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Perché le uniformi militari sono spesso svasate o gonfie sopra il ginocchio?

Perché le uniformi militari sono spesso svasate o gonfie sopra il ginocchio?

Mi sono chiesto spesso perché varie divise hanno quei "puff" all'esterno delle gambe appena sopra il ginocchio? C'era uno scopo particolare in questo, o una ragione pratica, o era solo il risultato di designer di uniformi che dicevano "Ehi, mi piacciono un po' i puf".

Penso che sia stato visto anche in altre aree. Ad esempio, sul poster/copertina del film Patton del 1970 puoi vedere un design simile, anche se sembra molto più pronunciato (anche se potrebbe essere solo un'esagerazione di Hollywood).


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Questi sono jodhpurs, uno stile di pantaloni sviluppato principalmente per l'equitazione. Il loro intento era quello di consentire flessibilità nell'anca e nella coscia mentre la parte inferiore più stretta funzionava bene con gli stivali da equitazione e non si impigliava nelle staffe.


Che ci crediate o no, questo tipo di pantaloni sono stati progettati per la cavalleria in Polonia dalla società Colmex nel 1920. Poco prima della guerra russo-polacca nel 1921. Questa azienda esiste ancora in Polonia, ma ora sta producendo pigiami. Accidentalmente, alcuni anni fa, parlando di questo argomento con il nipote (J. Bonczar) del creatore di questa azienda, ha menzionato che la lucidatura è stata eseguita per tre motivi: 1) Principalmente perché i normali pantaloni stretti se inseriti in stivali alti stavano restringendo in qualche modo il movimento di chi lo indossa. 2) Inoltre, se chi lo indossa sceglieva di non inserire i normali pantaloni negli stivali, il suo contatto con i fianchi del cavallo non era altrettanto buono. 3) Saldature come tasche profonde e grandi consentite dalla lucidatura.


Lo stile fu associato alla cavalleria e poiché la cavalleria significava élite, tutti volevano indossare i razzi.


Perché i vecchi pantaloni dell'esercito si gonfiavano all'estremo sulle cosce come con il generale MacArthur o Patton?

Questi sono i pantaloni della cavalleria. Questi pantaloni sono stretti intorno al polpaccio della parte inferiore della gamba e molto larghi sopra il ginocchio e soprattutto sulla coscia. Questo tipo di uniforme era indossato da molti eserciti e tipi di soldati diversi. Sono ancora indossati dai moderni cavalieri che competono negli sport. Tuttavia, i pantaloni moderni sono realizzati con un materiale moderno che consente una maggiore elasticità rispetto al vecchio tipo di cotone e lana.

Le unità di cavalleria hanno iniziato a indossare pantaloni stretti sulla parte inferiore delle gambe fin dalle guerre napoleoniche. I soldati di cavalleria degli Stati Uniti indossavano uno stivale alto e i pantaloni attillati rendevano più facile indossare questi stivali stretti. Nei tempi antichi, gli ufficiali delle unità di fanteria montavano sempre a cavallo, quindi adottavano anche questi pantaloni. Quindi era una tradizione tra molti eserciti, come l'esercito tedesco della seconda guerra mondiale, che i generali indossassero questi pantaloni da equitazione con un'ampia striscia rossa lungo le gambe.

Il generale Patton era noto per le sue elaborate uniformi. Ha anche disegnato alcune uniformi che ha presentato per l'approvazione. Anche il generale Patton fu determinante nella formazione dei primi corpi corazzati americani. Molte unità di cavalleria furono trasformate in unità corazzate. Quindi era comune vedere questi pantaloni da sbarazzamento indossati dai membri delle prime unità corazzate e dai primi piloti dell'esercito. Durante la prima guerra mondiale, molti piloti americani indossavano ancora stivali da equitazione e speroni anche durante il volo.


L'ascesa di classe del trench

Il trench non è stato inventato esattamente per l'uso durante la guerra che gli ha dato il nome, una guerra trascorsa impantanata in trincee fangose ​​e sanguinose in tutta Europa. Ma è stato durante la prima guerra mondiale che questo capo ormai iconico ha preso la forma che riconosciamo oggi, una forma che rimane sorprendentemente attuale nonostante abbia più di 100 anni.

Il trench è, in qualche modo, emblematico del momento unico nella storia che occupa la prima guerra mondiale, quando tutto – dalle strutture sociali rigidamente tenute all'organizzazione militare alla moda – era in subbuglio, è sia un prodotto di questo tempo così come un suo simbolo. “È il risultato dell'innovazione scientifica, della tecnologia, della produzione di massa… La storia del trench è una storia molto moderna,”, afferma la dott.ssa Jane Tynan, docente di storia del design presso la Central Saint Martins, University of the Arts London e autore di Uniforme dell'esercito britannico e la prima guerra mondiale: uomini in kaki

Anche così, la storia del trench inizia circa 100 anni prima dello scoppio della prima guerra mondiale nel 1914. Già nel 1823, il cotone gommato veniva utilizzato in capispalla resistenti alle intemperie sia per uso civile che militare. Questi “mack”, che prendono il nome dal loro inventore Charles Macintosh, erano ottimi per tenere fuori la pioggia, ma ugualmente & – e – sfortunatamente – per trattenere il sudore. Avevano anche un odore caratteristico e sgradevole, e una propensione a sciogliersi al sole. Tuttavia, i capispalla di Mackintosh, comprese le giacche da equitazione gommate, furono usati dagli ufficiali e dai soldati britannici per tutto il XIX secolo. 

Ispirati dal mercato, i mack hanno creato – e le carenze iniziali del tessuto’, i vestiti hanno continuato a sviluppare tessuti impermeabilizzati migliori e più traspiranti. Nel 1853, John Emary, stilista di abbigliamento per gentiluomini di Mayfair, sviluppò e brevettò un tessuto idrorepellente più attraente (leggi: meno puzzolente), in seguito ribattezzando la sua azienda “Aquascutum” – dal latino, “aqua” che significa & #8220water” e “scutum” significano “shield” – per riflettere la sua attenzione sulla progettazione di abbigliamento da pioggia per la nobiltà. I suoi “Wrappers” divennero presto indispensabili per l'uomo ben vestito che voleva rimanere ben vestito anche in condizioni meteorologiche avverse. 

Burberry aveva inventato un twill impermeabile e traspirante chiamato gabardine che rendeva i suoi vestiti utili per le uniformi militari. (Burberry) Burberry ha rapidamente trasformato il suo cappotto sportivo in abbigliamento militare. (Burberry) Gli annunci raffiguravano le diverse funzionalità del trench Burberry. (Burberry) I trench erano noti per la loro versatilità e adattabilità. (Acquascuto) Gli ufficiali militari di grado più elevato indossavano trench ed erano responsabili dell'equipaggiamento. (Arte della virilità) I combattimenti in trincea erano bagnati e scivolosi: i cappotti impermeabili aiutavano a combattere alcuni di questi elementi. (Wikimedia Commons Australian War Memorial) "Il trench era un indumento molto, molto utile." (Wikimedia Commons La guerra pittorica)

Thomas Burberry, un commerciante di tessuti di 21 anni di Basingstoke, Hampshire, ha fondato la sua omonima attività di abbigliamento maschile nel 1856 nel 1879, ispirandosi ai grembiuli impermeabili rivestiti di lanolina indossati dai pastori dell'Hampshire, ha inventato il “gabardine”, un tessuto traspirante ma resistente alle intemperie twill realizzato rivestendo singoli fili di fibra di cotone o lana anziché l'intero tessuto. I capispalla in gabardine di Burberry, come quelli di Aquascutum, si sono rivelati popolari tra i tipi sportivi e dell'alta borghesia e tra aviatori, esploratori e avventurieri: quando Sir Ernest Shackleton andò in Antartide nel 1907, lui e la sua troupe indossarono cappotti in gabardine di Burberry e si ripararono in tende fatte dello stesso materiale. 

“Il tessuto impermeabile leggero è] uno sviluppo tecnologico, come il Gore-Tex di quel periodo, che rende un materiale adatto allo scopo,” spiega Peter Doyle, storico militare e autore di La prima guerra mondiale in 100 oggetti (il trench è il numero 26). Con il tessuto, le fabbriche e i principali attori – Burberry, Aquascutum e, in una certa misura, Mackintosh–, era solo questione di tempo prima che il trench prendesse forma. E ciò che ha guidato il progetto sono stati i cambiamenti nel modo in cui lo stesso equipaggiamento militare britannico e, in larga misura, nel modo in cui la guerra veniva ora condotta.

La guerra durante il 1860 fu napoleonica, tipicamente condotta in grandi campi dove due eserciti si affrontavano e si sparavano o si attaccavano l'un l'altro fino a quando uno non cadeva. In questi scenari, le uniformi dai colori vivaci hanno aiutato i comandanti a identificare le loro truppe di fanteria anche attraverso il fumo della battaglia. Ma con i progressi tecnologici nelle armi a lungo raggio in atto anche durante la guerra di Crimea nel 1850, questo tipo di guerra era diventato profondamente impraticabile, per non parlare delle uniformi sgargianti e sgargianti che rendevano semplicemente i soldati bersagli più facili.

Le tattiche militari dovevano adattarsi a questa nuova realtà e così anche le uniformi. Il colore kaki, che è venuto a dominare le uniformi militari britanniche, è stato il risultato delle lezioni apprese in India, la parola “khaki” significa “polvere” in hindi. I primi esperimenti di tintura delle uniformi per fondersi con il paesaggio iniziarono nel 1840 durante la ribellione indiana del 1857, diversi reggimenti britannici tingevano le loro uniformi di colori scialbi. 

Nel 1890, il kaki e il camuffamento si erano diffusi al resto dell'esercito britannico nella guerra boera nel 1899, l'utilità delle uniformi kaki si era dimostrata consentendo ai soldati che si occupavano della guerriglia di mimetizzarsi più facilmente con l'ambiente circostante. L'esercito britannico era in qualche modo lento a cambiare – bizzarramente, i baffi per gli ufficiali erano obbligatori fino al 1916 – ma dalla prima guerra mondiale, ci fu un crescente riconoscimento che le uniformi dovevano scomparire nel paesaggio, consentire un fluido, libero movimento, essere adattabile al terreno di combattimento ed essere facilmente prodotto in grandi quantità.

I trench offrivano utilità durante la guerra e, più tardi, lo stile per i civili. (Wikimedia Commons Imperial Warm Museums)

Il terreno che gli allestitori militari britannici stavano progettando anche all'inizio della guerra era, essenzialmente, un disgustoso buco nel terreno. Le trincee erano reti di fossati stretti e profondi, aperti agli elementi che odoravano, sia dei corpi viventi non lavati stipati lì dentro sia di quelli morti sepolti nelle vicinanze. Erano fangose ​​e sporche, e spesso inondate dalla pioggia o, quando le latrine traboccavano, da qualcosa di peggio. Erano infestati da topi, molti cresciuti fino a dimensioni enormi, e da pidocchi che si nutrivano dei soldati ravvicinati. La vita in trincea, dove di solito i soldati trascorrevano diversi giorni di seguito, era caratterizzata da periodi di intensa noia senza nemmeno dormire per placarla, scanditi da momenti di azione estrema e frenetica che richiedeva la capacità di muoversi rapidamente. 

È per far fronte a queste condizioni che è stato progettato il trench. “Questa è stata davvero la modernizzazione dell'abbigliamento militare. Stava diventando utilitaristico, funzionale, camuffato … è un approccio molto moderno alla guerra,” dice Tynan. 

Nelle guerre passate, sia gli ufficiali che i soldati britannici indossavano cappotti, lunghi soprabiti di serge, un tessuto di lana spesso, pesanti anche da asciutti, caldi, ma poco maneggevoli. Ma nelle trincee, questi erano un ostacolo: troppo a lungo, erano spesso incrostati di fango, rendendoli ancora più pesanti e, anche senza l'equipaggiamento standard dei soldati, erano difficili da manovrare. I soldati in trincea avevano bisogno di qualcosa che fosse più corto, più leggero, più flessibile, caldo ma ventilato e comunque resistente alle intemperie. Il trench, come presto venne chiamato, si adattava perfettamente al disegno di legge.

Ma cerchiamo di essere chiari: i soldati di rango e file regolari, a cui erano state consegnate le loro uniformi (ora cachi), non indossavano trench. Dovevano accontentarsi dei vecchi cappotti, a volte tagliando il fondo per consentire una maggiore facilità di movimento. L'abbigliamento dei soldati era fonte di disagio per loro: materiale grossolano, tagli inadeguati, di scarsa fattura e brulicanti di pidocchi.

Le uniformi per quelli con gradi più alti, tuttavia, erano una storia molto diversa. Mentre il loro abbigliamento era dettato dai mandati del War Office, gli ufficiali erano incaricati dell'equipaggiamento vero e proprio. Fino al 1914, agli ufficiali dell'esercito regolare veniva persino chiesto di acquistare i vestiti da soli, spesso a costi considerevoli, piuttosto che ricevere semplicemente i soldi da spendere come meglio credevano: nel 1894, un sarto stimò che un ufficiale britannico veste potrebbe costare da 㿔 a 𧶀. Dall'inizio della guerra nel 1914, gli ufficiali britannici ricevettero un'indennità per vestirsi, un cenno al fatto che vestirsi come un vero ufficiale dell'esercito britannico non costava poco.

Avere ufficiali che si equipaggiano ha anche contribuito a rafforzare la gerarchia sociale dei militari. I soldati tendevano ad essere attratti dalle classi lavoratrici britanniche, mentre gli ufficiali provenivano quasi esclusivamente dalla classe superiore e da gentiluomini, gli scintillii dell'abbazia di Downton. L'abbigliamento era (ed è tuttora, ovviamente) un importante indicatore di distinzione sociale, quindi consentire agli ufficiali di acquistare il proprio kit di servizio attivo dai loro sarti e allestitori preferiti li distingueva, rafforzando la loro supremazia sociale. Significava anche che, sebbene esistessero parametri per ciò che un ufficiale doveva indossare, potevano, come dice Doyle, “tagliare un trattino”: "La latitudine per creare il proprio stile era enorme.

Burberry e Aquascutum hanno entrambi il merito di aver inventato i primi trench. (Acquascuto)

Gli ufficiali si rivolgevano a ditte come Burberry, Aquascutum e una manciata di altre che si pubblicizzavano in particolare come fornitori militari, queste tendevano anche ad essere le aziende che realizzavano abbigliamento sportivo e attivo per lo stesso aristocratico gentiluomo (Aquascutum, ad esempio, non godeva di meno un mecenate del Principe di Galles, in seguito re Edoardo VII, indossò i loro soprabiti e emise loro il loro primo mandato reale nel 1897). Questo connubio tra abbigliamento sportivo e attrezzatura militare era di vecchia data. Burberry, ad esempio, disegnò l'uniforme da campo per l'esercito britannico permanente nel 1902 e notò nei materiali promozionali che si basava su uno dei loro abiti sportivi. fin dalla guerra di Crimea nel 1853. Burberry e Aquascutum hanno entrambi creato modelli ispirati alle loro linee di abbigliamento ben fatto e ben su misura per persone facoltose a cui piaceva pescare, sparare, cavalcare e giocare a golf. Anche questo si adattava perfettamente all'immagine che l'esercito britannico voleva trasmettere: la guerra era un inferno, ma era anche una ricerca sportiva, maschile, all'aria aperta, un piacere e un dovere. 

Sia Burberry che Aquascutum si prendono il merito del trench, e non è chiaro chi sia stato davvero il primo che entrambe le aziende abbiano avuto forti legami con l'establishment militare britannico ed entrambe avevano già un capospalla resistente alle intemperie simile al trench. Burberry potrebbe avere una pretesa più forte: Burberry “weatherproofs” color kaki, impermeabili stile Mackintosh in gabardine Burberry, facevano parte del kit degli ufficiali durante la guerra boera e nel 1912, Burberry brevettò un cappotto impermeabile al ginocchio molto come il trench chiamato “Tielocken”, che presentava una cintura in vita e ampi revers. Ma in verità, nessuno lo sa davvero. 

"Burberry e Aquascutum sono stati molto abili nell'adattarsi alle esigenze militari", afferma Tynan, soprattutto perché "stai parlando di una giacca sportiva adattata per uso militare". luogo entro i primi due anni di guerra: indipendentemente da chi fosse veramente il primo, gli ufficiali britannici li avevano sicuramente adottati nel 1916, come attesta questo disegno di soldati che caricano un cannone mentre sono controllati da un ufficiale in trench. La prima istanza del termine “trench” in stampa arrivò anche nel 1916, in una rivista di settore sartoriale accompagnata da tre modelli per realizzare i sempre più popolari cappotti resistenti alle intemperie. A questo punto, la forma dei cappotti si era riunita essenzialmente nella stessa cosa venduta dai marchi di lusso “heritage” e dai rivenditori economici e allegri oggi. Quindi cosa ha reso un cappotto un “trench”? 

Prima, durante e dopo la prima guerra mondiale, Burberry è stato uno dei principali produttori di trench. (Burberry)

In primo luogo, era un cappotto indossato dagli ufficiali in trincea. Un'affermazione accecantemente ovvia, certo, ma merita un disimballaggio – perché ogni parte del trench aveva una funzione specifica per dove e come veniva usato e chi lo usava. I trench erano a doppio petto e tagliati in vita, in linea con lo stile dell'uniforme degli ufficiali. Con la cintura in vita, si allargava in una specie di gonna al ginocchio, abbastanza corta da non scivolare nel fango e abbastanza larga da consentire la facilità di movimento, ma copriva comunque una parte significativa del corpo. La cintura, che ricorda la cintura di Sam Browne, sarebbe stata dotata di anelli a D per agganciare accessori, come binocoli, custodie per mappe, una spada o una pistola. 

Sul retro, un piccolo mantello attraversa le spalle – un'innovazione presa dai mantelli impermeabili di equipaggiamento militare esistenti – che incoraggiano l'acqua a scivolare via nella parte anteriore, c'è una pistola o una patta antivento sulla spalla, che consente la ventilazione. Le tasche sono ampie e profonde, utili per cartine e altre necessità. I cinturini ai polsi delle maniche raglan si stringono, offrendo una maggiore protezione dalle intemperie. I bottoni del colletto al collo, e questo era sia per la protezione dalle intemperie che dal gas velenoso, che fu usato per la prima volta su larga scala nell'aprile 1915, le maschere antigas potevano essere infilate nel colletto per renderle più ermetiche. Molti dei cappotti erano inoltre dotati di una fodera calda e rimovibile, alcuni dei quali potevano essere utilizzati come biancheria da letto di emergenza in caso di necessità. Sulle spalle, le cinghie portavano delle spalline che indicavano il grado di chi le indossava. 

In breve, come osserva Tynan, “Il trench era un capo molto, molto utile.” 

Ma c'è stata una tragica conseguenza involontaria dell'abito distintivo degli ufficiali, incluso il trench: li ha resi bersagli più facili per i cecchini, specialmente mentre guidano la carica oltre la cima della trincea. Nel Natale del 1914, gli ufficiali morivano a un ritmo più alto dei soldati (alla fine della guerra, il 17% della classe degli ufficiali fu ucciso, rispetto al 12% dei ranghi) e questo fece precipitare un importante cambiamento nella composizione dell'esercito britannico. Le campagne di reclutamento di massa prebelliche avevano già allentato i requisiti per gli ufficiali, il nuovo esercito cittadino era guidato da un gentiluomo civile. Ma ora, la necessità richiedeva che l'esercito allentasse ulteriormente le tradizioni e prendesse ufficiali dai ranghi dei soldati e dalla classe media. Per il resto della guerra, più della metà degli ufficiali proverrebbe da fonti non tradizionali. Questi ufficiali di nuova creazione erano spesso indicati con lo scomodo epiteto “temporary gentleman”, un termine che rafforzava sia il fatto che gli ufficiali erano ipotetico essere gentiluomini e che questi nuovi ufficiali non lo erano. 

Per colmare questa lacuna, gli ufficiali di nuova costituzione speravano che i vestiti avrebbero davvero fatto l'uomo. "Un sacco di uomini che non avevano soldi, nessuna posizione, nessuna base per lavorare e vivere in quell'arena sociale improvvisamente stavano camminando per strada con le insegne sulla spalla", dice Doyle. “Se fossero riusciti a fare un salto con tutte queste affettazioni con le loro uniformi, proprio quello che li avrebbe portati fuori dalla prima linea dai cecchini, era molto ambizioso.” Doyle spiega che uno degli altri elementi che ha spinto il trench in primo piano era la competizione commerciale creata per equipaggiare questo nuovo e crescente esercito civile. “Su e giù per Londra, Oxford Street, Bond Street, ci sarebbero fornitori militari che offrirebbero la soluzione a tutti i problemi del soldato militare britannico – ‘Esatto, possiamo rifornirti in una settimana.' 8217 … Gli ufficiali direbbero: ‘Ho dei soldi, non so cosa fare, comprerò tutto questo’. È arrivata questa incredibile competizione per fornire il miglior kit possibile.” 

È interessante notare che gli annunci dell'epoca mostrano che anche se l'attuale composizione della classe degli ufficiali stava cambiando, il suo membro ideale era ancora un gentiluomo attivo e vagamente aristocratico. Questo ufficiale gentiluomo, a suo agio sul campo di battaglia nel suo abito su misura, è rimasto l'immagine dominante per gran parte della guerra, le illustrazioni dei giornali hanno persino immaginato scene di ufficiali a tempo libero al fronte, che si rilassano con pipe, grammofoni e tè, anche se questo lo stile di vita della classe agiata era tanto lontano dalla sanguinosa realtà delle trincee quanto la grande casa di campagna inglese lo era dal fronte occidentale.

Per il gentiluomo provvisorio, questa immagine ideale sarebbe stata estasiante. E una parte molto importante di questa immagine era, almeno a metà della guerra, il trench. Incarnava il brio e lo stile dell'ufficiale ideale, mentre allo stesso tempo... in realtà utile, rendendolo un capo perfettamente ambizioso per la classe media. I nuovi ufficiali sborsano allegramente e frequentemente il ١ o ٢ per un trench di buona qualità (ad esempio, questo modello Burberry) una somma considerevole se si considera che il soldato medio di base guadagnava solo uno scellino al giorno , e c'erano 20 scellini per libbra. (Doyle ha sottolineato che data la reale possibilità di morire, forse anche mentre indossava il trench, gli ufficiali di nuova costituzione spesso non esitavano a spendere un sacco di soldi per le cose.) E, naturalmente, se uno non poteva permetterselo. di un trench di buona qualità c'erano dozzine di rivenditori che erano disposti a vestire un nuovo ufficiale più o meno a buon mercato, prestando alla crescente ubiquità del trench. (Questo non vuol dire, tuttavia, che i cappotti più economici portassero la stessa valuta sociale e in questo modo, non è diverso da adesso: come Valerie Steele, direttrice del Museo presso il Fashion Institute of Technology di New York, mette, “Non sottovaluterei la capacità delle persone di leggere le differenze tra un trench Burberry e un trench H&M.


Introduzione all'occidente

Nel 1897, la regina Vittoria, monarca del Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda e imperatrice dell'India, celebrò il suo giubileo di diamante. Durante quell'anno diversi sovrani degli Stati principeschi dell'India si recarono in Inghilterra per partecipare alle celebrazioni. Sir Pratap Singh, in qualità di reggente di Jodhpur, si recò anche in Inghilterra e portò con sé la squadra di Jodhpur Polo. La squadra, oltre a vincere la maggior parte delle partite, ha anche fatto scalpore con i suoi nuovi calzoni. Gli inglesi sono stati rapidi nell'individuare i vantaggi del nuovo design e li hanno adottati rapidamente.

La giovane principessa Elisabetta a Jodhpurs

C'è una storia dietro la denominazione di questi calzoni. Sembrava che Sir Pratap si fosse trovato nella necessità di un nuovo paio e fosse stato costretto a visitare un sarto di Savile Row dove non aveva altra scelta che rivelare il loro design. Alla domanda del sarto come si chiamasse l'indumento che aveva ordinato, Sir Pratap, non essendo molto pratico della lingua inglese, fraintese la domanda e rispose: Jodhpur. E il nome è rimasto. Il loro uso si diffuse rapidamente in tutto l'impero britannico e attraversò persino l'Atlantico fino agli Stati Uniti, dove oggi una variante è chiamata Kentucky Jodhpur.

Durante la prima parte del XX secolo i pantaloni di Jodhpur furono cooptati dai vari eserciti in Europa, in particolare dalle unità di cavalleria. Dalla cavalleria passarono alle truppe motociclistiche e furono anche indossate dal Corpo degli Ufficiali poiché le unità di cavalleria erano considerate unità d'élite. Come al solito Hollywood si è affrettata a seguire e i registi di Hollywood hanno iniziato a indossarli sui set, forse per instillare paura, autorità e rispetto!

Con la crescente popolarità degli sport e delle attività sportive, i pantaloni Jodhpur hanno iniziato a fare la loro comparsa sui campi da tennis, sulle piste da sci e anche tra gli sport aeronautici e automobilistici. Durante gli anni '20, quando le donne iniziarono a cavalcare in sella, scelsero il Jodhpur e Coco Chanel fu, secondo quanto riferito, la prima donna di alto profilo a indossarli. Amelia Earhart e Amy Johnson erano le altre donne famose che indossavano pantaloni Jodhpur e molte giovani donne dell'epoca, senza dubbio ispirate da loro, iniziarono a indossare pantaloni Jodhpur sia come abbigliamento alla moda che come abbigliamento sportivo, inclusa la danza! La loro popolarità tra le donne continuò fino alla seconda guerra mondiale, dove facevano parte dell'uniforme dell'esercito di terra delle donne.

Negli ultimi tempi alcuni stilisti hanno utilizzato i pantaloni Jodhpur nelle loro collezioni per creare un'aura di tradizione e sportività dell'alta borghesia. Con l'invenzione della Lycra, il pantalone Jodhpur ha cominciato ad essere più snello e alla fine ha anche influenzato leggings e jeans skinny dove le loro caratteristiche sono state mantenute più come un elemento di stile e moda piuttosto che per praticità.


Uniformi della Rivoluzione Americana

I patrioti che combatterono a Lexington e Concord (19 aprile 1775), Bunker Hill (17 giugno 1775) e l'assedio di Boston (19 aprile 1775 - 17 marzo 1776) provenivano da tutti i ceti sociali e, a differenza dei loro Le controparti britanniche avevano poca o nessuna uniforme. Alcuni indossavano i loro abiti migliori, mentre molti altri indossavano i loro abiti da lavoro. L'abbigliamento indossato dai Patriots durante il primo anno della Rivoluzione americana era semplicemente una sezione trasversale delle diverse mode e stili di abbigliamento civile indossati dai New England con tutti i livelli della società rappresentati. Esisteva una certa uniformità nelle compagnie della milizia più benestanti alla vigilia della rivoluzione americana, e dopo la battaglia di Bunker Hill furono fatti tentativi per uniformare le forze patriottiche, ma la maggior parte dei patrioti che prestarono servizio nel 1775 indossava i propri abiti civili. Poiché la milizia e i minutemen del New England del 1775 indossavano abiti civili, in realtà indossavano abiti non diversi da qualsiasi altro maschio del New England all'epoca. L'abbigliamento qui descritto è l'abito tipico di quello che indossavano gli uomini che vivevano nel New England negli anni 1770.

Abbigliamento e stile del 1770

L'abbigliamento e lo stile degli anni '70 sono molto lontani da quelli di oggi. L'abbigliamento maschile durante la rivoluzione americana era estremamente aderente e personalizzato per adattarsi al corpo di chi lo indossava. Una suite di abbigliamento che consisteva in un cappotto, un gilet e calzoni era spesso un "abito idem". Un "abito idem" era quando tutti i pezzi della suite erano fatti dello stesso colore e tessuto. Era anche comune abbinare solo cappotti e calzoni e indossare cappotti, panciotti e brache realizzati con materiali e colori completamente diversi.

Camicie da caccia durante la rivoluzione americana

L'onnipresente camicia da caccia indossata dalle forze americane durante la Rivoluzione americana era un indumento sconosciuto per i New England prima dell'arrivo di William Thompson, Daniel Morgan e i famosi fucilieri di frontiera di Michael Cresap (rispettivamente dalla Pennsylvania, Virginia e Maryland) a Cambridge Camp in luglio e agosto del 1775 durante l'assedio di Boston. La camicia da caccia in lino era un indumento da backcountry nato alla frontiera americana negli anni precedenti alla rivoluzione americana. Il capo era sinonimo della frontiera americana. Nell'agosto del 1775, l'esercito comandato da George Washington al campo di Cambridge era indigente, privo di abbigliamento adeguato e non era in alcun modo uniforme in senso militare tradizionale. Nel tentativo di vestire in modo economico ed efficace le sue truppe, Washington tentò di equipaggiare il neonato esercito continentale con camicie da caccia, ma la camicia da caccia non fu adottata come uniforme dell'esercito continentale fino al 1776. Gli ordini generali del campo di Cambridge datati 7 agosto 1775 ha dichiarato: "... il generale spera di prevalere con il Congresso continentale per dare a ogni uomo una camicia da caccia ..." Washington avrebbe poi scritto in un ordine generale datato 24 luglio 1776, "Nessun vestito può essere più economico, né più conveniente, poiché il chi lo indossa può essere fresco nella stagione calda e caldo nella stagione fresca indossando indumenti intimi che non cambieranno l'abito esterno, inverno o estate - oltre al quale è un vestito giustamente supposto per portare non poco terrore al nemico, che pensa ogni persona del genere (così vestita) è un tiratore perfetto”. Le camicie da caccia non erano indossate dai New England Patriots che combatterono a Lexington e Concord, Bunker Hill e l'assedio di Boston. La camicia da caccia non fu adottata come uniforme per i reggimenti del New England in servizio nell'esercito continentale fino alla metà del 1776.

Sartoria professionale nel XVIII secolo

La macchina da cucire e gli utensili elettrici come li conosciamo oggi non erano ancora stati inventati e non esistevano durante il periodo della rivoluzione americana. Questo era prima della rivoluzione industriale e tutti i vestiti erano fatti a mano e cuciti a mano. Come per ogni altro aspetto di un indumento, le asole sono state cucite a mano. La sartoria professionale nel XVIII secolo era un'industria dominata dagli uomini. Anche le attrezzature e le armi erano realizzate a mano: scatole di cartucce in pelle assemblate e cucite a mano da abili artigiani del cuoio borracce realizzate da abili bottai spade forgiate da abili fabbri fucili costruiti da abili armaioli e l'elenco potrebbe continuare all'infinito per tutti gli oggetti utilizzati dai Patrioti che sono stati abilmente prodotti da artigiani coloniali. Poiché i Patriots provenivano da tutti i ceti sociali e rappresentavano tutti i livelli della società coloniale, alcuni dei vestiti (o dei materiali utilizzati), delle armi e dell'equipaggiamento di una singola milizia o minuteria Patriot potrebbero essere stati importati dall'Inghilterra o dal continente europeo.

Peli sul viso in Inghilterra e nelle colonie americane

I peli sul viso (con pochissime eccezioni) erano un tabù sociale nel mondo di lingua inglese del XVIII secolo. Durante la rivoluzione americana, la barba non era di moda né era accettata dalla società civile in Inghilterra o nelle colonie americane. I peli sul viso non erano accettabili nella vita civile, né lo erano nell'esercito. I soldati e i marinai al servizio di re Giorgio III o delle tredici colonie (esercito continentale) in base ai regolamenti militari dovevano radersi e farsi sbarbare ogni tre giorni. C'erano eccezioni a queste regole che si verificavano durante lunghe spedizioni militari o campagne in cui non erano disponibili servizi igienico-sanitari adeguati e i soldati erano talvolta costretti a passare alcuni giorni (se non settimane) senza radersi adeguatamente. Esempi di ciò sono la spedizione del 1775 di Benedict Arnold in Quebec e la corsa del 1781 sul fiume Dan tra Nathanael Greene e Lord Cornwallis. Nella vita civile, gli uomini di solito si radevano quotidianamente o fino a ogni tre giorni. Anche nelle classi inferiori della società gli uomini facevano ogni sforzo per radersi regolarmente. Un viso ben rasato era la norma accettata nella società civile durante la Rivoluzione americana. Con l'eccezione di un paio di giorni di crescita della barba, i Patriots che hanno risposto all'allarme del 19 aprile 1775 e hanno combattuto a Lexington e Concord non avrebbero avuto peli sul viso.

Non tutti i capi di abbigliamento indossati dai Patriots durante il primo anno della Rivoluzione Americana sono discussi in questa breve guida, ma questa è una buona introduzione a ciò che avrebbero indossato quando andarono in guerra nella primavera del 1775, e il tipi di abbigliamento che gli uomini civili indossavano negli anni 1770.

Copricapo

Contrariamente alla credenza popolare, i cappelli durante la Rivoluzione americana non venivano chiamati o indicati come "cappelli con tre angoli" ma erano semplicemente indicati come "cappelli". Civilian hats ranged from the very simple and cheap to the extravagant – trimmed in gold or silver lace, dressed with a cockade, and sometimes adorned with ostrich feathers. In some Patriot militia and minute companies cockades of different colors to designate rank were worn in the hats of officers and non-commissioned officers. Civilian hats were cocked (shaped/formed) or un-cocked in a wide array of styles during the American Revolution. Some styles of hats seemed to defy description with brims bent up in awkward ways, cocked up on only one side, etc… Most hats during the American Revolution can be described as a “cocked hat” or “round hat” depending upon the style. The majority of hats were made out of wool felt or beaver fur and dyed black or white, round blocked, and had a liner on the inside made of linen, silk, or similar material. An alternative to a hat were the ever common caps: knit wool caps, such as the “Monmouth” style, were often worn in cooler weather, whereas a linen cap might be worn in warm weather. Most men in the 18th century owned both a hat and knit cap, and in many cases owned multiple hats and caps.

Shirts

A man’s shirt during the 18th century was considered his underwear. In public, a shirt was rarely worn without a waistcoat or jacket over it. A man dressed in public only wearing a shirt without a waistcoat or jacket over it was considered “naked” by 18th century standards. Some aspects of military service required men to strip down to their shirts to comfortably perform manual labor, such as the Patriots working on fortifications during the Siege of Boston in the summer of 1775. The length of shirts tended to be long, about mid-thigh to just below the knee in length, because a shirt was not just worn in the day but also doubled as a nightgown. Additionally shirts were made long because for many men a shirt was their only form of underwear. On August 27, 1765, the morning following the Stamp Act Riot mob attack on Lieutenant Governor and Chief Justice of Massachusetts Thomas Hutchinson’s mansion, Hutchinson showed up at court only wearing a torn shirt – “naked” by the standards of the time. The angry mob had destroyed all of Hutchinson’s clothing and other personal belongings. Hutchinson apologized and addressed his fellow judges regarding his “naked” appearance: “Excuse my appearance, I have no other garment,” and he broke down and cried. Shirts during the time of the American Revolution were made of a variety of different fabrics and were made full and wide for maximum comfort and ease of movement. The majority of shirts were made of plain, checked, or striped fabrics. Shirts made of linen, cotton, light-weight flannel, and fabric blends were the most prevalent in New England. Men’s shirts of the 18th century were all cut in same manner from rectangles and squares, the only difference between the shirt of a laborer and that of gentleman was the quality of the fabric and attention to detail of how it was constructed. A shirt made for a gentleman would have been constructed of fine cotton or linen bleached white, ruffles may have been added, and the quality of the craftsmanship and hand stitching would have been top-notch and surpassed that of a common working class shirt. Shirts during the American Revolution tended to have narrow wristbands (cuffs) closed by wrist buttons (cuff links). Collars varied in height but tended to not be as high as later 1790s or early 19th century shirts when high collars were all the rage. Shirts were pullover style and only closed at the collar and did not have plackets or buttons down fronts like shirts from later time periods. Shirts were closed with buttons, linen or thread ties, or combination of buttons and linen or thread loops. Buttons were made from a variety of materials and tended to be on the smaller side around 1/2″ or 7/16″ in diameter. Common types of buttons used on shirts tended to be made of thread, horn, cloth covered, metal, or leather. Shirts always were one of the first clothing items to wear out and fall apart during active military service especially in the warmer months.

Neck Coverings

A man needed to wear a neckerchief or neck stock around his neck (which was worn over the collar of the shirt) to be considered properly dressed by 18th century standards. Neckerchiefs and neck stocks were the 18th century version of the modern necktie. Neck coverings were an essential part of 18th century menswear, and in most cases if either a neckerchief or neck stock were not worn in public it was considered “naked” by 18th century standards. Neckerchiefs were made of solid or printed silk, linen, or cotton and typically made of a triangle or square of fabric with rolled hemmed edges. They were folded diagonally and tied in a square knot at the neck. Neck stocks were typically white or black and made of linen, cotton, or silk. Unlike neckerchiefs, neck stocks were fastened around the neck with ties or a buckle. Unlike military neck stocks of the American Revolution, civilian neck stocks were not made of leather or horsehair.

Knee Breeches & Trousers

The Patriots who went off to war in 1775 wore either knee breeches or trousers with a “fall front” closure, called a “full fall” or “half fall,” as opposed to the earlier older style “fly front” button closure. The “fall front” eliminated fly buttons and created a smooth fit across the front of the breeches that when wearing a full suite of clothes eliminated the visibility of buttons and created the silhouette of smooth lines. The 1770s was a transitional period in regards to where the waistband sat and in 1775 it either was placed to ride on the hip bones or just above the natural waist. Breeches worn by New Englanders commonly were made of leather, wool, linen, velvet, silk, or fabric blends. Leather breeches where quite common among New Englanders and made of dressed and sometimes dyed buckskin, elk, or sheepskin. Breeches went down below the kneecap but no lower than the top of the shinbone, and were closed at the knee with ties or buttons. The kneeband was closed with a buckle, button, or drawstring pulled through the casing of the kneeband and was tied off. Breeches were tailored to closely fit the body and were form fitting. Trousers were a popular garment among the working class and sailors, and typically in length went down to just below the calf or above the ankle. Commonly trousers were made of linen, wool, cotton, or fabric blends. Trousers were usually tailored looser and baggier than that of the fit of breeches. Trousers were quite common with American militiamen and soldiers during the American Revolution especially during the warmer months. Common buttons on both breeches and trousers were cloth covered, thread wrapped, metal, leather, or horn. The backs of the waistbands on breeches and trousers were adjustable with a gusset and lacing.

Waistcoats

A waistcoat (the 18th century equivalent to a modern vest) was the part of a man’s clothing worn over the shirt and under the coat or jacket. Waistcoats were made with and without sleeves. A waistcoat without sleeves was the most common style worn with a full suite of clothing, although in colder weather sleeved waistcoats were favored. It was considered a social taboo in the 18th century for men to go in public showing their shirt sleeves. Men would almost never be caught in public just wearing a shirt and an un-sleeved waistcoat with no coat or jacket worn over. Sometimes in warm weather men would strip down and work in their shirtsleeves and waistcoat but this was only confined to the workplace such as a farmer plowing his field or a blacksmith working in his shop. The Patriot militia and minutemen would have never reported for military service wearing only an un-sleeved waistcoat with no coat or jacket worn over it. In warmer weather it was socially acceptable for men to wear in public a shirt and sleeved waistcoat, which was often considered a jacket. Waistcoats were either single or double breasted and constructed of wool, linen, velvet, silk, or fabric blends. In a suite of clothing typically the buttons on a waistcoat matched that of the coat, and sometimes the fabric and color of the waistcoat were of a contrasting color, design, and/or texture to the coat and breeches. Common buttons on waistcoats were cloth covered, thread wrapped, metal, leather, or horn. On the eve of the American Revolution waistcoats ranged in length from the older styled mid-thigh length of the 1750s-60s to the more common shorter skirted style just below hip level of the 1770s. Waistcoats featured a button front, and the neckline was high and rounded. Typically waistcoats had pockets which were located at waist level. Waistcoats were tailored to closely fit the body and were form fitting. Waistcoats were tailored to cover the waistband and the edges of the “fall front” of the breeches. In cold weather underwaistcoats where worn. These were waistcoats made primarily of a light-weight warm wool, and worn under the standard waistcoat, or sometimes under the shirt. The pattern and construction of underwaistcoats differed from that of standard waistcoats and tended to be shorter in length. Underwaistcoats were typically closed down the front with cloth ties or lacing through hand worked grommets opposed to buttons and buttonholes.

Coats & Jackets

Coats and jackets were the types of outer garments worn by men in the 18th century. Coats and jackets were worn over the shirt and waistcoat. Typically, coats were constructed of wool, linen, velvet, silk, or fabric blends. Jackets were considered a working class garment and were commonly made of wool, linen, or fabric blends. Common types of buttons on both coats and jackets were cloth covered, thread wrapped, metal, leather, or horn. Both coats and jackets were tailored to closely fit the body and were form fitting. The length of coats varied from mid thigh to knee length. During the 1770s there were two types of coats men wore. The frock coat was worn by men of all social classes. The dress coat was a formal garment constructed of the finest materials, finely tailored, and was often reserved for the social elite. Both types of coats had cuffs, and depending upon the style may or may not have had a collar. Typically a frock coat had a single or double breasted button front, the neckline was high and rounded, and had functioning pockets. On the other hand, dress coats typically were not cut to have a functioning button front. Instead, they had faux buttonholes and buttons purely for decoration. Many dress coats fastened down the front with hooks and eyes, or had a couple functional buttonholes at the top of the coat. The neckline of dress coats was high, and typically the pockets on dress coats were not functional. Jackets are best described as a waistcoat with sleeves or a shortened version of a coat. Jackets had a single or double breasted button front, the neckline was high and rounded, and had functioning pockets. Depending upon the style, jackets may or may not have had a collar and cuffs. There were different styles of jackets in the 1770s one of the more common styles among the working class was the “sailor jacket,” which was the style of jacket worn by many mariners during the time period. As with all civilian men of New England, the Patriot militia and minutemen of 1775 wore a mix and variety of styles of both coats and jackets depending upon their social status.

Farmer’s Frock or Smock

A frock or smock was an overshirt sometimes worn by men over their clothing (i.e. a full suite of clothing) to protect their clothes while working in the fields or performing similar tasks of manual labor. These were oversized shirts constructed in the same exact manner and out of the same materials as standard body shirts. Frocks/smocks were primarily made out of stout and durable linens. During the Siege of Boston, Patriots wore frocks/smocks over their clothing while performing fatigue duties such as constructing earthworks.

Greatcoats or Surtouts

The greatcoat/ surtout was a stout wool overcoat worn by men over their clothing in cold weather. Typically reaching to below the knees, greatcoats/surtouts had a collar, a cape (or capes) to shed the rain, large cuffs, and a slit in the back to allow for riding a horse. Greatcoats/surtouts were often closed by a button front, tabs that went across the opening and buttoned, or tied shut with cloth ties.

Stockings & Socks

Stockings, or hose, were worn with both knee breeches and trousers. Socks were worn with trousers. Stockings came up over the knee and were secured with cloth or leather garters that either tied or buckled. Stockings were primarily knit and made of wool, cotton, linen, silk, or fabric blends. For the most part stockings were knit on machines, although still many were knit by hand. Machine knit stockings were manufactured in two flat pieces, then in the factory hand sewn together up the back creating a “back seam.” Stockings made of thread, or cut and sewn cloth were common among the poor and working class. Socks were shorter than stockings and did not go over the knee. Socks were made from the same materials as stockings with the exception of finer materials such as silk, and the process for making socks was different but very similar. Stockings and socks were available in a plethora of different solid colors, but bleached and shades of white were the most common.

Scarpe

The style of mens shoe common to the time period of the American Revolution were low quarter, rough or smooth side out black leather shoes with buckles or ties (laces). Most shoes of this time period were straight lasted – no defined difference between shoes made for the right or left foot. Lace up ankle high half-boots were also worn – favored by gentlemen hunters, horsemen, and military officers. The shoe industry was thriving on the eve of the American Revolution in the Thirteen Colonies and shoes could have been bought readymade “off the rack,” or custom made from local shoemakers. Shoes were also imported from England. Shoes were butt stitched together, made from vegetable tanned leather, and typically had rounded toes (but depending upon style and maker sometimes had pointed or square toes). For men engaged in prolonged and hard military service shoes wore out rather quickly.


Behind the scenes [ edit | modifica sorgente]

A deleted scene from A New Hope, clearly showing the difference between white and light-grey officers' uniforms.

The uniforms created for Star Wars: Episode IV A New Hope varied in color, with some appearing to be a slightly lighter grey than others. White and light-grey uniforms were also made, both with black trousers. The former has been identified to have been worn by members of the intelligence community. ⎛]


100 Years of Flight Attendant Uniforms

Whilst the role of cabin crew has not changed too drastically in the past decades, what they wear has. Flight attendant uniform has evolved since the very first staff members took flight in the 1920s. This development is what has led to the classy and professional look worn today. Here’s a quick look at the past 100 years of the cabin crew uniform.

The early years: 󈧢s, 󈧬s and 󈧶s

The role of the cabin crew member, above anything else, has always been to safeguard passengers on board. As a result, these staff members require a dress code that allows them to complete various tasks without compromising their safety or that of others around them.

In the late 1920s and early 1930s, when commercial airlines really started hiring their cabin crew, the uniform was quite different from what it is today. Clothing was heavy and durable and demonstrated more of a military-style flare. Back then, cabin crew wore large caps that covered their ears, capes, and skirts that fell below the knee. The idea was to instill a sense of professionalism and duty in these cabin crew. However, you can understand why the cape might not have been the most practical piece of attire.

As a result, the flight attendant uniform underwent a bit of a change post-1930s. Airlines became more creative with their dress codes and largely did away with capes. In the 󈧬s and some of the 󈧶s, flight attendants wore tailored blazers, midi-pencil skirts, and small heeled shoes. At this time, it was still commonplace for all cabin crew to wear hats. The look was intended to match that of the well-attired and wealthy customers on board and exuded a respectable air.

Refining uniforms to meet a sexualized strategy

However, by the late-50s and well into the 60s, a new gameplan had come into place which utilized the assets of cabin crew employees. At that time, airlines were hiring cabin crew with a specific agenda. They wanted unmarried women who met a particular height and weight criteria in order to boost profits. These women were subsequently sexualized in order to appeal to the largely male clientele at the time.

In the 󈨀s, cabin crew could regularly be seen in tiny hot pants and knee-high boots to boost sex appeal ensuring higher profits for airlines. Of course, not every airline followed this tact even if they did make sure to accentuate a woman’s figure. Belts were used to hug in waists and bright colors drew the eye to the wearer.

The development of the modern uniform

Thankfully the sexist outfit design didn’t last much longer than the 1960s and a new, more professional look was coming in. In fact, this outfit was more similar to the initial flight attendant outfit design but came with a modern twist.

These new outfits were designed with the business suit in mind. Whilst small heels were still in fashion, hot pants certainly were not. They were replaced with knee-length skirts and less restrictive items of clothing. In the 1980s, the waistcoat and sleeveless jumper became part of some uniforms.

Since then, airlines have really added their own flair to what their staff wears. There are very few waistcoats to be seen these days, but many cabin crew will still sport blazers over short-sleeved shirts. For men, the attire is often matching pressed suit trousers and a blazer as well as a white shirt. Some female cabin crew also have the option of wearing trousers.

However, not all uniforms are standardized today. Some cabin crew wear neckties, some wear berets and other hats. More diverse still, airlines that related to a particular culture have their cabin crews wear uniform more akin to traditional cultural dress codes, such as Hawaiian Airlines with floral shirts and a hibiscus behind the ear.

Do you have any cabin crew uniform stories to share? Did you like the uniform during a particular era? Have your say in the comments.


Tankers

The aerial refueling community in the US has a saying, “nobody kicks ass without tanker gas!” This was certainly true during the Syrian strike mission. American and French KC-135R and C-135FR Stratotankers were on-station, a safe distance away from the action, ready to refuel allied aircraft as needed.

A 100 ARW KC-135 landing at RAF Mildenhall, UK (US Air Force)

Built by Boeing and operating off the same platform as the E-3 Sentry, the KC-135 has flown for the USAF since the late 1950s and will likely remain in service for decades to come. This legendary workhorse has seen action from Vietnam to Operation Desert Storm and still actively participates in coalition operations against ISIS today in the Middle East.


Highly Conspicuous Uniform

In Real Life, soldiers on duty will usually wear fatigues. These combat uniforms are designed for many practical needs, including a lack of highly-visible markings or bright colors to help the soldier blend into the environment better. This results in fatigues crafted in either a neutral monochrome or a camouflage pattern, with the flashy dress uniforms reserved for ceremonial purposes. Officers wear the same outfits as enlisted men (except for the rank insignia) so that they can't be singled out by the enemy.

In fictional works (especially visual ones), this line of thinking gets thrown out the window, causing the Redshirt Army and the Evil Minions to charge into battle wearing uniforms that turn them into walking targets. Leaders and Officers are even worse, often charging into battle with elaborately gaudy outfits to emphasize their leaderness. Despite such recklessness, the wearer never suffers any negative repercussions for doing so (or at least no more than those offered by some other tropes).

Still, the setting may justify doing away with visual camouflage, especially in cases the enemy doesn't depend on human spectrum vision to target the opponents, be it using infrared, echolocation or some kind of Aura Vision (or just different visual recognition patterns, because most camouflages are adapted to deceive the human perception). Another justification is (ab)use of civilian equipment like a Hazmat Suit or a cargo manipulation exoskeleton in combat.

This trope typically manifests in the following ways:

    Bullseye Badge: The uniform has a highly-visible, easily-targeted symbol of their organization in a vulnerable location, such as the upper torso or on their helmets. The Laws and Customs of War require soldiers to wear a symbol that visibly separates them from civilians, but not to such ridiculous extremes. Some works will attempt to justify this trope by saying the badge is intended to draw fire to an armored portion of the ensemble. Often occurs due to Sigil Spam.

Of course, it's entirely possible to combine both instances into one huge Uniform of Impracticality, as seen in the trope illustration.

In historical works taking place before the time around World War I, this is Truth in Television, as a lot of armies really did wear ridiculous uniforms back then uniforms with adaptive coloring didn't become widespread until the twentieth century. France in particular didn't adopt some sort of camouflage for regular soldiers until 1914. Indeed, using bright colors to aid identification of allies during combat made a lot of sense at the time, given that muskets tended to be extremely inaccurate at distances over 100 yards and a lot of the combat infantry fire was conducted at even closer range. Meanwhile the commanding officers had to know where their units were, which was the reason why even units with less conspicuous uniforms (e. g. Russians dressed in dark green, Prussians dressed in dark blue, Swedes dressed in dark blue or grey, Portuguese dressed in brown) carried large and highly conspicuous colours, standards or guidons. Even when breechloading rifles were introduced in European armies, colored uniforms still served a purpose in identification amidst the gunpowder smoke until smokeless powder was adopted.

Note: Examples of individuals with highly conspicuous uniforms (such as Captain America or Batman) might belong under Chest Insignia instead.


An Officer and A Gentleman: Naval Uniform and Male Fashion in the Eighteenth Century

William Augustus, Duke of Cumberland

Studio of David Morier, oil on canvas, (circa 1748-1749), 29 1/2 in. x 24 in. (749 mm x 610 mm), Transferred from British Museum, 1879, NPG 537

  • William Augustus, Duke of Cumberland, was the third son of George II and a leading general of the day.
  • He is shown in this portrait in the uniform of an Army general.
  • When this portrait was painted, officers in the Army had been wearing uniform for almost a hundred years. By contrast, their counterparts in the Navy had only just received their first ever uniform.
  • A number of features of military uniform, such as the turned-back lapels shown in this portrait, later became part of naval uniform.
  • Throughout the eighteenth-century, military uniform was red and British soldiers were known as “redcoats”. When naval uniform was introduced in 1748, the decision was taken that it would be dark blue, giving us the term “Navy blue”. However, many naval officers would have preferred red uniforms, like the Army. They thought that red was a more martial and dignified colour.

James Cornewall
By Unknown artist, oil on canvas, 1730s, 50 1/4 in. x 40 in. (1276 mm x 1016 mm), Given by Cecil Andrew South, 1980, NPG 5323

  • James Cornewall was a naval officer in the early eighteenth century. He was killed at the Battle of Toulon in 1744.
  • This portrait shows Cornewall in the decade before he died.
  • The Navy had no official uniform at this date so Cornewall is shown in his own clothes. He wears a blue velvet coat.
  • Blue and brown coats were fashionable for gentlemen in the 1730s and 1740s and many naval officers chose to wear these colours in their portraits. There was also a fashion among naval officers for wearing blue coats with red waistcoats.

The Introduction of Uniform

  • These images show the first full-dress naval uniform pattern, introduced in 1748.
  • The flared skirt and deep cuffs of the coat reflect contemporary fashions. This style was considered relatively conservative in the late 1740s but the Admiralty wanted a look that was well-established and traditional.

Sir Peter Warren

By Thomas Hudson, oil on canvas, circa 1751, 53 1/2 in. x 52 in. (1359 mm x 1321 mm), Given by Dr D.M. McDonald, 1977, NPG 5158

  • Sir Peter Warren was born into a Roman Catholic family in Ireland but he was raised as a protestant so that he could enter the Royal Navy, which did not allow Catholics to serve as officers. He became famous for masterminding the successful British siege of the French fortress at Louisbourg in 1745.
  • He is shown here in rear-admiral’s full-dress uniform.
  • An officer’s rank was indicated by the gold decoration on his uniform. The most senior officers had the most elaborate decoration. Tassels like those on Warren’s coat were only worn by admirals.
  • There is one ring of gold lace around the cuff, denoting a rear-admiral. Vice-admirals had two rings and full admirals had three rings.
  • Warren also wears a red sash, which indicates that he had been made a Knight of the Bath by the King.

Dress coat of a naval lieutenant
Wool, linen-wool blend, brass buttons, 1748–67, 1080 x 410 x 280 mm, National Maritime Museum, UNI0003.

  • This coat was designed for a naval lieutenant.
  • Although it is similar in style to the coat worn by Sir Peter Warren, it is much plainer, without any gold embellishment. This shows that the officer holds a lower rank. Lieutenant was the lowest commissioned rank in the eighteenth-century Navy.
  • An important function of uniform was to signal the rank that the wearer held within the Navy.

Uniform Pattern Changes

  • Naval uniform was updated every few decades to keep pace with fashion.
  • These images show the Navy’s second full-dress uniform, introduced in 1767. The deep cuffs and full skirts of the first pattern have been replaced by closer fitting alternatives. Turned-back lapels – a common feature of eighteenth-century military uniform – appear here for the first time in naval full-dress. This pattern remained in use until the 1780s.

John Jervis, Earl of St Vincent

By Francis Cotes, oil on canvas, 1769, 49 1/2 in. x 39 1/2 in. (1257 mm x 1003 mm), Purchased with help from the Art Fund, 1949, Primary Collection, NPG 2026

  • John Jervis was a talented naval officer and politician, rising to the rank of admiral and becoming First Lord of the Admiralty. He is famous for commanding the victorious British fleet at the Battle of Cape St Vincent on 14 February 1797 and for making important reforms to naval administration and discipline.
  • Jervis is shown in this dynamic portrait as a captain in 1769. He wears the new full-dress uniform for captains, which had been introduced in 1767.

Dress coat of a naval captain
Wool and linen with brass buttons and gold lace, 1774–87, 1025 x 600 mm, National Maritime Museum, UNI0011.

  • This uniform would have been worn by a captain.
  • It shows that breeches, rather than trousers, were official naval uniform.

Epaulettes

  • Epaulettes were officially introduced into naval uniform in 1795 but some officers wore them as a non-regulation accessory before this date. Officers often flouted Admiralty regulations by embellishing their uniforms in ways that suggested their wealth, status or fashion sense.
  • Epaulettes were a mark of military distinction that originated in France and their adoption demonstrates the influence of foreign military fashions over British naval uniform.
  • Some officers were initially resistant to the introduction of epaulettes. Horatio Nelson condemned the adoption of “Frenchman’s uniform” in a letter to his friend and mentor William Locker in 1783. However, Nelson did wear epaulettes after they became official uniform. The bullet that killed him at Trafalgar hit his epaulette.

Lord Hugh Seymour

By Samuel William Reynolds, published by John Jeffryes, after John Hoppner, mezzotint, published 1 June 1802, 13 7/8 in. x 10 in. (353 mm x 254 mm) plate size 15 in. x 11 1/8 in. (381 mm x 281 mm) paper size, Bequeathed by (Frederick) Leverton Harris, 1927, NPG D14704

  • Lord Hugh Seymour was the fifth son of Francis Seymour-Conway, 1st Marquess of Hertford. He was a prominent figure in society with a reputation for dissolute behaviour in his youth but he went on to become a courageous and successful naval officer.
  • At a meeting with French royalists at Toulon in 1793, Seymour found that he was not recognised as an officer because he did not have epaulettes. After this, he began wearing epaulettes, even though they were not official uniform.
  • Two years later, in March 1795, he became a Lord of the Admiralty and used his new position to change the uniform regulations. He made epaulettes mandatory for officers in order to indicate rank to non-English speaking allies.
  • Wearing vice-admiral’s full-dress uniform, he is shown here proudly displaying his epaulettes.

Epaulette of a vice-admiral worn by Horatio Nelson at the Battle of Trafalgar
Card or sheet metal, cotton wadding, silk, silver, gold alloy, before 1805, National Maritime Museum, UNI0031.

  • This epaulette was worn by Horatio Nelson at the Battle of Trafalgar on 21 October 1805.
  • It is decorated with two stars, indicating the rank of a vice-admiral, worked in silver spangles and metal thread.
  • One side has been damaged by the bullet that killed Nelson, exposing some of the cotton wadding used to pad the underside of the epaulette.
  • Fired by an enemy sniper from high up in the rigging of the French ship Redoubtable, the bullet broke Nelson’s shoulder blade and damaged his spine.
  • When the bullet was removed during Nelson’s autopsy, some of the gold bullion from the epaulette was still stuck to it.

Non-Regulation Clothing

  • These portraits show that officers often adapted and personalised their uniform to make it more practical or to suit their own taste.
  • Throughout the eighteenth century, Admiralty regulations stated that officers should wear knee breeches, stockings and shoes but these portraits show officers wearing trousers.

John Byron

After Unknown artist, line engraving, circa 1778, 7 1/4 in. x 4 1/2 in. (184 mm x 115 mm) plate size. Given by Henry Witte Martin, 1861, NPG D23545

  • John Byron was the grandfather of the famous Romantic poet, Lord Byron. He was a decorated naval officer, noted for his circumnavigation of the world in the Delfino in 1764–66.
  • This print was published during the American War of Independence, in which Byron served as commander-in-chief of the North American station and held the rank of vice-admiral. However, the portrait shows him in captain’s uniform.
  • The print may indicate how officers actually dressed for active duty. Byron wears an undress uniform coat and waistcoat but, instead of tight-fitting knee breeches, he wears trousers, which were not official uniform. There is evidence that officers sometimes opted to wear long, loose-fitting trousers on deck because they allowed greater freedom of movement.
  • Underneath his waistcoat, a sword belt with an oval buckle hangs diagonally across his chest. His sword has a distinctive eagle-headed hilt, visible beside his left hip.

Sir William Sidney Smith
By John Eckstein, oil on canvas, 1801–02, 93 1/2 in. x 57 in. (2375 mm x 1448 mm), Purchased, 1890, NPG 832

  • Sir William Sidney Smith was an eccentric and egotistical officer, whose intelligent, imaginative and daring actions in the 1790s caught the public eye. He was famous for escaping from the Temple Prison in Paris after he was taken prisoner by the French in 1797.
  • This portrait represents Smith fighting alongside Ottoman troops at the Siege of Acre in 1799. Composed in the artist’s studio, it is theatrical and romanticised, rather than an accurate portrayal of the battle.
  • Although he wears a uniform coat, Smith wears tight-fitting trousers and knee-high Hessian boots, instead of the breeches and stockings specified by Admiralty regulations. This reflects a contemporary fashion for trousers and Hessian boots, which was later popularised by the Duke of Wellington.
  • The fashion-conscious Smith is always depicted wearing boots in his portraits.
  • Eckstein’s portrait also shows Smith heavily armed for battle. Holding a sword in his right hand, he has one pistol thrust into the Turkish sash around his waist and another hanging from a shoulder strap.

Spade

  • Accessories worn with uniform added extra layers of meaning. Swords had particularly important symbolic value.
  • In battle, officers armed themselves with short swords or cutlasses, which were well-suited for fighting at close-quarters in the cramped conditions on the deck of a warship. However, in portraits, they are generally shown wearing long swords, often with decorative hilts. These swords were dress swords designed for display rather than fighting. Sometimes officers were given valuable dress swords in recognition of bravery or distinguished service.
  • In the eighteenth century, wealthy and high-born men wore dress swords to signal their status as gentlemen.
  • When a naval officer was court-martialled, his sword was taken from him and placed on a table in the court room to show that his rank and reputation had been put on hold. If he was acquitted, his sword was returned to him. If he was found guilty, the point of the sword was turned towards him. This practice continued in Britain until 2004.

Augustus Keppel, Viscount Keppel

By Sir Joshua Reynolds, oil on canvas, 1779, 48 1/2 in. x 39 1/2 in. (1232 mm x 1003 mm), Purchased, 1864, NPG 179

  • Wearing the uniform of a full admiral, Augustus Keppel is shown here near the end of his long naval career. He enjoyed a close friendship with the celebrated painter Sir Joshua Reynolds and sat to the artist for seven portraits over the course of his life.
  • The portrait was painted to celebrate Keppel’s acquittal following a high-profile court-martial inquiring into his conduct at the Battle of Ushant in July 1778.
  • He is shown proudly grasping the hilt of his sword, referring to the symbolic moment at the end of the court-martial when his innocence was proclaimed and his sword was returned to him.
  • Reynolds produced multiple versions of this portrait. To show his gratitude, Keppel distributed the paintings among those who had defended him during his trial. This example was presented to John Dunning.

Lloyds Patriotic Fund £100 Trafalgar pattern presentation sword, presented to Captain J.R. Lapenotiere
By Richard Teed, steel with gilding, 1805, 749 x 38 mm, National Maritime Museum, WPN1045.

  • This sword was presented to Lieutenant John Richard Lapenotiere by Lloyds Patriotic Fund in 1805 in recognition of his services. Commanding a small but fast vessel known as the Salamoia, Lapenotiere had raced from the Mediterranean Sea to London after the Battle of Trafalgar to bring news of the British victory to the Admiralty.
  • Founded in 1803, Lloyd’s Patriotic Fund is a charitable fund, which uses public donations to support wounded servicemen and their families. Until 1809, the Fund also awarded prizes for bravery in the form of money, silverware and engraved swords, like this one.
  • A portrait in the National Maritime Museum shows Lapenotiere holding this presentation sword.

Seals

  • Seals were another important accessory for naval officers. Consisting of a metal die or engraved gem, the seal was pressed into hot wax to make an impression on a document.
  • Functioning like a signature, they were used by officers to authenticate official correspondence to the Admiralty and to seal their personal letters to loved ones at home. Officers were often away at sea for long periods and letters provided a vital means of communication with their families in Britain.
  • Eighteenth-century gentlemen, including naval officers, often wore their seals as fashionable items of jewellery, usually hanging them from a ribbon or chain at their hip.

Sir Home Riggs Popham

By Unknown artist, oil on canvas, circa 1783, 74 1/2 in. x 47 1/2 in. (1892 mm x 1207 mm), Given by G.F. Popham Blyth, 1888, NPG 811

  • Sir Home Riggs Popham entered the Navy in 1778 and saw service against the French in the Revolutionary and Napoleonic Wars (1793–1815). He devised a system for using signal flags that remained in use in the Navy until the invention of radio rendered communication by flag obsolete.
  • He is shown here as a young man in lieutenant’s full-dress uniform.
  • He has a baton in his right hand and holds his tricorn hat in his left. A dress sword hangs at his left hip.
  • A seal hangs from his waist on a length of ribbon.

Pinchbeck fob seal set with an oval agate intaglio
Agate and pinchbeck, 18th century, 40 x 22 x 29mm, National Maritime Museum, JEW0110.

  • This seal is made from pinchbeck (an alloy of zinc and copper used as a cheap substitute for gold) and contains an agate gem engraved with a ship.
  • The provenance is unknown but the design would have been appropriate for a naval officer.

Gold fob seal set with a crystal intaglio
Crystal and gold, 1797, 5 x 15 x 32 mm, National Maritime Museum, JEW0079.

  • This seal is made from gold and features an agate gem engraved with the arms of Vice-Admiral Horatio Nelson from 1797–8.
  • It was common for seals to feature officers’ coats of arms.
  • Nelson’s arms are supported by a lion and a sailor armed with a cutlass and a pair of pistols, who carries a staff bearing a Commodore’s flag.

Medals and Honours

  • Officers were permitted to wear official medals and honours as part of their uniform
  • Throughout the eighteenth century, naval officers were rewarded for distinguished service with knighthoods and other royal honours. The Admiralty also began awarding gold campaign medals during the 1790s. These medals were given to senior officers who had fought in particular battles and always hung on blue-and-white striped ribbons.
  • In the 1790s and early 1800s, the government distributed an increasing number of medals and honours to officers. This recognised the Royal Navy’s widespread success in this period as Britain established itself as the world’s leading naval power, culminating in Nelson’s famous victory at the Battle of Trafalgar in 1805.

Adam Duncan, 1st Viscount Duncan

By John Smart, pencil and wash, feigned oval, 1798, 7 1/8 in. x 6 3/8 in. (181 mm x 162 mm), Purchased, 1963, NPG 4315

  • Adam Duncan was a Scottish officer, most famous for leading the British fleet to victory against the Dutch at the Battle of Camperdown on 11 October 1797.
  • This portrait shows Duncan wearing a sash across his chest and a star on the left breast of his coat. These details indicate that the admiral was a knight of the Russian Imperial Order of Saint Alexander Nevsky. He was awarded this honour by Emperor Paul I after commanding an allied Anglo-Russian fleet in the North Sea in 1797. A number of eighteenth-century British naval officers held foreign honours, which they won as a result of working with or serving in overseas navies.
  • Duncan also wears the gold campaign medal that he was awarded for his victory at the Battle of Camperdown. It is hung around his neck as per the instructions that he received with the medal, which stated: “The Blue and White Ribband to be passed through the oval ring attached to the Medal, and to be worn round the neck, under the Coat, and over the waistcoat, so that the medal may hang about an Inch above the Pit of the Stomach.”

Captain’s Naval Gold Medal awarded to Captain John Wells for the Battle of Camperdown

By Lewis Pingo, gold, 1797, 33 mm diameter, National Maritime Museum, MED0154.

  • This is an example of the gold campaign medals awarded to officers by the Admiralty in the 1790s.
  • This medal was given to John Wells, who was captain of the Lancaster at the Battle of Camperdown in 1797.
  • The obverse (front) shows Britannia being crowned with a wreath by a winged Victory.
  • The reverse (back) is inscribed: “JOHN WELLS ESQUIRE. CAPTAIN OF H.M.S. THE LANCASTER ON THE 11 OCTOBER MDCCXCVII [1797]. THE DUTCH FLEET DEFEATED.”
  • The ribbon has been cut short and attached to a gold buckle, enabling Captain Wells to wear the medal pinned to his chest in the way that naval and military officers wear medals today. Many officers chose to wear their medals in this manner, rather than hanging them around their necks.

This feature was compiled by Katherine Gazzard as part of an AHRC-funded Collaborative Doctoral Partnership project with the University of East Anglia (UEA), the National Maritime Museum and the National Portrait Gallery.

All National Maritime Museum images © National Maritime Museum, Greenwich, London.

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