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Allevamento di schiavi

Allevamento di schiavi

Gad Heuman e James Walvin, gli autori di Famiglia, genere e comunità (2003), hanno sottolineato: "I modelli delle migrazioni e degli insediamenti forzati africani erano fondamentali per lo sviluppo della famiglia e della società degli schiavi. In un mondo in cui gli uomini africani erano più numerosi delle donne africane, non sorprende che la riproduzione degli schiavi fosse bassa. Comprensibilmente, anche , queste donne portarono nelle Americhe le abitudini culturali delle loro terre d'origine, in questo caso, soprattutto, abitudini di allattamento al seno prolungate che inibivano il concepimento che, insieme all'elevata mortalità infantile tra le schiave africane, assicuravano un tasso molto basso di riproduzione schiava Laddove gli africani importati dominavano una società locale di schiavi, le donne schiave semplicemente non davano alla luce il numero di bambini necessario per mantenere, e ancor meno per aumentare, la popolazione schiava locale”.

Il tasso di mortalità tra gli schiavi era alto. Per sostituire le loro perdite, i proprietari delle piantagioni incoraggiarono gli schiavi ad avere figli. Per incoraggiare la procreazione, alcuni proprietari della popolazione promisero alle donne schiave la loro libertà dopo aver prodotto quindici figli.

Charles Ball, uno schiavo del Maryland, ha commentato un mercato di schiavi che vendeva schiave incinte. "Lo straniero, che era una figura magra, segnata dalle intemperie e bruciata dal sole, ha poi detto che voleva un paio di femmine riproduttrici e avrebbe dato per loro tanto quanto avrebbero portato in Georgia. Poi ha camminato lungo la nostra linea, mentre noi Stavamo incatenati insieme e ci guardava tutti insieme, poi rivolgendosi alle donne, domandò il prezzo delle due donne incinte. Il nostro padrone rispose che erano due delle migliori schiave di tutto il Maryland - quella aveva vent'anni - due, e l'altra solo diciannove - che la prima era già madre di sette figli, e l'altra di quattro - che aveva visto lui stesso i bambini quando comprò le loro madri - e che tali ragazze sarebbero state a buon mercato a mille dollari ciascuno; ma poiché non erano in grado di tenere il passo con la banda, avrebbe preso milleduecento dollari per i due."

Le giovani donne venivano spesso pubblicizzate per la vendita come "buoni riproduttori". Per incoraggiare la procreazione, alcuni proprietari della popolazione promisero alle donne schiave la loro libertà dopo aver prodotto quindici figli. Un commerciante di schiavi della Virginia si è vantato che le sue politiche di allevamento di successo gli hanno permesso di vendere 6.000 bambini schiavi all'anno.

È stato affermato che i proprietari delle piantagioni erano spesso i padri dei bambini schiavi. Harriet Jacobs, una schiava domestica a Edenton, nella Carolina del Nord, ha affermato che quando raggiunse l'età di quindici anni, il suo padrone, il dottor James Norcom, tentò di fare sesso con lei: "Il mio padrone, il dottor Norcom, iniziò a sussurrare parole volgari in il mio orecchio. Giovane com'ero, non potevo ignorare la loro importanza. Ho cercato di trattarli con indifferenza o disprezzo. L'età del maestro, la mia estrema giovinezza e il timore che la sua condotta sarebbe stata segnalata a mia nonna, lo hanno reso sopportare questo trattamento per molti mesi. Era un uomo astuto e ricorreva a molti mezzi per raggiungere i suoi scopi. A volte aveva modi tempestosi e terrificanti, che facevano tremare le sue vittime, a volte assumeva una gentilezza che pensava dovesse sicuramente sottomettere. i due, preferivo i suoi umori burrascosi, anche se mi lasciavano tremante." Molti dei giovani schiavi cedettero alle sue richieste. Harriet sottolinea nella sua autobiografia: "Il mio padrone era, per quanto ne so, il padre di undici schiavi".

Olaudah Equiano fu uno schiavo che assistette agli stupri delle schiave: "Mentre ero così impiegato dal mio padrone, sono stato spesso testimone di crudeltà di ogni genere, che venivano esercitate sui miei infelici compagni di schiavitù. Avevo spesso carichi diversi di nuovi negri affidati alle mie cure per la vendita; ed era quasi una pratica costante con i nostri impiegati, e altri bianchi, commettere violente depredazioni sulla castità delle schiave; e questi fui, sebbene con riluttanza, obbligato a sottomettermi a tutte le volte, non potendo aiutarli. Quando abbiamo avuto alcuni di questi schiavi a bordo delle navi del mio padrone, per portarli in altre isole, o in America, ho saputo che i nostri compagni commettevano questi atti nel modo più vergognoso, con disgrazia, non solo di cristiani, ma di uomini. Li ho anche conosciuti per gratificare la loro brutale passione con femmine di meno di dieci anni". Henry Bibb, uno schiavo della contea di Shelby, Kentucky, ha affermato: "La moglie di un povero schiavo non può mai essere fedele a suo marito contrariamente alla volontà del suo padrone. Non può essere né pura né virtuosa, contrariamente alla volontà del suo padrone. Non osa rifiutare di essere ridotta in stato di adulterio per volontà del suo padrone".

Verso l'alba abbiamo ripreso la marcia sulla strada per la Columbia, come ci era stato detto. Finora il nostro padrone non si era offerto di vendere nessuno di noi, e si era persino rifiutato di fermarsi a parlare con nessuno dell'argomento della nostra vendita, sebbene fosse stato più volte richiamato su questo punto, prima che raggiungessimo Lancaster; ma subito dopo che siamo partiti da questo villaggio, siamo stati raggiunti per strada da un uomo a cavallo, che si è avvicinato al nostro autista chiedendogli se i suoi negri erano in vendita. Quest'ultimo ha risposto che credeva di non venderne ancora, poiché era in viaggio per la Georgia, e il cotone essendo ormai molto richiesto, si aspettava di ottenere prezzi alti per noi da persone che si sarebbero accontentate del nuovo acquisto . Tuttavia, contrariamente alla sua abitudine, ci ordinò di fermarci e disse allo straniero che poteva guardarci e che ci avrebbe trovato tante belle mani come quelle mai importate nel paese - che eravamo tutti una proprietà di prim'ordine. , e non aveva dubbi che avrebbe comandato i suoi prezzi in Georgia.

Lo straniero, che era una figura magra, segnata dalle intemperie e bruciata dal sole, disse allora che voleva un paio di femmine riproduttrici e avrebbe dato per loro tanto quanto avrebbero portato in Georgia. Il nostro padrone rispose che queste erano due delle migliori schiave di tutto il Maryland - quella aveva ventidue anni e l'altra solo diciannove - che la prima era già madre di sette figli, e l'altra di quattro - che lui aveva visto lui stesso i bambini quando aveva comprato le loro madri - e che ragazze del genere sarebbero costate mille dollari l'una; ma poiché non erano in grado di tenere il passo con la banda, avrebbe preso milleduecento dollari per i due.

Mentre ero così impiegato dal mio padrone, sono stato spesso testimone di crudeltà di ogni genere, che sono state esercitate sui miei infelici compagni di schiavitù. Li ho conosciuti anche per gratificare la loro brutale passione con femmine di meno di dieci anni; e queste abominazioni, alcune delle quali praticate a tal scandaloso eccesso, che uno de' nostri capitani congedò il primo ufficiale e altri per questo. Eppure a Montserrat ho visto un negro piantato a terra con un paletto e tagliato in modo sbalorditivo, e poi le sue orecchie tagliate a poco a poco, perché era stato messo in relazione con una donna bianca, che era una comune prostituta. Come se non fosse un crimine nei bianchi derubare un'innocente ragazza africana della sua virtù, ma più atroce in un uomo nero solo per gratificare una passione della natura, dove la tentazione era offerta da uno di un colore diverso, sebbene il più abbandonato donna della sua specie.

La moglie di un povero schiavo non può mai essere fedele al marito contrariamente alla volontà del suo padrone. Non osa rifiutarsi di essere ridotta in stato di adulterio per volere del suo padrone.

Ma ora entravo nel mio quindicesimo anno - un'epoca triste nella vita di una schiava. Il mio padrone, il dottor Dei due, preferivo i suoi umori burrascosi, anche se mi lasciavano tremante.

Ha fatto del suo meglio per corrompere i principi puri che mia nonna aveva instillato. Ha popolato la mia giovane mente di immagini impure, come solo un mostro vile potrebbe pensare. Mi voltai da lui con disgusto e odio. Ma era il mio padrone. Sono stato costretto a vivere sotto lo stesso tetto con lui, dove ho visto un uomo di quarant'anni più vecchio di me che ogni giorno violava i più sacri comandamenti della natura. Mi disse che ero sua proprietà; che devo essere soggetto alla sua volontà in tutte le cose. La mia anima si ribellò alla meschina tirannia. Ma a chi potrei rivolgermi per proteggermi? Non importa se la schiava è nera come l'ebano o bella come la sua padrona. In entrambi i casi, non c'è ombra di legge che la protegga dall'insulto, dalla violenza e perfino dalla morte; tutti questi sono inflitti da demoni che portano la forma di uomini.

L'amante, che dovrebbe proteggere la vittima indifesa, non ha nei suoi confronti altri sentimenti che quelli di gelosia e di rabbia. Anche la bambina, che è abituata a servire la sua padrona e i suoi figli, imparerà, prima di aver compiuto dodici anni, perché la sua padrona odia il tale tra gli schiavi. Forse la stessa madre del bambino è tra quelle odiate. Ascolta i violenti scoppi di gelosia e non può fare a meno di capire quale sia la causa. Diventerà prematuramente consapevole delle cose malvagie. Presto imparerà a tremare quando sente i passi del suo padrone. Sarà costretta a rendersi conto che non è più una bambina. Se Dio le ha donato la bellezza, si dimostrerà la sua più grande maledizione. Ciò che suscita ammirazione nella donna bianca non fa che accelerare la degradazione della schiava. So che alcuni sono troppo brutalizzati dalla schiavitù per sentire l'umiliazione della loro posizione; ma molti schiavi lo sentono più acutamente e si allontanano dal ricordo di esso. Non posso dire quanto ho sofferto in presenza di questi torti, né come sono ancora addolorato per la retrospettiva.

Il mio padrone mi incontrava ad ogni angolo, ricordandomi che appartenevo a lui e giurando per il cielo e la terra che mi avrebbe costretto a sottomettermi a lui. Se uscivo a prendere una boccata d'aria, dopo una giornata di instancabile fatica, i suoi passi mi perseguitavano. Se mi inginocchiavo presso la tomba di mia madre, la sua ombra oscura cadeva su di me anche lì. Il cuore leggero che la natura mi aveva donato si fece carico di tristi presentimenti. Gli altri schiavi nella casa del mio padrone notarono il cambiamento. Molti di loro mi compativano; ma nessuno osava chiederne la causa. Non avevano bisogno di informarsi. Conoscevano troppo bene le pratiche colpevoli sotto quel tetto; ed erano consapevoli che parlarne era un'offesa che non restava mai impunita.

Desideravo ardentemente qualcuno con cui confidarmi. Avrei dato il mondo per aver posato la testa sul seno fedele di mia nonna e raccontarle tutti i miei guai. Ma il dottor Norcom ha giurato che mi avrebbe ucciso, se non fossi stato silenzioso come la tomba. Poi, sebbene mia nonna fosse tutto sommato per me, la temevo oltre che l'amavo. Ero abituato a guardarla con un rispetto che rasentava la soggezione. Ero molto giovane e mi sentivo vergognoso a

Molte donne di colore hanno figli dagli uomini bianchi. Lei sa meglio che non fare quello che dice. Non ne ho avuto molto finché gli uomini della Carolina del Sud non sono venuti qui e si sono stabiliti e hanno portato gli schiavi. Poi prendono loro gli stessi bambini che hanno il loro sangue e li rendono schiavi. Se la signora lo scopre, solleverà la rivoluzione. Ma difficilmente lo scopre. Gli uomini bianchi non volevano dirlo e le donne ****** avevano sempre paura di farlo. Quindi continuano a sperare che le cose non vadano sempre così.

I modelli delle migrazioni e degli insediamenti forzati africani erano fondamentali per lo sviluppo della famiglia e della società degli schiavi. Laddove gli africani importati dominavano una società locale di schiavi, le donne schiave semplicemente non davano alla luce il numero di bambini necessario per mantenere, e ancor meno per aumentare, la popolazione schiava locale.

Il numero degli schiavi poteva essere mantenuto solo da ulteriori importazioni di africani. Da una regione all'altra (Nord America, Brasile, Indie Occidentali) i primi giorni delle società locali di schiavi furono caratterizzati da un predominio dei maschi, dall'incapacità delle donne locali di riprodursi "normalmente" e dalla continua dipendenza dagli africani importati. I proprietari di schiavi ovunque riconobbero il problema. Sembrava che il lavoro degli schiavi potesse essere mantenuto solo attraverso la tratta atlantica degli schiavi, da qui il potente sostegno plantocratico e metropolitano per quel commercio e un ostinato rifiuto di contemplare l'abolizione...

Le società di schiavi dei coloni erano dominate dagli uomini. Non sorprende che gli schiavi locali si lamentassero dell'assenza di donne e la vita fosse segnata da inevitabili controversie sull'accesso a loro. Fin dall'inizio era ovvio che gli schiavi erano più felici in un ambiente domestico stabile, ma tale stabilità era praticamente impossibile nei giorni aspri e selvaggi dell'insediamento di frontiera. Tuttavia, le cose cambiarono: i piantatori si resero conto che i loro interessi erano serviti al meglio promuovendo la felicità domestica degli schiavi, ma si interessarono poco alla famiglia degli schiavi fino a un periodo piuttosto avanzato della storia della schiavitù. Man mano che diventavano disponibili più donne, gli schiavi si aspettavano che i loro proprietari consentissero loro di vivere insieme in qualsiasi unione formassero o che permettessero loro di visitarsi l'un l'altro quando erano separati. Col tempo, i primi alloggi comunali (caserme, per esempio) hanno lasciato il posto a cabine individuali per schiavi, e poiché le donne sono diventate meno scarse, le unità familiari si sono evolute tra gli schiavi.


Allevamento di schiavi nel sud

Una difesa popolare degli stati schiavisti meridionali da parte dei neoconfederati è che il nord era responsabile di tutto il commercio degli schiavi, e in particolare dell'importazione di schiavi dalle loro terre native, e gli stati del sud erano contrari all'importazione di schiavi. Questo è parzialmente vero, e non sono interessato a difendere il record del nord sulle relazioni razziali in quanto è piuttosto abominevole. Ma non è stata la gentilezza a motivare la maggior parte dell'opposizione del sud alle navi negriere. Era un'obiezione interessata alla concorrenza: molti degli stati schiavisti si occupavano di allevare esseri umani.

Nei 30 anni che hanno preceduto la guerra civile, gli stati dell'alto sud iniziarono ad allevare schiavi per l'esportazione. Prima di allora c'erano state alcune preoccupazioni morali sull'allevamento di esseri umani come bestiame, anche tra coloro che possedevano esseri umani come se fossero bestiame. Non sono sicuro di quali ragioni sociali e culturali abbiano eroso queste preoccupazioni morali. Forse il continuo possesso di altri esseri umani basato esclusivamente sul loro colore ha agito come un acido corrosivo dal punto di vista morale di coloro che professavano una posizione di superiorità basata interamente sul colore della pelle. Forse le teorie di Darwin hanno abbattuto l'ultima barriera nella mente di un proprietario di schiavi tra gli esseri umani che "possedeva" e il bestiame che possedeva. O forse era puramente economica, una questione di domanda e offerta. Gli stati di allevamento degli schiavi avevano più schiavi dell'agricoltura. Gli stati acquirenti di schiavi avevano più buoni terreni agricoli e meno schiavi (in parte a causa della morte per superlavoro).

“The Virginia Times (un settimanale, pubblicato a Wheeling, Virginia) stima, nel 1836, il numero di schiavi esportati per la vendita da quello stato solo, durante i 󈧐 mesi precedenti,’ a quarantamila, l'aggregato il cui valore è calcolato in ventiquattro milioni di dollari. Considerando per la Virginia la metà dell'intera esportazione durante il periodo in questione, abbiamo la somma di ottantamila schiavi esportati in un solo anno dagli stati di allevamento. Maryland si colloca accanto alla Virginia in termini di numeri, la Carolina del Nord segue il Maryland, il Kentucky la Carolina del Nord, poi il Tennessee e il Delaware. Il corriere Natchez (Mississippi) dice ‘che gli Stati della Louisiana, del Mississippi, dell'Alabama e dell'Arkansas, importarono duecentocinquantamila schiavi dagli stati più settentrionali nell'anno 1836.”

Da un altro numero del Virginia Times:

Abbiamo sentito uomini intelligenti stimare che il numero di schiavi esportati dalla Virginia, negli ultimi dodici mesi, a centoventimila, ciascuno schiavo in media almeno seicento dollari, per un totale di settantadue milioni di dollari. Del numero degli schiavi esportati, non più di un terzo è stato venduto, gli altri essendo stati portati dai loro padroni, che li hanno allontanati.”

Da un documento del Mississippi del 1837:

“così grande è stato il ritorno del lavoro degli schiavi, che gli acquisti da parte dell'Alabama di quella specie di proprietà da altri stati, dal 1833, sono ammontati a circa dieci milioni di dollari all'anno.”

Ci fu un tentativo nella legislatura della Virginia di liberare gli schiavi diversi anni prima della guerra civile. È stato sorprendentemente vicino al passaggio, ma purtroppo è stato bloccato, in gran parte dagli sforzi di un Professor Dew, che ha detto:

Lasciando un pieno equivalente al posto dello schiavo (il denaro d'acquisto), questa emigrazione diventa un vantaggio per lo stato, e non frena la popolazione nera quanto a prima vista si potrebbe immaginare perché fornisce ogni incentivo al padrone di occuparsi dei negri, di incoraggiare l'allevamento e di far crescere il maggior numero possibile di negri. La Virginia è, infatti, uno stato di allevamento di negri per gli altri stati.

Mr. Goode di VA, in un discorso davanti alla legislatura di VA nel gennaio del 1832:

“La superiore utilità degli schiavi del Sud costituirà una richiesta efficace, che li allontanerà dai nostri limiti. Li manderemo dal nostro Stato, perché sarà nostro interesse farlo. Ma i signori sono allarmati che i mercati di altri stati siano chiusi contro l'introduzione dei nostri schiavi. Signore, la domanda di lavoro in schiavitù deve aumentare
La risposta del Sud a questo "bisogno" è stata quella di insistere per rompere ogni tentativo di compromesso e aprire i territori agli schiavi - infatti, le sue parole successive riguardavano l'acquisizione del territorio del Texas come stato schiavista perché poi il valore economico di questo 'prodotto' risorgerebbe.

Il giudice Upshur nel 1829 dibattiti della convenzione VA ha detto che

“Il valore degli schiavi come articolo di proprietà dipende molto dallo stato del mercato estero. In questa prospettiva, è il valore della terra _all'estero_, e non qui, che fornisce il rapporto. Niente è più fluttuante del valore degli schiavi. Un'ultima legge della Louisiana ridusse il loro valore del venticinque per cento in due ore dopo che il suo passaggio era noto.

Dal solo porto di Baltimora, in un periodo di due anni, sono stati spediti 1.033 schiavi al mercato meridionale, secondo il rapporto del doganiere.

È anche comune per i neoconfederati insistere sul fatto che i processi di schiavitù siano sopravvalutati. Tuttavia, per quanto riguarda la morte per superlavoro nella popolazione schiava:

La Società Agricola di Baton Rouge, LA, in un rapporto pubblicato nel 1829, suggerisce che, inclusa nei costi di gestione di una proprietà di zucchero ‘ben regolamentata’, la perdita netta annuale di schiavi al di sopra dell'offerta per propagazione è del 2,5%. Il signor Samuel Blackwell, proprietario americano di uno zuccherificio in Inghilterra, visitava spesso le piantagioni che lo rifornivano. Affermava spesso che i piantatori gli dicevano che durante la stagione della lavorazione dello zucchero gli schiavi lavoravano così duramente che li consumava in sette o otto anni. Il signor Dickinson, in compagnia di numerosi proprietari di piantagioni, dichiarò che i piantatori di zucchero di La ritenevano che fosse così costoso mantenere abbastanza schiavi tutto l'anno per svolgere il lavoro durante la stagione dello zucchero che era più redditizio usare meno mani e sacrificare il paio di mani occasionali. I viaggi nel sud-ovest del professor Ingraham hanno documentato il lavoro degli schiavi nelle piantagioni di zucchero. Hanno lavorato, ha detto, dalle 18 alle 20 ore, per tre mesi, senza pause per il sabato o considerazione se fosse giorno o notte.

Questa "situazione" è stata risolta solo attraverso l'importazione di nuovi schiavi dagli stati di allevamento degli schiavi, quindi l'allevamento di schiavi da parte degli stati dell'alto sud era vantaggioso per gli stati di allevamento degli schiavi del sud del basso.

Schiavitù americana così com'è: testimonianza di mille testimoni
Da American Anti-Slavery Society, Theodore Dwight Weld

Questo è online su Googlebooks. American Slavery As It Is: Testimony of a Thousand Witnesses è disponibile anche per Kindle, ma attualmente non è gratuito:

Chiave della capanna dello zio Tom, di Harriet Beecher Stow. Ha scritto questo per condividere le fonti che ha usato come base per molti degli eventi e delle situazioni nella capanna dello zio Tom.
La capanna dello zio Tom e la chiave della capanna dello zio Tom di Harriet Beecher Stowe (Halcyon Classics) è disponibile per Kindle, ma non è gratuito.


Allevamento di schiavi

I critici dell'era anteguerra della schiavitù afroamericana accusavano i proprietari di schiavi del sud, in particolare quelli dell'Upper South, di allevare deliberatamente schiavi per il mercato. L'accusa era spesso intesa a suscitare indignazione per l'etica dei proprietari di schiavi, ma serviva anche a contrastare l'argomento pro-schiavitù spesso ripetuto secondo cui la rapida crescita della popolazione afroamericana dimostrava che gli schiavi venivano trattati umanamente. La risposta dei proprietari di schiavi come gruppo è stata attenuata e mista. Alcuni respinsero amaramente l'accusa, in particolare i feroci paragoni con l'allevamento del bestiame e le accuse di accoppiamenti forzati fatte da alcuni abolizionisti. Ma altri si vantavano privatamente dei loro “allevatori” e del profitto che si sarebbe ricavato dalla vendita degli schiavi.

La valutazione storica della questione è stata difficile. In parte questo è il risultato della natura delle prove primarie. Alcuni studiosi hanno suggerito che molto probabilmente i piantatori non sarebbero stati disposti a tenere registrazioni scritte di tali attività. Inoltre, il tema dell'allevamento degli schiavi ha una capacità quasi unica di suscitare forti emozioni, sentimenti che talvolta hanno interferito con l'oggettività dell'indagine. Le prime storie di schiavitù, ad esempio, furono scritte da coloro che riflettevano le prospettive dei proprietari di schiavi. Molto spesso hanno ignorato la questione dell'allevamento degli schiavi, ma se l'argomento è stato menzionato, questi storici hanno preso la posizione che la pratica non esisteva. Winfield H. Collins, scrivendo nel 1904, fu il primo storico a discutere l'argomento in dettaglio. Respinse l'idea che i piantatori allevassero intenzionalmente schiavi per la vendita. Invece, suggerì che la maggior parte delle vendite di schiavi fosse forzata da esigenze come il fallimento dei proprietari degli schiavi. Collins ha anche presentato un calcolo progettato per dimostrare che allevare schiavi non sarebbe stato un affare redditizio dato il prezzo degli schiavi e il costo del loro mantenimento. Ulrich B. Phillips, lo storico che ha fatto tanto per influenzare la successiva borsa di studio sulla schiavitù, riferì nel 1918 che non riuscì a trovare "nessun briciolo di prova a sostegno" per l'allevamento degli schiavi.

Altri storici, tuttavia, presto presero una visione opposta e le prove che essi accumularono cominciarono gradualmente a stabilire un quadro diverso. Frederic Bancroft, in uno studio ben studiato sul commercio interno degli schiavi, ha accumulato prove tratte in gran parte dai giornali del sud che stabiliscono che i proprietari di schiavi erano molto preoccupati per il numero di bambini nati dai loro schiavi, che attribuivano un alto valore alle donne fertili , e che le madri schiave ricevevano vari incentivi per incoraggiare la riproduzione. In alcuni casi, le donne venivano punite quando non riuscivano a produrre un numero sufficiente di figli. Più di recente, lo storico Kenneth Stampp è giunto alle stesse conclusioni e ha ampliato significativamente le prove attraverso approfondite ricerche sui manoscritti delle piantagioni.

Le storie di schiavitù che riflettevano la prospettiva degli schiavi stessi presentavano la prova che almeno alcuni proprietari di schiavi interferivano attivamente nella vita sessuale dei loro schiavi nell'interesse di aumentare il numero di bambini nati. E. Franklin Frazier, nella sua storia classica di La Famiglia Negra (1948), sosteneva che c'erano in effetti dei padroni che allevavano deliberatamente degli schiavi. Ricerche successive nelle narrazioni degli ex schiavi hanno prodotto testimonianze da un numero significativo di intervistati che le donne schiave erano soggette a matrimoni combinati, accoppiamenti forzati e altre forme di abuso sessuale. Ci sono state segnalazioni dell'uso di schiavi, affittati allo scopo, per ingravidare le schiave. Altri ex schiavi hanno riferito che i proprietari di schiavi offrivano sistematicamente ricompense e minacciavano punizioni nel tentativo di aumentare il tasso di natalità tra le schiave.

Ogni disputa storica che rimane sulla questione non riguarda più l'esistenza dell'allevamento degli schiavi, ma piuttosto la questione del grado. L'allevamento degli schiavi era così comune e così diffuso da avere un impatto significativo sulla redditività della schiavitù? Le pratiche di allevamento hanno influito sul tasso di crescita della popolazione schiava? La maggior parte delle schiave è stata sottoposta ad abusi sessuali sistematici e ripetuti? Sebbene la ricerca su queste domande continui, le risposte hanno cominciato ad emergere nella letteratura accademica.

La ricerca sulla redditività della schiavitù suggerisce che il mercato degli schiavi e la pratica dell'allevamento degli schiavi si inseriscono naturalmente nel contesto del capitalismo americano del XIX secolo. Le piantagioni di schiavi erano aziende, stabilite e riuscite a fare soldi per i loro proprietari. Poiché la crescita della popolazione schiava dell'Alto Sud ha prodotto un surplus di lavoro in quelle regioni, i proprietari che non hanno venduto gli schiavi non necessari hanno visto le loro fortune in declino poiché l'onere di mantenere una forza lavoro più grande di quella ottimale riduceva i loro profitti. Di conseguenza, la maggior parte dei proprietari di schiavi vendeva gli schiavi o acquistava la terra secondo necessità per mantenere un equilibrio efficiente tra l'offerta di lavoro e la terra coltivata. La vendita degli schiavi ha prodotto un sostanziale incremento del reddito, che ha integrato i proventi del tabacco, del cotone e di altre colture.

Lo storico Lewis C. Gray, nella sua monumentale storia dell'agricoltura meridionale, respinse le argomentazioni di Collins secondo cui l'allevamento di schiavi e la successiva vendita erano privi di profitto e sostenne che la fornitura di schiavi era una parte importante dell'economia del sud. I calcoli degli economisti Alfred Conrad e John Meyer negli anni '50 stabilirono che i guadagni generati dalla crescente popolazione di schiavi erano componenti importanti del reddito dei proprietari di schiavi. Infatti, la continua vendita di schiavi da parte di proprietari situati nell'alto Sud si è rivelata necessaria per mantenere la redditività dell'agricoltura schiavista in quelle regioni a livelli paragonabili ai ritorni degli investimenti alternativi. Questi risultati, confermati in numerosi studi sulla redditività della schiavitù, conferiscono un forte elemento di plausibilità all'ipotesi dell'allevamento degli schiavi.

Il termine stesso allevamento di schiavi suggerisce l'interferenza deliberata e di routine dei proprietari nella vita sessuale dei loro schiavi al fine di aumentare il numero di schiavi nati. Alcuni storici economici, tuttavia, hanno sostenuto che la redditività dell'allevamento degli schiavi non implica necessariamente la pratica diffusa dell'allevamento degli schiavi. Senza dubbio molti proprietari di schiavi lasciarono semplicemente che la natura facesse il suo corso e scoprirono di essere soddisfatti dell'aumento dei loro possedimenti di schiavi senza la necessità di ricorrere ad atti palesi di accoppiamento forzato. Stanley L. Engerman ha persino suggerito che una politica di non interferenza avrebbe potuto essere il modo migliore per aumentare il tasso di natalità. In alcune piantagioni potrebbe essere stato così. Su quelli dove non lo era, però, considerazioni economiche avrebbero indotto i padroni a prendere provvedimenti per aumentare la natalità. Per i proprietari situati su terreni più poveri dove la produttività del raccolto era bassa, tali passaggi sarebbero stati una questione di sopravvivenza economica. In tale situazione, le pressioni competitive avrebbero sopraffatto l'influenza restrittiva di considerazioni morali o etiche, escludendo politiche incompatibili con la massima efficienza economica. La domanda quindi diventa se il tasso di natalità complessivo degli schiavi fosse o meno superiore a quello che sarebbe stato se questi proprietari di schiavi non avessero allevato schiavi.

Studi demografici sulla popolazione schiava hanno stabilito che la fertilità delle schiave era straordinariamente alta. Infatti, durante il periodo anteguerra la fertilità degli schiavi era vicina al massimo biologico. Dopo la chiusura della tratta degli schiavi africani nel 1808, la popolazione degli schiavi americani crebbe a un ritmo fenomenale, ben oltre il 2% all'anno. Questo alto tasso di incremento è stato mantenuto nonostante i tassi di mortalità infantile molto elevati.

I meccanismi demografici dell'elevata fertilità sono stati un inizio precoce della gravidanza, brevi intervalli tra le nascite e un basso tasso di assenza di figli. L'età media delle schiave alla nascita del loro primo figlio era relativamente bassa, solo due o tre anni dopo l'inizio della fertilità e circa due anni prima delle donne bianche meridionali. Questi risultati confermano la prova diretta che i proprietari di schiavi incoraggiavano attivamente i matrimoni precoci per le schiave. La distanza tra i bambini era insolitamente breve, forse perché i proprietari di schiavi incoraggiavano lo svezzamento precoce dei bambini per accelerare il ritorno della madre al lavoro nei campi dopo la nascita. Poiché l'allattamento tende a inibire il ritorno della fecondità dopo il parto, queste pratiche dovrebbero aumentare la fertilità. L'evidenza suggerisce anche che i padroni a volte hanno rotto i matrimoni di schiavi che non sono riusciti a produrre figli o hanno costretto nuovi partner a donne senza figli.

Forse la prova più sorprendente dell'allevamento degli schiavi emersa dagli studi demografici riguarda la distribuzione del sesso nelle piantagioni di schiavi. Richard Sutch intraprese uno studio su 2.588 allevamenti di schiavi separati esaminando la distribuzione per età e sesso dei loro possedimenti di schiavi come riportato nel censimento del 1860. Trovò sui possedimenti di schiavi con almeno una donna che il rapporto medio tra donne e uomini superava 1,2. Lo squilibrio tra i sessi era ancora più drammatico negli “stati che vendono”, gli stati dell'alto sud che fornivano schiavi ai nuovi stati del sud e dell'ovest. Lì l'eccedenza delle donne sugli uomini superava il 300 per 1000. Gli uomini scomparsi si trovavano in tenute con un solo schiavo. I rapporti tra i sessi squilibrati suggeriscono che i proprietari di schiavi con grandi possedimenti desiderassero massimizzare il numero di bambini prodotti da un dato numero di adulti. Gli adulti costituivano la forza lavoro disponibile per la produzione agricola (la dimensione della forza lavoro richiesta sarebbe stata determinata dalla quantità di superficie coltivata), ei bambini nati rappresentavano i potenziali guadagni dall'allevamento degli schiavi. Maggiore è il numero di donne nella forza lavoro, maggiore sarebbe il numero potenziale di bambini prodotti in una determinata azienda agricola. Il rapporto massimo tra bambini e adulti è stato raggiunto negli allevamenti in cui le donne erano più numerose degli uomini da due a tre a uno. Negli stati di vendita, il rapporto tra bambini e adulti in tali fattorie superava di oltre un terzo quello negli allevamenti con rapporti tra i sessi equilibrati.

Rapporti tra i sessi squilibrati e alta fertilità, tuttavia, non dimostrano che gli accoppiamenti forzati, più partner sessuali o altre forme di abuso sessuale fossero comuni. Né l'eccedenza delle donne rispetto agli uomini in alcune aziende dimostra che molte donne non avevano relazioni stabili con uomini che consideravano i loro mariti. Le schiave spesso potevano avere mariti che risiedevano nelle fattorie vicine. Studi storici sulla famiglia degli schiavi suggeriscono che mentre le interferenze dirette dal padrone nella famiglia e nella vita sessuale degli schiavi si verificavano con una frequenza allarmante, la maggior parte delle donne schiave tuttavia sfuggiva a tali degradazioni. Ma coloro che sono sfuggiti agli abusi non sono stati affatto lasciati intatti. All slave women lived with the knowledge that what was sometimes forced on others could at any time legally be forced on them. The best insurance against such abuse was for a woman to marry early and to produce many children within that marriage. Most slave women followed this pattern. It resulted in a steady increase in the net worth of their owner as measured either by the size of his slaveholding or by the returns from selling surplus slaves to others.

Ulteriori letture

Bancroft, Frederic. Slave-Trading in the Old South. Baltimore, MD: J.H. Furst Co., 1931 David, Paul E, et al. Reckoning with Slavery: A Critical Study in the Quantitative History of American Negro Slavery. New York: Oxford University Press, 1976 Engerman, Stanley L. and Eugene D. Genovese, eds. Race and Slavery in the Western Hemisphere: Quantitative Studies. Princeton, NJ: Princeton University Press, 1975 Gray, Lewis Cecil. History of Agriculture in the southern United States to 1860. Washington, D.C.: The Carnegie Institution of Washington, 1933.

Citazione MLA

Sutch, Richard C. “Slave Breeding.” The American Mosaic: The African American Experience. ABC-CLIO, 2016. Web. 26 Apr. 2016.


There will be a few years of dumb, painful nonsense. That will last no fewer than three and no more than ten years. Then it will be the time for survival. Once you get to the state of survival, you will then need to organize. The Aryan Rape Gang is the organizational method of this bright new future we are entering.

You need to motivate your crew, and give them a purpose and a moral justification at the same time. You also need to win a race war against the Mexicans after most of your own race has been wiped out because they were too weak to survive a societal collapse. All of these problems find an answer in the rape gang to breeding farm pipeline.

You will first establish safe zones outside of the cities, which are fortified from Mexican incursion. Mexican cartels are primarily going to be concerned with controlling urban environments, where they will be trying to resurrect the technology for their own purposes, but will be using the countryside for farming to feed their people. So, you will have to build your initial fortifications in places that are not easily accessible by truck. This means nothing close to the freeway. You’re going to need your own fields to grow crops and graze your chickens – work that will mostly be done by the sex slaves. Ideally, it should only be accessible by horse. This gives you the ability to defend, and creates a situation where even if they locate you, the Mexicans won’t even bother, initially, unless they find out the raids are coming from your base. They will have helicopters, but they will be very limited, and they will not do nationwide scouring.

You then need to explain to your men that the only way to rebuild is to breed an army to fight the Mexicans, and the only way to do that is to hoard women on the farm and keep them constantly pregnant. Your men will like the idea of having sex with many women, and will appreciate the moral justification. You can of course point them to the Bible verses where women are kidnapped and used as sex slaves to increase the size of the tribe, which will be helpful in guiding them to an understanding of the moral necessity involved.

In actual fact, we’re not going as far as the Bible, which often only allows for virgins to be taken as sex slaves.

We cannot afford to only take virgins. We need all women of breeding age for the breeding farms. Virgins that are found should be reserved for yourself or your top commandants. However, you must not allow the gap between yourself, your top commandants, and your average soldiers to be too large that it looks like you are tyrannical. You should have more than them, as is fitting your position, but not too much more. The prettiness and number of sexual slaves that are given to a man will depend on his contributions to the group.

You will continuously raid the countryside for the remaining women, and bring them to your compound, where they will be distributed among the men.

You should also kidnap male children to use as soldiers in your army. Not Mexican children, of course, but only the whites, as they will remain loyal. In fact, do not even take Mexican females as sex slaves, because whoever fathers their children will want to integrate them, and that mustn’t be allowed. The only race you can have any friendliness towards is some of the blacks, because the overwhelming majority of them will be wiped out in the first wave, and those that survive will be the top intelligent ones. Blacks cannot be trusted, but they do not have a collective racial agenda. So if they want to work on your farm, or join your army, you may choose to allow this, but you cannot mix blood with them.

For the most part, the older parents of the kidnapees, male or female, will agree to let their children go with you, in order that you will provide them with safety from the Mexicans. If the parents are healthy, and you think they can work the farm, then you can bring them as well. But if they are not healthy, you must take the young ones and leave them. You do not need dead weight. You are not a charity, you are a Holy Army battling the abominable hordes. Do not kill the parents out of cruelty, but do not leave without the young ones.

Moral justification will be important. Your men have to feel they are doing the right thing. They will be doing the right thing, of course, but they need to know that. So if you have to do things like leave fat, old people to fend for themselves after you’ve stolen their children, you must remind your men that this is a war that is bigger than any person – even yourself – and it must be won at all costs.

Once men have their multiple wives and infant children to fight for, they will then understand the gravity of the situation. But in the early stages, many white people will die because they feel bad about the things that this new world requires them to do. You cannot let old world sentiment drag you down in the apocalyptic realms of the post-corona universe.

When you run into other communities of surviving whites, you will have to decide if you believe they are going to be able to survive in the war against the Mexicans. If you believe they can survive, you forge an alliance. If you do not believe they can survive, you have to take them over by any means necessary, so that you can take their fertile women and their male children to build your army.

In the early stages of the war, you will not be able to take and hold any city, because the Mexicans, being organized on the drug cartel structure which already exists right now, will be too organized. Even if you are able to overthrow them in a city, and cause a retreat, they will return with superior numbers and firepower. Unlike in the Middle Ages, modern cities are very difficult to fortify.

Also in the early stages, the cold weather will be your friend, and you will likely want to stay above the Mason-Dixon line, or in the mountains.

The push to finally exterminate the Mexicans will not come for decades, and be fought by your children and grandchildren, but always in mind will be the holy war against them, who have stolen our land. That is the organizing principle, which everything is built on: a hatred for the Mexicans and a desire to see them wiped out.

Primarily, you need to incorporate religion into your band, which you will run as a cult. You should fashion yourself as both a preacher and a general.

You also need to be aware that after the initial stages, a centralized authority will be established among white settlements, and you and your people are statistically unlikely to be the leaders of that. You must submit to the greater authority, if it is worthy, while keeping control of your own kingdom.

Additionally, you need to be aware of the faults of reliance on technologies, while also doing your best to maintain technologies. You will not have the ability to create new machines for a very long time, and you need to keep that in mind, and you should learn how to build and use primitive instruments long before your technological instruments fail. The Mexicans have the superior position with regards to the use of primitive technologies for farming, and for war, so you will need to close that gap, while also giving yourself an advantage by maintaining technology as best as you can.

Furthermore, the federal government of the United States will continue to exist in the Northeast, and they may send weapons and technologies to the Mexicans. We should study the Indian wars, as those same dynamics are likely to play out.

Overall, the worst part is going to be the period from now until the federal pullout of the dawn of Wasteland America. Once we’re in the Wasteland, officially, it’s going to be a hard life and many will suffer and die, but at least it will be fun and interesting, and we will finally be at war with Mexico.


Buck Breaking, How African Male Slaves Were Raped

Buck Breaking is a form of sexual abuse which became very popular in the Carribean. It was used by white slave owners as well as merchants. What made Buck Breaking distinct from other punishments was that only male slaves were victims. Let’s go deeper.

African Male Slaves Flogged

What Is Buck Breaking?

According to a user at Urban dictionary, it is “the rape and sodomization of rebellious African slaves in the south of the United States of America”. You can also put it that Buck Breaking is the raping of African male slaves by white slave owners.

Origin Of Buck Breaking

Buck Breaking came to life when African slaves’ rebellions had increased. It first started with the stripping of male slaves and having them flogged while other slaves watched. With time, it graduated into stripping and raping them. This act spared no male, it affected both children and men

At a time, Buck Breaking became so successful that it grew into “sex farms” where male African slaves were bred just for the purpose of being raped by their white masters.

Buck Breaking was done to cripple the ego and strength of the male slaves. Most slaves, after being raped, committed suicide as they could not “live with the shame”. History archives have it that Buck Breaking wasn’t only a white-master-to-African-male-slave thing, most times two or more African male slaves were forced to rape each other.

Buck Breaking was also done in the presence of little male slaves and the male slaves’ families so as to show superiority of the white master over the male slave leader. Buck Breaking crippled most little revolutions as it made slaves weak and less motivated. It broke the spirit of African male slaves and made them feel less masculine. Some records have it that sagging originated from Buck Breaking, slave masters forced male slaves to sag so as to let everyone (including other white slave masters) know they have already been raped. Then, male slaves who sagged wore no pants / boxers so their buttocks stayed out.


March 21, 2012

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I hate liberalism&rsquos language of &ldquochoice.&rdquo I always have. Redolent of the marketplace, it reduces the most intimate aspects of existence, of women&rsquos physical autonomy, to individualistic purchasing preferences. A sex life or a Subaru? A child or a cheeseburger? Life, death or liposuction? In that circumstance, capitalism&rsquos only question is, Who pays and who profits? The state&rsquos only question is, Who regulates and how much? If there is an upside to the right&rsquos latest, seemingly loony and certainly grotesque multi-front assault on women, it is the clarion it sounds to humanists to take the high ground and ditch the anodyne talk of &ldquoa woman&rsquos right to choose&rdquo for the weightier, fundamental assertion of &ldquoa woman&rsquos right to be.&rdquo

That requires that we look to history and the Constitution. I found myself doing that a few weeks back, sitting in the DC living room of Pamela Bridgewater, talking about slavery as the TV news followed the debate over whether the State of Virginia should force a woman to spread her legs and endure a plastic wand shoved into her vagina. Pamela has a lot of titles that, properly, ought to compel me to refer to her now as Professor Bridgewater&mdashlegal scholar, teacher at American University, reproductive rights activist, sex radical&mdashbut she is my friend and sister, and we were two women sitting around talking, so I shall alternate between the familiar and the formal.

&ldquoWhat a spectacle,&rdquo Pamela exclaimed, &ldquoVirginia, the birthplace of the slave breeding industry in America, is debating state-sanctioned rape. Imagine the woman who says No to this as a prerequisite for abortion. Will she be strapped down, her ankles shackled to stir-ups?&rdquo

&ldquoI suspect,&rdquo said I, &ldquothat partisans would say, &lsquoIf she doesn&rsquot agree, she is free to leave.&rsquo&thinsp&rdquo

&ldquoRight, which means she is coerced into childbearing or coerced into taking other measures to terminate her pregnancy, which may or may not be safe. Or she relents and says Yes, and that&rsquos by coercion, too.&rdquo

&ldquoScratch at modern life and there&rsquos a little slave era just below the surface, so we&rsquore right back to your argument.&rdquo

Pamela Bridgewater&rsquos argument, expressed over the past several years in articles and forums, and at the heart of a book in final revision called Breeding a Nation: Reproductive Slavery and the Pursuit of Freedom, presents the most compelling conceptual and constitutional frame I know for considering women&rsquos bodily integrity and defending it from the right.

In brief, her argument rolls out like this. The broad culture tells a standard story of the struggle for reproductive rights, beginning with the flapper, climaxing with the pill, Griswold v. Connecticut and an assumption of privacy rights under the Fourteenth Amendment and concluding with Roe contro Wade. The same culture tells a traditional story of black emancipation, beginning with the Middle Passage, climaxing with Dred Scott, Harpers Ferry and Civil War and concluding with the Thirteenth, Fourteenth and Fifteenth Amendments. Both stories have a postscript&mdasha battle royal between liberation and reaction&mdashbut, as Bridgewater asserts, &ldquoTaken together, these stories have no comprehensive meaning. They tell no collective tale. They create no expectation of sexual freedom and no protection against, or remedy for, reproductive slavery. They exist in separate spheres that is a mistake.&rdquo What unites them but what both leave out, except incidentally, is the experience of black women. Most significantly, they leave out &ldquothe lost chapter of slave breeding.&rdquo

I need to hit the pause button on the argument for a moment, because the considerable scholarship that revisionist historians have done for the past few decades has not filtered into mass consciousness. The mass-culture story of slavery is usually told in terms of economics, labor, color, men. Women outnumbered men in the enslaved population two to one by slavery&rsquos end, but they enter the conventional story mainly under the rubric &ldquofamily,&rdquo or in the cartoon triptych Mammy-Jezebel-Sapphire, or in the figure of Sally Hemmings. Yes, we have come to acknowledge, women were sexually exploited. Yes, many of the founders of this great nation prowled the slave quarters and fathered a nation in the literal as well as figurative sense. Yes, maybe rape was even rampant. That the slave system in the US depended on human beings not just as labor but as reproducible raw material is not part of the story America typically tells itself. That women had a particular currency in this system, prized for their sex or their wombs and often both, and that this uniquely female experience of slavery resonates through history to the present is not generally acknowledged. Even the left, in uncritically reiterating Malcolm X&rsquos distinction between &ldquothe house Negro&rdquo and &ldquothe field Negro,&rdquo erases the female experience, the harrowing reality of the &ldquofavorite&rdquo that Harriet Jacobs describes in Incidents in the Life of a Slave Girl.

We don&rsquot commonly recognize that American slaveholders supported closing the trans-Atlantic slave trade that they did so to protect the domestic market, boosting their own nascent breeding operation. Women were the primary focus: their bodies, their &ldquostock,&rdquo their reproductive capacity, their issue. Planters advertised for them in the same way as they did for breeding cows or mares, in farm magazines and catalogs. They shared tips with one another on how to get maximum value out of their breeders. They sold or lent enslaved men as studs and were known to lock teenage boys and girls together to mate in a kind of bullpen.They propagated new slaves themselves, and allowed their sons to, and had their physicians exploit female anatomy while working to suppress African midwives&rsquo practice in areas of fertility, contraception and abortion.Reproduction and its control became the planters&rsquo prerogative and profit source. Women could try to escape, ingest toxins or jump out a window&mdashabortion by suicide, except it was hardly a sure thing.

This business was not hidden at the time, as Pamela details expansively. And, indeed, there it was, this open secret, embedded in a line from Uncle Tom&rsquos Cabin that my eyes fell upon while we were preparing to arrange books on her new shelves: &ldquo’If we could get a breed of gals that didn’t care, now, for their young uns&hellipwould be &rsquobout the greatest mod&rsquorn improvement I knows on,&rdquo says one slave hunter to another after Eliza makes her dramatic escape, carrying her child over the ice flows.

The foregoing is the merest scaffolding of one of the building blocks of Bridgewater&rsquos argument, which continues thus. &ldquoIf we integrate the lost chapter of slave breeding into those two traditional but separate stories, if we reconcile female slave resistance to coerced breeding as, in part, a struggle for emancipation and, in part, a struggle for reproductive freedom, the two tales become one: a comprehensive narrative that fuses the pursuit of reproductive freedom into the pursuit of civil freedom.&rdquo

Constitutionally, the fundamental civil freedom is enshrined in the Thirteenth Amendment. The amendment&rsquos language is unadorned, so it was left to the political system to sort out what the abolition of slavery meant in all particulars. In a series of successive legal cases, the courts ruled that in prohibiting slavery the amendment also prohibits what the judiciary called its &ldquobadges and incidents,&rdquo and recognized Congress&rsquos power &ldquoto pass all laws necessary and proper for abolishing all [of those] in the United States.&rdquo

Bridgewater argues that because slavery depended on the slaveholder&rsquos right to control the bodies and reproductive capacities of enslaved women, coerced reproduction was as basic to the institution as forced labor. At the very least it qualifies among those badges and incidents, certainly as much as the inability to make contracts. Therefore, sexual and reproductive freedom is not simply a matter of privacy it is fundamental to our and the law&rsquos understanding of human autonomy and liberty. And so constraints on that freedom are not simply unconstitutional they effectively reinstitute slavery.

The courts and Congress of the nineteenth century understood contracts, and even a little bit about labor. Women they understood wholly by their sex and wombs, and those they regarded as the property of husbands once owners exited the stage. It is not our fate to live with their failings. It is not our fate to live with the failure of later courts to apply the Thirteenth Amendment to claims for sexual and reproductive freedom or even to consider the historical context out of which the Fourteenth Amendment also emerged. It is not our fate, in other words, to confine ourselves to the pinched language of choice or even of privacy&mdashor to the partial, white-centric history of women&rsquos struggle for reproductive rights.

Since that conversation in Pamela&rsquos living room, the anti-woman spring offensive has come on in full. Virginia lawmakers ended up imposing a standard ultrasound mandate rather than the &ldquotransvaginal&rdquo version, one of at least ninety-two new regulations or restrictions that states have imposed on abortion since 2011, and one of at least 155 introduced in state legislatures since the start of the year. Rush Limbaugh revealed himself to be astoundingly ignorant of female sexuality. Rick Santorum demonstrated many times over that, for him, no idea in &ldquothe sexual realm&rdquo is too outlandish. They and their anti-woman allies have lobbed so many bombs it&rsquos easy to get distracted, to assume a posture of defensive, and sometimes politically dicey, defense: but no federal money pays for abortion women who delay child-bearing are more productive the Pill eases painful periods most of what Planned Parenthood does has nothing to do with abortion contraceptives help against rheumatoid arthritis Mrs. Santorum might have died under the fetal personhood platforms her husband touts Sandra Fluke is not a slut&hellip

What of it if she were? By any other name, ain&rsquot she a woman? A human being? The descendants of slave masters have no more right to control her sexuality and reproductive organs, to deny her self-determination, than did their predecessors. Mother or slut, prostitute or daughter, law student or lazybones who just wants to have sex all day, she is heir in her person to a promise of universal freedom, one that does not make such distinctions but that recognizes an individual&rsquos right to her life, her labor, her body and self-possession all as one. Forget trying to shut up a gasbag on the radio there is a basic constitutional liberty to uphold.

The preachers and lay men and women now raising the &ldquopersonhood&rdquo banner for their side have taken to calling the fetus and fertilized egg the new slave, and the movement for their legal personhood the new civil rights movement. The director of Personhood Florida compares himself to William Wilberforce, the nineteenth-century English abolitionist. A Catholic priest posting on Planned Parenthood&rsquos &ldquoI Have a Say&rdquo video thread likens defenders of women&rsquos bodily autonomy to slave traders. On their blogs and other propaganda the foot soldiers of this movement call Roe contro Wade a latter-day Dred Scott decision they invoke the Thirteenth Amendment and vow to fulfill its promise.

These people are not stupid, and some are sincere, but they are wrong. They pervert morality and history in the guise of honoring both, and thing-ify women according to the logic of our cruelest past. There is another logic, and it calls us to complete the unfinished business of emancipation.

JoAnn Wypijewski JoAnn Wypijewski is author of What We Don’t Talk About When We Talk About #MeToo: Essays on Sex, Authority and the Mess of Life, just out now from Verso.


Myth: In 17th century Barbados (and elsewhere) Planters forcibly bred female Irish servants with male African slaves. This practice was so widespread that it had to be banned as it was impacting on the profits made by slave trading companies.

“White woman in particular were singled out for this punishment in the fields. Sometimes, to satisfy a perverted craving, the mulatto drivers forced the women to strip naked before commencing the flogging…[. ]..while the women were weeding in the fields in that condition, the drivers often satisfied their lust by taking them from the rear.” — Sean O’Callaghan, To Hell or Barbados: the Ethnic Cleansing of Ireland (2000)

“Some of the physically larger blacks were made guards and were given certain privileges, namely Irish women. There had been several Irish killed trying to protect the Irish women from being assaulted by these savage blacks.” — Lawrence R. Kelleher, To shed a tear — A story of Irish slavery in the British West Indies (2001), 73

“The settlers began to breed Irish women and girls with African men to produce slaves with a distinct complexion. These new “mulatto” slaves brought a higher price than Irish livestock and, likewise, enabled the settlers to save money rather than purchase new African slaves. This practice of interbreeding Irish females with African men went on for several decades and was so widespread that, in 1681, legislation was passed “forbidding the practice of mating Irish slave women to African slave men for the purpose of producing slaves for sale.” In short, it was stopped only because it interfered with the profits of a large slave transport company.” — John Martin, The Irish Slave Trade — the Forgotten “White” Slaves (2008), GlobalResearch.ca

“This African would serve as a stud for the inexpensive Irish women slaves…[these breeding programs were stopped] because it was reducing the profits of the Royal African Company…[but] due to the profitability of these breeding programs the practice continued until well after the end of Ireland’s “Potato Famine”. — Guy Nixon, Slavery in the West: The Untold Story of the Slavery of Native Americans in the West (2011), 12

“Female Irish slaves were raped by their owners and bred to male African slaves to produce offspring who would grow into big, strong, mulatto slaves.”
Maggie Plummer, author of Spirited Away — A Novel of the Stolen Irish,
Lake County writer examines Irish enslavement in historical novel, The Missoulian (2012)

“…the black or mulatto overseers also often forced the [Irish] women to strip while working in the fields and often used them sexually as well.” — Radio 2 Hot, The Irish Slaves — What they will never, ever tell you in history class (2013), radio2hot

“…the most unfortunate of these young [Irish] girls were taken to stud farms to be bred with the most favoured of the black slaves.” — Jenifer Dixon, To Hell or Barbados: Was life for the Irish slave worse than that of the African slave?, The Barnes Review (Sept/Oct 2013), 16. N.B. The Barnes Review is journal dedicated to Holocaust denial.

“There are even documents of parentage saved from the archives of the Montserrat Library during the June 1977 volcanic eruption that destroyed much of the island. These documents read like animal pedigree papers, showing the pairing of young Irish girls with Mandingo warriors to breed a better slave, more capable of working in the burning sun.”Mike McCormack, Ancient Order of Hibernians, History Ireland Magazine, September/October 2017, 12

Debunked: There is n o evidence for any of these claims in the British West Indies and the British North American colonies. These ahistorical claims are part racialised sadomasochistic fantasy and part old white supremacist myth á la Il Birth of a Nation that heighten racist sentiment in the “Irish slaves” meme. Furthermore, the racists who promote this propaganda will be very interested to hear that a microhistory which the meme misrepresents is a famous case where a ‘free born’ Irish woman loved and willingly married an enslaved African man.

In Barbados, the colony where the meme is mostly centred, the racial line was generally enforced by custom and (I repeat) there is no evidence here of any “forced breeding” program of white female servants and black male slaves. Conversely, voluntary unions between white female servants and black slaves, while rare, did occur in some colonies. If we review the British American colonies as a whole in the seventeenth and eighteenth centuries we can reasonably conclude that the range of laws enacted to prevent intermarriages were a reaction to this fact rather than preemptive legislation. After researching this in some detail I conclude that the false narrative refers to legislation passed in 1681 in Colonial Maryland. The colonists in Maryland, as in other nascent British colonies, discouraged marriages and sexual relations between white and black. In 1664 they codified in law that slavery was race-based, perpetual and hereditary. This positive law also sought to strictly enforce the colour line by severely punishing free white women who married or had sexual relations with enslaved black men.


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Slave Breeding - History

From the author of the Declaration of Independence we have a stark admission of the contradiction of slavery in America&mdashthat its existence required the "perpetual exercise" of inequality among human beings. Not only were masters to be masters, they were to be tyrants. Not only were slaves to be chattel labor, they were to act as accomplices in their subjugation. "In practice," writes historian Colin A. Palmer, "this required knowing and using the proper forms of deferential address for whites, the uncomplaining acceptance of verbal and other forms of abuse, and a day-to-day obsequiousness that whites needed to assure themselves of their superiority." 1 How did a person maintain a sense of worth (and worthiness) when survival required "degrading submissions," as Jefferson wrote, and constant self-monitoring to avoid the master's wrath? The slave's perspective of the master-slave relationship is the focus of these two groups of selections.

    The master-slave relationship. The first group presents statements from eleven formerly enslaved black men and women whose narratives were published between 1825 and 1868. Harriet Jacobs came to realize that her status as property defined her role in the master-slave relationship: no matter how humane a master might be, he or she could sell a slave with little or no discomfort. Frederick Douglass recalls becoming aware as a child of his status as a slave&mdash"Why am I a slave? Why are some people slaves, and others masters?"&mdashand struggling to reconcile slavery with his belief in a benevolent God. And James Curry asserts in his narrative that, no matter how ignorant masters kept their slaves, it was "impossible to beat it into them that they were made to be slaves."

  1. In these readings, how and when did the enslaved become aware of their place in the master-slave relationship?
  2. How did their awareness influence their attitudes and behavior?
  3. What adjustments did they make (or refuse to make)?
  4. What role did reflection and religious faith have in their adjustments?
  5. What role did other slaves' advice and experience have in their adjustments?
  6. How did enslaved people resist subjugation in the master/slave relationship? What were the consequences? (See Section #7: Resistance.)
  7. What is the difference between adjustment and resistance? Where do they overlap?
  8. What aspects of slavery do these writers emphasize to rebut the view that slavery was beneficial to the enslaved and that most slaveowners were humane?
  9. Why does Frederick Douglass conclude that his growing awareness of slavery as a child, while deeply painful, was "knowledge quite worth possessing"?
  10. What aspect of the slave's awareness does Douglass call "a constant menace to slavery"? Come mai?
  11. In what situations did slaves choose to submit to the master's authority without resistance? Come mai?
  12. When did they choose non to submit? Come mai? (See also Topic #7: Resistance).
  13. What were the consequences of resistance or submission?
  14. What forms of sexual abuse did enslaved women and men experience, as documented in these accounts?
  15. What effects did the sexual abuse have upon enslaved women and men, upon the masters and their wives and children, and on the slaveowning society overall?
  16. Select incidents and commentary from readings in this Toolbox that exemplify the oft-stated conclusion that, as Harriet Jacobs wrote, "slavery is a curse to the whites as well as to the blacks."
  17. To what extent were slaveowners aware of this consequence of slavery? How did they respond?
  18. To what extent do you agree or disagree with these statements about the master-slave relationship? Come mai?

  • - "It is not the fault of the slaveholder that he is cruel, so much as it is the fault of the system under which he lives." Solomon Northup
  • - "It was not color, but crime, non Dio, but man, that afforded the true explanation of the existence of slavery." Frederick Douglass
  • - "The disposition to tyrannize over those under us is universal, and there is no one who will not occasionally do it." William Grimes

North American Slave Narratives (18th-19th century), Introduction, Dr. William A. Andrews, UNC-Chapel Hill

Slave narratives, 19th-century, full text in Documenting the American South (UNC-Chapel Hill Library)

  • - William J. Anderson, Life and Narrative of William J. Anderson, Twenty-Four Years a Slave, 1857
  • - Henry Bibb, Narrative of the Life and Adventures of Henry Bibb, An American Slave, 1849
  • - William Wells Brown, Narrative of William W. Brown, A Fugitive Slave, 2d. ed., 1849
  • - James Curry, "Narrative of James Curry, A Fugitive Slave," il liberatore, 10 January 1840
  • - Frederick Douglass, La mia schiavitù e la mia libertà, 1855
  • - Moses Grandy, Narrative of the Life of Moses Grandy, Late a Slave in the United States of America, 1843
  • - William Grimes, Life of William Grimes, The Runaway Slave, 1825
  • - Harriet Jacobs, Incidents in the Life of a Slave Girl, 1861
  • - Elizabeth Keckley, Behind the Scenes, or, Thirty years a Slave, and Four Years in the White House, 1868
  • - Solomon Northup, Twelve Years a Slave: Narrative of Solomon Northup, 1853
  • - Moses Roper, Narrative of the Adventures and Escape of Moses Roper, from American Slavery, 1840
  • - Austin Steward, Twenty-Two Years a Slave, and Forty Years a Freeman, 1857
  • - Unnamed Runaway Slave, "Recollections of Slavery by a Runaway Slave," The Emancipator, serialized in August-October 1838

  • - W. L. Bost
  • - Sam & Louisa Everett
  • - Richard Macks
  • - William Ward
  • - Rose Williams
  • - Unnamed former slave, in compilation of interviews entitled "Mistreatment of Slaves," Georgia
  • - Home Page

Guidelines for Interviewers in Federal Writers' Project (WPA) on conducting and recording interviews with former slaves, 1937 (PDF)

List of site sources >>>


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