rappresentano i turchi, tradizionali nemici dei veneziani, simbolo dei barbari infedeli.

San Marco, invisibile ai presenti, scende dall'alto. L'angolo da cui si vede il corpo del santo è lo stesso dello schiavo ma al contrario.

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Ritrovamento del corpo di San Marco

Il Ritrovamento del corpo di San Marco o Riscoperta del corpo di San Marco è un dipinto del Tintoretto. Databile tra il 1562 e il 1566, fa parte di un ciclo di dipinti di San Marco, patrono di Venezia. Oggi è conservata alla Pinacoteca di Brera a Milano.

Il dipinto fu commissionato da Tommaso Rangone, “gran guardiano” della Scuola Grande di San Marco a Venezia da Tintoretto, nell'ambito di una serie di grandi tele raffiguranti l'acquisizione da parte di Venezia del corpo di San Marco.

Il dipinto mostra veneziani intenti a rimuovere i cadaveri dalle tombe lungo la parete destra e da una cripta sullo sfondo. In primo piano a sinistra appare lo stesso santo luminoso in piedi con una debole aureola che li prega di fermarsi, perché il suo corpo è stato ritrovato e giace pallido ai suoi piedi, sparso su un tappeto orientale. Al centro della tela, un anziano (ritratto di Rangone) inginocchiato riconosce il miracolo. Altrove nella stanza, le figure sono stupite o ignare dell'apparizione.

In alcuni punti l'opera appare incompiuta: le piastrelle del pavimento e delle cornici sono visibili attraverso alcuni abiti e figure. Lo scorcio è accentuato dalle formelle, dalle tombe a muro, ed infine dai raggi di luce che sembrano emergere dalla cripta sullo sfondo. In primo piano a destra, un uomo seminudo contorto è descritto come "posseduto dai demoni", sopra di lui sorvolano fili di fumo. Altri segni interrogativi si verificano sui soffitti.

Come il suo pezzo compagno, il corpo di San Marco portato a Venezia, la composizione esemplifica la preferenza di Tintoretto per gli effetti drammatici di prospettiva e luce. Secondo lo storico dell'arte Thomas Nichols, "la logica lineare delle viste prospettiche svuotate e simili a scatole è minata da un gioco irrazionale di luci e ombre. Entrambi i dipinti suggeriscono l'esistenza simultanea di diversi livelli di realtà attraverso l'uso di una serie di tecniche pittoriche."

Questa è una parte dell'articolo di Wikipedia utilizzato sotto la licenza Creative Commons Attribution-Sharealike 3.0 Unported (CC-BY-SA). Il testo completo dell'articolo è qui →


Il miracolo di San Marco che libera lo schiavo

Il dipinto è il primo di una serie di opere che Tintoretto dipinse nel 1548 per la Scuola Grande di San Marco mentre Marco Episcopi, futuro suocero dell'artista, fu Gran Guardiano della Scuola.

Il soggetto della grande tela è l'apparizione miracolosa di San Marco per salvare uno dei suoi devoti, un servitore di un cavaliere di Provenza, che era stato condannato alla rottura delle gambe e agli occhi cavati per aver adorato le reliquie di San Marco contro volontà del suo padrone. La scena si svolge su una sorta di boccascena che sembra forzare l'azione fuori dal dipinto verso lo spettatore che è così coinvolto nello stupore della folla che sta a semicerchio attorno ai protagonisti: la figura dello schiavo di scorcio steso a terra, il boia sbalordito che tiene in alto gli strumenti di tortura rotti, il cavaliere di Provenza che si alza dal suo posto dall'ombra alla luce. Al contrario, la figura di San Marco piomba dall'alto.

La composizione complessiva di Il miracolo dello schiavo, sebbene ambientato all'interno di un opulento cortile romano, è intenso di azione. Tre volte il boia ha tentato di imporre la punizione, e ogni volta gli strumenti si sono rotti prima che lo schiavo potesse essere ferito. Questa è l'opera di San Marco, che, in modo drammatico, discende dal cielo in una veste rossa e un svolazzante mantello arancione per salvare lo schiavo e risparmiargli la sofferenza associata a questa morte dolorosa. Questo miracolo converte anche il padrone dello schiavo ad abbracciare la fede cristiana.

La grande influenza che Michelangelo ebbe sullo stile artistico di Tintoretto è visibile in quest'opera: le figure robuste e muscolose messe in scena in una varietà di posizioni complesse ricordano il maestro rinascimentale. Gli studiosi dubitano che Tintoretto abbia fatto studi dalle maquette scultoree o da altre opere basate sugli originali di Michelangelo.

Nonostante alcune delle critiche iniziali ricevute da Tintoretto per la velocità con cui ha lavorato, rese evidenti dalla pennellata sciolta e gestuale, questo dipinto ha avuto un profondo impatto sulla carriera di Tintoretto. Una commissione per la Confraternita della Scuola Grande di San Marco attirò grande attenzione all'artista, dopo di che iniziò a ricevere molte commissioni. Secondo i biografi del Tintoretto, alcuni membri della confraternita si opposero all'accettazione, facendo infuriare l'artista, che lo riportò nel suo studio. Ma alla fine, gli oppositori furono sconcertati, Tintoretto e i suoi sostenitori vinsero la giornata e il dipinto fu installato con grande successo. L'accettazione di quest'opera fu un passo fondamentale verso l'ampliamento della gamma stilistica della Scuola Veneziana. Oltre agli approcci più tradizionali di Tiziano, qui Tintoretto ha fornito una presentazione altamente drammatica di un soggetto religioso, che ha contribuito a gettare le basi per il futuro sviluppo dell'arte barocca.

Il miracolo dello schiavo (noto anche come Il miracolo di San Marco, 1548) è un dipinto dell'artista rinascimentale italiano Jacopo Tintoretto. Attualmente ospitato nelle Gallerie dell'Accademia a Venezia, nel nord Italia, è stato originariamente commissionato per la Scuola Grande di San Marco, una confraternita della città.

Raffigura un episodio della vita di San Marco, patrono di Venezia, tratto dalla Leggenda aurea di Jacopo da Varazze. La scena mostra, nella parte superiore, il santo che interviene per rendere invulnerabile uno schiavo in procinto di essere martirizzato per la sua venerazione delle reliquie di un altro santo. Tutte le figure sono inscritte in uno scenario architettonico.

Nella foto si notano diverse influenze sull'arte di Tintoretto: mentre le anatomie sono michelangiolesche, i colori vividi e intensi sono tipici della scuola veneziana.

Questa è una parte dell'articolo di Wikipedia utilizzato sotto la licenza Creative Commons Attribution-Sharealike 3.0 Unported (CC-BY-SA). Il testo completo dell'articolo è qui →


Miracolo di San Marco di Tintoretto - Storia

1548
Olio su tela, 415 x 541 cm
Gallerie dell'Accademia, Venezia

Il dipinto è il primo di una serie di opere, eseguite nel 1548 per la Scuola Grande di San Marco mentre Marco Episcopi, suo futuro suocero, fu Gran Guardiano della Scuola.

Il soggetto della grande tela è l'apparizione miracolosa di San Marco per salvare uno dei suoi devoti, un servo di un cavaliere di Provenza, che era stato condannato alla rottura delle gambe e agli occhi spenti per aver adorato le reliquie del santo contro volontà del suo padrone. Le scene si svolgono su una sorta di boccascena che sembra forzare l'azione fuori dal dipinto verso lo spettatore che è così coinvolto nello stupore della folla che sta a semicerchio attorno ai protagonisti: la figura dello schiavo di scorcio steso a terra, il carnefice attonito che tiene in alto gli strumenti di tortura rotti, il cavaliere di Provenza che si alza dal suo trono dall'ombra alla luce, mentre la figura di San Marco piomba dall'alto.


Miracolo di San Marco di Tintoretto - Storia

1562-66
Olio su tela, 396 x 400 cm
Pinacoteca di Brera, Milano

Questo dipinto fu eseguito per la sala della Scuola Grande di San Marco con altre tre tele (ora nelle Gallerie dell'Accademia, Venezia).

Capolavoro della piena maturità di Tintoretto, questo dipinto è una profonda espressione della sua originalità. Crea uno spettacolo lirico di estrema inquietudine. Esprime infatti una visione visionaria che rasenta l'allucinazione, e in questo modo la scena del furto del corpo diventa uno spettacolo fulmineo. Viene creata un'immagine memorabile che ha l'impatto di un tuono durante un rituale delle streghe.

È stato recentemente dimostrato che questo quadro non mostra, come si è a lungo ipotizzato, la riscoperta del corpo di San Marco il 25 giugno 1094, ma vari miracoli di guarigione operati dal patrono di Venezia: è raffigurato mentre risuscita un uomo dai morti, ridando la vista al cieco e scacciando i demoni. Come nel Miracolo dello schiavo, che dipinse per lo stesso luogo, Tintoretto illustra la potenza di San Marco ponendo nella mano tesa del santo le linee guida invisibili della sua costruzione della prospettiva. Il donatore Tommaso Rangone, che vantava per sé grandi poteri terapeutici, ricavando così ingenti somme di denaro, si fece dipingere la propria figura inginocchiato umilmente, ma nondimeno vestito della magnifica veste dorata di un cavaliere aurato. Il doge Girolamo Priuli gli aveva conferito solo di recente il titolo di "Cavaliere d'Oro".


Art 340: Discussione

Verso il 1546 Tintoretto dipinse per la chiesa della Madonna dell'Orto tre delle sue opere principali - il Il culto del vitello d'oro, il Presentazione della Vergine al Tempio, e il Giudizio Universale ora vergognosamente riverniciata. Ha preso la commissione per due dei dipinti, il Il culto del vitello d'oro e il Giudizio Universale, al solo costo per farsi conoscere meglio. [ 2 ] Si stabilì in una casa vicina alla chiesa. È un edificio gotico, che si affaccia sulla Fondamenta de Mori, che è ancora in piedi. Nel 1548 gli furono commissionati quattro quadri nella Scuola di S. Marco: il Ritrovamento del corpo di San Marco ad Alessandria (ora nella chiesa degli Angeli, Murano), il Il Corpo del Santo portato a Venezia, un Votario del Santo consegnato invocandolo da uno Spirito Immondo (questi due sono nella biblioteca del palazzo reale, Venezia), e il Miracolo dello schiavo. Quest'ultimo, che costituisce attualmente una delle principali glorie dell'Accademia veneziana, rappresenta la leggenda di uno schiavo o prigioniero cristiano che doveva essere torturato come punizione per alcuni atti di devozione all'evangelista, ma fu salvato dal miracoloso intervento di quest'ultimo, che frantumò gli strumenti spaccaossa e accecanti che stavano per essere applicati.

Queste quattro opere furono accolte con segnale e applauso generale, tra cui quella dell'intimo di Tiziano, il troppo potente Pietro Aretino, con il quale Tintoretto, uno dei pochi uomini che disprezzava per ingraziarselo, era per lo più discreditato. Si dice però che Tintoretto una volta dipinse un soffitto in casa di Pietro un'altra volta, invitato a fare il suo ritratto, partecipò, e subito prese le misure del suo modello con una pistola (o uno stiletto), come un indizio significativo che non era esattamente l'uomo con cui scherzare. Avendo ora il pittore nella Scuola di S. Marco fatte le quattro opere, le sue angustie e le sue oscure sopportazioni erano finite.

Nel 1550 Tintoretto sposò Faustina de Vescovi (o Episcopi ?), figlia di un nobile veneziano che era il guardiano grande del Scuola Grande di San Marco. Sembra essere stata una casalinga attenta, e una che voleva e poteva fare a modo suo con il marito non troppo trattabile. Faustina gli diede diversi figli, probabilmente due maschi e cinque femmine. La madre della figlia di Jacopo, Marietta, ritrattista lei stessa, era probabilmente una donna tedesca, che ebbe una relazione con Jacopo prima del suo matrimonio con Faustina.

Il prossimo evento cospicuo nella vita professionale di Tintoretto è il suo enorme lavoro e profuso sviluppo personale sulle pareti e sui soffitti della Scuola Grande di San Rocco. L'edificio era stato iniziato nel 1525, ed era molto carente di luce, tanto da risultare particolarmente poco adatto a qualsiasi grande schema di ornamento pittorico. La pittura del suo interno fu iniziata nel 1560.

In quell'anno cinque principali pittori, tra cui Tintoretto e Paolo Veronese, furono invitati a inviare in prova i disegni per il centrotavola nella sala minore denominata Sala dell'Albergo, il soggetto essendo S. Rocco accolto in Cielo. Tintoretto produsse non uno schizzo ma un quadro, e lo fece inserire nel suo ovale. I concorrenti protestarono, non a torto, ma l'artista, che sapeva fare il proprio gioco, fece dono gratuito del quadro al santo, e, poiché uno statuto della fondazione vietava il rifiuto di qualsiasi dono, fu trattenuto in situ , Tintoretto arreda gratis le altre decorazioni dello stesso soffitto.

Nel 1565 riprese a lavorare alla scuola, dipingendo il magnifico Crocifissione, per la quale fu pagata una somma di 250 ducati. Nel 1576 presentò gratuitamente un altro centrotavola—quello per il soffitto della grande sala, raffigurante il Piaga dei Serpenti e l'anno successivo ha completato questo soffitto con le immagini del Festa di Pasqua e Mosè colpisce la roccia accettando qualunque miseria la confraternita decidesse di pagare.

Tintoretto si lanciò poi nella pittura dell'intera scuola e dell'attigua chiesa di San Rocco. Si offrì nel novembre 1577 di eseguire i lavori al prezzo di 100 ducati all'anno, tre quadri in scadenza ogni anno. Tale proposta fu accolta e puntualmente esaudita, la sola morte del pittore impedì l'esecuzione di alcuni soggetti del soffitto. L'intera somma pagata per la scuola fu di 2447 ducati. Tralasciando alcune rappresentazioni minori, la scuola e la chiesa contengono cinquantadue dipinti memorabili, che possono essere descritti come vasti schizzi suggestivi, con la maestria, ma non la deliberata precisione, di quadri finiti, e adatti ad essere guardati in un buio mezzo- leggero. Adam e Eve, il Visitazione, il Adorazione dei Magi, il Strage degli innocenti, il agonia in giardino, Cristo davanti a Pilato, Cristo che porta la sua croce, e (questo solo essendo stato guastato dalla restaurazione) il Assunzione della Vergine sono esempi di spicco nella scuola in chiesa, Cristo che guarisce il paralitico.

Fu probabilmente nel 1560, anno in cui iniziò a lavorare nella Scuola di S. Rocco, che Tintoretto iniziò i suoi numerosi dipinti nel palazzo ducale e vi eseguì poi un ritratto del doge Girolamo Priuli. Altre opere andate distrutte nel grande incendio del 1577 si succedettero— Scomunica di Federico Barbarossa da parte di papa Alessandro III e il Vittoria di Lepanto.


Notizie di storia dell'arte

Venezia celebra uno dei suoi figli più famosi, il grande pittore Jacopo Tintoretto, nato 500 anni fa, con una serie di mostre eccezionali: a Palazzo Ducale, alle Gallerie dell'Accademia, a Scuola Grande San Rocco e a Scuola Grande San Marco- dal 6 settembre 2018 al 6 gennaio 2019.


La Scuola Grande San Marco fu sede di una potente organizzazione laica benevola, che nel corso dei secoli accumulò una sorprendente collezione d'arte. Oggi questo magnifico edificio del primo Rinascimento, a 10 minuti a piedi da Piazza San Marco, è la sede del maggiore ospedale di Venezia, e non dovresti perderlo!

L'elegante facciata, una delle nostre preferite a Venezia, è stata recentemente restaurata da Salva Venezia, organizzazione americana attiva a Venezia dal 1971. Save Venice sta inoltre restaurando una mole di tele di Jacopo e Domenico Tintoretto, padre e figlio, tra cui alcune opere appartenenti alla stessa Scuola Grande San Marco.

ARTE, FEDE & MEDICINA NELLA VENEZIA DEL TINTORETTO si concentra sulle funzioni della Scuola Grande (attiva dal XIV secolo fino alla soppressione napoleonica), i cui membri, ricchi e poveri, ebbero un ruolo attivo nella vita sociale, religiosa, medica e artistica di Venezia. Sfrutta anche la raccolta unica di testi medici (8.000 libri) posseduta dall'Ospedale stesso.

Jacopo e Domenico Tintoretto lavorarono per il sodalizio, patrocinati da alcuni dei suoi membri più facoltosi e illustri. Tre capolavori di Jacopo Tintoretto, che illustrano i miracoli di San Marco, furono ordinati e pagati da Tommaso Rangone, medico e astrologo, a capo della Scuola dal 1562.

La storia Anello di San Marco, preziosa reliquia acquisita dalla confraternita nel 1509 e perduta – fu rubata! – nel 1575, incarna la credenza popolare nel potere curativo delle reliquie e testimonia la persistenza della superstizione e della fede religiosa in una città dove le conoscenze mediche e scientifiche si stavano sviluppando rapidamente.
Ricordiamo che l'Università di Padova fu assorbita da Venezia nel 1405. Lo Studium padovano, fondato nel 1222, divenne, sotto le istituzioni veneziane, la più importante scuola medica del XVI secolo. Le opere anatomiche di Acquapendente, Vesalio, Fallopio, hanno cambiato per sempre la storia della medicina.

La stessa Venezia non ebbe università fino alla seconda metà dell'Ottocento, diede però un enorme contributo al mondo medico e scientifico grazie alla sua intensa attività tipografica, che ebbe un precoce avvio grazie ai numerosi tipografi tedeschi presenti in città, e alla vitalità delle sue attività commerciali cosmopolite.

All'illustrazione dei testi medici hanno contribuito pittori, incisori, editori. L'importanza di acquisire la massima accuratezza nella rappresentazione del corpo umano, con tutti i suoi strati di dettagli anatomici, implica uno sforzo comune nelle botteghe degli artisti e degli artigiani per ottenere i migliori risultati possibili.

Oltre all'anatomia umana, disegnatori e incisori sono stati invitati a rappresentare in dettaglio gli strumenti chirurgici, le prime protesi, e tutto ciò che potrebbe interessare la pratica medico-chirurgica.

Un altro motivo per cui Venezia era così coinvolta negli studi medici era la lotta contro epidemie di peste. Se da un lato i governanti della città erano molto pragmatici, inventando la quarantena e il lazzaretto, dall'altro si riteneva fondamentale anche il culto dei santi e l'invocazione dell'aiuto divino,

Sia Jacopo che Domenico Tintoretto furono coinvolti nella lotta ‘spirituale’ contro la terribile malattia, che era tipicamente considerata una punizione divina. La mostra espone un'enorme tela processionale di Domenico Tintoretto, recentemente restaurata da Save Venice per l'occasione, utilizzata durante la peste del 1630-1631.

L'esposizione si articola in sette sezioni: raccontando la storia della Scuola Grande San Marco e i suoi compiti medico-spirituali ricostruendo l'originaria esposizione delle opere prima della soppressione napoleonica inquadrando la figura troppo ambiziosa del dottor Tommaso Rangone alle prese con il 1630/ 31 peste e la pittura processionale di Domenico Tintoretto incentrata sull'importanza degli studi anatomici nell'arte e nella scienza di quei giorni presentando un video sulle vicissitudini dell'anello miracoloso di San Marco che mostra alcune sorprendenti novità chirurgiche dell'epoca.

Didascalia: Arte, fede e medicina nella Venezia del TINTORETTO
Autore: Matino, G. C. Klesinec
Prezzo: $ 37,50
ISBN: 9788831729475


Descrizione: Venezia: Marsilio, 2018. 28cm., pbk., 144pp. illus. Mostra tenutasi a Palazzo Ducale, Venezia

Riassunto: La mostra esplora la rappresentazione del corpo umano nelle tradizioni artistiche e mediche e definisce il loro ruolo nella cultura rinascimentale. La Scuola Grande di San Marco offre lo scenario perfetto per la presentazione del rapporto tra arte e medicina, studi anatomici e credenze religiose, documenti d'archivio disegni, codici miniati, libri rari, stampe, medaglie, disegni e dipinti. Il catalogo prende in esame temi quali l'assistenza medica ai fratelli poveri della Scuola come mezzo di purificazione spirituale e la figura di Tommaso Rangone come medico e patrono di Tintoretto.

Contenuti: Investimento in beneficenza - Le attività assistenziali della Scuola Grande di San Marco nel Cinquecento, Paola Benussi Tommaso Giannotti Rangone, Una vita modellata sui libri e sull'arte (non solo medica), Sabrina Minuzzi 'Quando la maestà di Dio flagella pubblicamente un popolo ' - Combattere la peste nella Venezia del Cinquecento, Michelle Laughran Domenico Tintoretto e la peste del 1630-31, Jennifer Gear Animating the Body - The Roles and Reasons for Anatomical Study in the Renaissance, Cynthia Klestinec Il disegno dal vero di Domenico Tintoretto - Anatomia di un'artista Riforma, Gabriele Matino Mani apprese - Competenze, esperienze e saperi nella chirurgia del Cinquecento, Paola Savoia Anatomie libresche, Il manuale medico nel primo secolo della stampa, Ilaria Andreoli.


Guarda il video: 3 MINUTI UNOPERA - Jacopo Robusti detto il Tintoretto, Il miracolo dello schiavo 1547-1548 (Giugno 2022).