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Mosaico del cortile urbano romano

Mosaico del cortile urbano romano



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Antiche Ville Romane di Lusso

Le ville dell'Antica Roma erano dimore tipicamente romane di campagna per persone facoltose costruite ai tempi della Repubblica e dell'Impero. Località popolari incluse sui laghi del Nord Italia, sulle colline a est di Roma, sul golfo di Napoli e fuori Pompei. Sono stati stabiliti come ritiri dalle pressioni frenetiche della vita quotidiana della città, i piaceri dell'ambiente di campagna sono stati percepiti per fornire il necessario recupero. Ma fungevano anche da simboli del potere e dello status dei proprietari di ville. Nel tempo diventano sempre più lussuosi e stravaganti, vasti affari tentacolari di stanze e giardini riccamente decorati.

Odyssey Traveler conduce un tour delle antiche ville di lusso romane come parte del nostro tour guidato di 13 giorni dei laghi e dei paesaggi del Nord Italia. Durante il tour viaggiamo da Milano a Venezia sperimentando lungo il percorso i panorami dei laghi luminosi della regione, dei mari azzurri, dei confini montuosi, dei vigneti e delle città storiche tra cui Verona, Trieste, Trento e altro ancora. Visitiamo la lussuosa villa di Desenzano come parte di un'intera giornata alla scoperta dello spettacolare Lago di Garda circondato da paesi e vette di montagna. Questo articolo esplora i tipi storici e le caratteristiche di queste ville di lusso per assistere il tuo tour.

Illustrazione in sezione trasversale della villa romana

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Mosaico del cortile urbano romano - Storia

Quello che segue è un articolo dell'architetto Javier Cotelo pubblicato su L'Osservatore Romano il 14 giugno 2011:

Uno degli elementi architettonici più recenti in piazza San Pietro è il mosaico dedicato a Maria Mater Ecclesiae, inscritto con le parole Totus Tuus, un segno dell'immenso affetto di Papa Giovanni Paolo II per la Madonna.

Ho avuto il privilegio di conoscere qualcosa sull'origine della decisione di realizzare questo mosaico, riflesso del rapporto speciale del Beato Giovanni Paolo II con i giovani e del suo profondo senso di gratitudine.

Durante la Settimana Santa del 1980, Papa Giovanni Paolo II ricevette in udienza diverse migliaia di giovani giunti a Roma per il Convegno UNIV, incontro internazionale di studenti universitari che partecipano alle attività dei centri dell'Opus Dei nel mondo. Questo appuntamento annuale, iniziato nel 1968, unisce il desiderio di trascorrere il Triduo della Settimana Santa a Roma, la città di Pietro, con attività di arricchimento culturale per gli studenti.

Al termine dell'udienza, uno dei giovani presenti, Julio Nieto, ha detto al Santo Padre che tra tutte le statue in piazza San Pietro non trovava nessuna immagine della Madonna, e che quindi la piazza era incompleta . "Bene molto bene! Dobbiamo dare il tocco finale alla piazza”, ha risposto Giovanni Paolo II.

Questa conversazione è giunta alle orecchie di mons. Alvaro del Portillo, successore di san Josemaría alla guida dell'Opus Dei. mons. Del Portillo, mosso dal desiderio di realizzare senza indugio quello che riteneva un desiderio del Santo Padre, mi ha chiesto di iniziare a pensare ad un luogo adatto per un'immagine della Madonna in piazza, aggiungendo che potrebbe essere dedicata a Maria Mater Ecclesiae. All'epoca lavoravo come architetto a Roma e avevo la fortuna di vivere vicino al Prelato dell'Opus Dei in Viale Bruno Buozzi.

Dopo diverse settimane e numerose visite in piazza per trovare un luogo adatto, ho suggerito a mons. Del Portillo una possibile soluzione, fornendo fotomontaggi e schizzi. Il mio suggerimento è stato che una finestra sull'angolo dell'edificio tra il cortile di San Damaso e la piazza potesse essere sostituita da un mosaico della Madonna.

Il 27 giugno 1980 la proposta fu inviata al Santo Padre, con testi, disegni e fotografie, e gli schizzi dei prospetti e delle sezioni che sono riprodotti in questa pagina. Dopo diversi mesi senza ricevere risposta, un'altra copia del materiale è stata inviata al Santo Padre tramite l'allora segretario mons. Stanislaw Dziwisz.

Pochi mesi dopo, Giovanni Paolo II fu fucilato in piazza San Pietro e, come lui stesso disse, la sua vita si salvò grazie alla protezione di Maria. In segno di gratitudine ha voluto collocare un'immagine della Madonna in piazza San Pietro. Il desiderio del Romano Pontefice sfociò nella proposta di mons. Del Portillo è stato guardato da vicino dalle autorità competenti in Vaticano, e il sito ha suggerito di essere stato scelto come location per l'immagine di Maria Mater Ecclesiae.

Il mosaico (ispirato al Madonna della colonna dalla basilica costantiniana) fu installato il 7 dicembre 1981 e, il giorno successivo, dopo aver recitato l'Angelus, Giovanni Paolo II lo benedisse. Ha espresso il desiderio “che quanti vengono in Piazza San Pietro alzino lo sguardo su Maria, per salutarla con filiale fiducia e preghiera”.

Ho pensato spesso a questo evento come un altro esempio del rapporto speciale di Giovanni Paolo II con i giovani. Trovo ancora sorprendente che le parole del Papa, “dobbiamo dare il tocco finale alla piazza”, rivolte a uno studente universitario un anno e mezzo prima, siano diventate realtà.

Tre giorni dopo, l'11 dicembre, il Papa ha invitato mons. Del Portillo per concelebrare la messa nella sua cappella privata e fare colazione. Ha voluto fargli conoscere la sua grande gioia nel benedire l'immagine in piazza e ringraziarlo per aver fornito l'idea della sua collocazione.

Pochi giorni dopo, il Santo Padre gli inviò premurosamente il disegno del mosaico, in bianco e nero, che serviva a guidare la disposizione delle tessere colorate. Questo disegno, mostrato nella fotografia, è ora negli uffici centrali della Prelatura dell'Opus Dei.

Fu papa Paolo VI che, nel novembre del 1964, annunciò di voler concludere le sessioni del Concilio Vaticano II «con la gioia di onorare la Madonna con il titolo di Madre della Chiesa, Mater Ecclesiae”. E Paolo VI aggiunse: «Questo titolo ci aiuterà a onorare Maria Santissima, Regina amorosa del mondo, sorgente di unità come Madre nostra, e tenera speranza della nostra salvezza». Questa immagine, così strettamente unita alla memoria dei Papi Paolo VI e Giovanni Paolo II, è un buon richiamo per tutti i cristiani, vedendola, a chiederle di proteggere tutti i suoi figli nella Chiesa.


Archeologia in Israele: Cafarnao

"Quando Gesù seppe che Giovanni era stato messo in prigione, tornò in Galilea. Lasciando Nazaret, andò a vivere a Cafarnao, che era presso il lago nella zona di Zabulon e Napthali." (Matteo 4:12-13)

I resti di Cafarnao del Nuovo Testamento si trovano sulla sponda settentrionale del Mar di Galilea. La città era un centro delle attività di Gesù nella Galilea ebraica (Matteo 4:13, 8:5) e divenne nota come "la sua stessa città" (Matteo 9:1), dove compì numerosi miracoli (Luca 4:31-35 Matteo 8:14-17 Marco 5:21-42), e ha visitato la sinagoga (Marco 1:21-28). Cafarnao è menzionata anche da Giuseppe Flavio (Vita 72), che vi fu condotto dopo essere stato ferito in battaglia. Fonti cristiane del periodo bizantino descrivono Cafarnao come un villaggio abitato da ebrei e cristiani. Nel primo periodo musulmano (VII-VIII secolo), Cafarnao continuò a prosperare, poi decadde e fu abbandonata nell'XI secolo. Le sue rovine erano conosciute in arabo come Tel Hum, conservando l'antico nome ebraico Kfar Nahum (il villaggio di Nahum).

I resti degli edifici e della sinagoga furono identificati nel 1838 da Eduard Robinson come Cafarnao del periodo del Nuovo Testamento e da allora hanno attratto molti studiosi, principalmente cristiani. Il sito fu acquisito dai Padri Francescani alla fine del XIX secolo, i quali condussero scavi, principalmente dell'edificio della sinagoga e della struttura ottagonale a sud di essa. La sinagoga è stata parzialmente restaurata all'inizio del XX secolo. Ampi scavi nell'area del villaggio e delle fondamenta della sinagoga e della struttura ottagonale furono rinnovati dai Padri Francescani tra il 1968 e il 1972, e nel 1978-1982 furono condotti scavi nell'area della chiesa greco-ortodossa, a est del sinagoga.

Cafarnao fu fondata durante il periodo ellenistico (II secolo a.C.). Durante il periodo dell'attività di Gesù in Galilea (inizio del I secolo dC), era un grande villaggio ebraico. In epoca tardo romana e bizantina (III-VII secolo) divenne una prospera cittadina estesa su circa 13 acri, lungo la riva del Mar di Galilea e il moderato pendio a nord. Gli abitanti erano pescatori, contadini e mercanti. Una pietra miliare romana recante un'iscrizione del periodo dell'imperatore Adriano (inizi del II secolo dC) attesta l'importante strada che attraversava il villaggio, che collegava la Galilea con Damasco.

Gli scavi hanno rivelato che le case del periodo del Secondo Tempio erano disposte in insulae (blocchi) con strade che correvano tra di loro. Costituite generalmente da un ampio cortile circondato da stanze, le case erano costruite in basalto locale e cemento e le loro pareti erano ricoperte da intonaco di colore chiaro. Ogni casa aveva un solo ingresso, dalla strada. I cortili erano pavimentati in basalto, e lungo i loro muri furono costruite scale che davano accesso al secondo piano o al tetto. Nei cortili furono scoperti molti forni e le case contenevano numerose macine di basalto.

La Sinagoga

La sinagoga di Cafarnao era una struttura imponente. Costruito con grandi blocchi di calcare bianco delle colline della Galilea a ovest della città, spiccava tra gli edifici di basalto grigio che lo circondavano. La sinagoga era costruita su una piattaforma, due metri sopra le case della città, e da essa separata da strade sui quattro lati. Orientata nord-sud, aveva una facciata sud decorata verso Gerusalemme.

La sinagoga era costituita da un'aula di preghiera (20,5 x 18,5 m.), un cortile ad est (20,5 x 11 m.) e un portico d'ingresso (largo 4 m.), che correva lungo la facciata dell'intero edificio. Scale, su entrambi i lati del portico d'ingresso, conducevano alla sinagoga. Alla sala di preghiera si accedeva dal cortile da un unico ingresso. Tutte le parti della sinagoga erano pavimentate con lastre grandi e spesse di calcare levigato.

La Sala della Preghiera. Di pianta basilicale, le sue pareti esterne erano decorate da lesene piatte e prominenti. Tre ingressi nella parete meridionale si aprivano dal portico alla sala di preghiera. L'aula era divisa da una fila di colonne (16 in tutto), che creavano tre strette navate lungo tre delle sue pareti (tutte tranne la parete meridionale della facciata). Le colonne erano poste su alti piedistalli e sostenevano capitelli corinzi. Panchine in pietra sono state collocate lungo le pareti occidentale e orientale. I ricercatori non sono d'accordo sul fatto che ci fosse un piano sopra la sala di preghiera secondo una ricostruzione proposta, la sala di preghiera era coperta da un tetto a capanna costruito con travi di legno con tegole di argilla.

Il cortile. Un'aggiunta sul lato orientale della sala di preghiera, realizzata in epoca successiva, era raggiunta dal portico a sud da due ingressi, con un altro ingresso tramite una scala nell'angolo nord-est del cortile. C'erano tre finestre nel muro orientale, in alto rispetto al livello della strada. Il cortile era diviso da colonne in una parte centrale, scoperta, con tre portici coperti lungo le pareti, tranne lungo il muro occidentale (condiviso con la sala di preghiera).

addobbi sinagoga. La sinagoga era decorata con un rilievo in calcare bianco di altissima qualità e comprendeva una serie di motivi sconosciuti ad altre sinagoghe antiche. Centinaia di frammenti di elementi murari decorati sono stati rinvenuti in un cumulo che ricopre i resti della sinagoga, sparsi nelle vicinanze, o in uso secondario. Queste decorazioni un tempo abbellivano la parte superiore dell'edificio, principalmente l'esterno, ma nonostante l'abbondanza di decorazioni sopravvissute, si è potuta restaurare solo parzialmente.

I motivi figurativi sono pochi e molti sono stati rotti dagli iconoclasti. C'erano figure di animali, come in una cornice raffigurante un cavalluccio marino e due aquile con una ghirlanda nel becco. Un'aquila appare anche al centro dell'architrave sopra l'ingresso principale della sala di preghiera. Sull'architrave sopra l'ingresso occidentale della sala di preghiera appare un leone, statue di leoni sarebbero state collocate anche su entrambi i lati del tetto a due falde (acroteri).

I motivi ebraici erano comuni: una menorah a sette rami con un corno di montone e una pala d'incenso appare su un capitello su un architrave è un carro, che è ampiamente considerato come raffigurante l'Arca dell'Alleanza.

Tra i motivi floreali con connotazioni ebraiche vi sono fronde di palma, grappoli d'uva e melograni. Sono presenti anche motivi geometrici, tra cui rosette, stelle, pentagoni ed esagoni.

Erode figlio di Mo[ni]mos e Giusto suo figlio,
insieme ai (suoi) figli,
eresse questa colonna.

Un'iscrizione aramaica, trovata su una colonna che pare si trovasse nel cortile della sinagoga, recita:

Halfu figlio di Zebida, figlio di Yohanan, fece questa colonna. Sia benedetto.

Incontri la sinagoga. Le opinioni dei ricercatori sulla data di costruzione della sinagoga differiscono. Tutti concordano sul fatto che non è la sinagoga del I secolo d.C. dal tempo di Gesù. Secondo i più, il tipo di sinagoga Galilea, a cui appartiene la sinagoga di Cafarnao, risale al periodo romano (II e III secolo dC). Comprende elementi architettonici romani (le colonne e gli elementi architettonici sopra le colonne: gli architravi, i fregi e le cornici) con enfasi sulla forma esterna e sulla decorazione della struttura. Anche i dati storici supportano questa data di costruzione. In questo periodo, in seguito alla distruzione di Gerusalemme e del Tempio, la popolazione ebraica e le sue istituzioni religiose si concentrarono in Galilea, dove il loro predominio politico ed economico rese possibile la costruzione di una sinagoga così elaborata.

In nuovi scavi, nelle fondamenta del podio artificiale su cui sorgeva la sinagoga, sono stati rinvenuti alcuni resti del villaggio del I secolo, esistito fino al IV secolo. Ceramiche e monete rinvenute sotto il pavimento della sinagoga e nel riempimento del podio datano la struttura, secondo i padri francescani che le scavarono, a non prima del IV, ovvero all'inizio del V secolo.

Tra le strutture scoperte sotto la sala di preghiera della sinagoga c'era un pavimento ben lastricato che si estendeva su una vasta area. Le fondamenta del muro occidentale della sala di preghiera erano costruite in basalto, a differenza delle altre pareti in calce della struttura, e anche il suo orientamento era leggermente diverso dal muro sopra di essa. Gli scavi hanno concluso, quindi, che il pavimento in pietra e il muro occidentale inferiore sono resti della sinagoga dell'epoca di Gesù descritta nel Nuovo Testamento. A sostegno di questa conclusione c'è il fatto che era pratica comune costruire nuove sinagoghe e chiese sulle rovine di quelle precedenti.

La conclusione degli scavatori riguardo a una data così tarda per la sinagoga di Cafarnao è molto sorprendente e non accettata da tutti i ricercatori potrebbe avere ripercussioni archeologiche e storiche di vasta portata. È possibile che l'elaborata sinagoga di Cafarnao (e altre sinagoghe simili in Galilea), siano state costruite sotto il dominio cristiano bizantino, in apparente contraddizione con quanto è noto riguardo all'atteggiamento ostile dell'amministrazione bizantina nei confronti della popolazione ebraica. È possibile che lo stile architettonico romano sia rimasto in uso per la costruzione di sinagoghe in Galilea accanto agli edifici tipicamente modesti in stile bizantino? Questi erano decorati solo all'interno, l'abside era rivolto verso Gerusalemme e avevano pavimenti a mosaico colorati con una varietà di motivi figurativi e simboli ebraici.

La casa di Pietro

Situato a circa 30 m. a sud della sinagoga sono stati scoperti resti strutturali di tre periodi di costruzione. Nel livello più basso si trovavano i resti di un'abitazione del I secolo aC, identificata dalla tradizione cristiana come la casa di San Pietro. Già in questo primo periodo si attribuiva un significato religioso all'edificio, furono aggiunti degli ambienti e le pareti ei pavimenti furono ricoperti da intonaci chiari. L'edificio e il suo ambiente più grande (7 x 6,5 m.) fungevano da domus ecclesia per la comunità. I pellegrini che vi visitarono in epoca romana lasciarono graffiti sui suoi muri, tra cui le parole "Gesù", "Signore", "Messia" e "Dio" in greco, latino e siriaco, oltre a simboli cristiani tra cui il crocifisso, una barca e un pesce.

Nel IV secolo l'edificio fu racchiuso da un'alta cinta muraria quadrata (27 x 27 m.). All'ingresso fu aggiunto un atrio e le sue pareti furono ricoperte di intonaco colorato.

A metà del V secolo, sui resti precedenti fu costruita una chiesa ottagonale. Consisteva di due ottagoni concentrici (rispettivamente 16,5 m. e 8 m. di diametro). L'ottagono interno è stato costruito direttamente sui muri della Casa di Pietro, così da conservare un ricordo di quell'edificio. Era pavimentata con mosaici colorati e aveva al centro un pavone, antico simbolo cristiano della vita eterna. Su tre lati dell'ottagono esterno vi erano portici pavimentati in mosaico con disegni geometrici. L'ingresso dell'edificio era sul lato ovest. Sul lato est c'era una piccola abside con un fonte battesimale e stanze su ogni lato.

Scavi nell'area della Chiesa greco-ortodossa

Gli scavi in ​​quest'area a est della sinagoga hanno rivelato i resti di un villaggio che esisteva dal periodo bizantino fino all'XI secolo. Le case erano costruite in basalto e pavimentate in pietra. Un edificio apparentemente pubblico (13 x 13 m.) del periodo bizantino fu modificato per servire da abitazione nel primo periodo islamico. Sul versante settentrionale del paese è stata esposta una pianificata area residenziale. Comprendeva una serie di abitazioni con cortili e strade tra loro lungo le quali correvano canali di scolo. Vi sono state trovate prove di distruzione per terremoto (apparentemente nel 749).


Case Romane

Roma è cresciuta da una città importante in una città enorme, affollata, rumorosa, fumosa e polverosa, con bellissimi templi ed edifici pubblici. I ricchi avevano case graziose, ognuna con un atrio d'ingresso, che era il centro della vita familiare. Per coloro che non erano altrettanto ricchi, c'erano condomini, alcuni piuttosto carini, e c'erano case popolari per i poveri. Strade strette si snodano tra i sette colli, fiancheggiate da case e attività commerciali.

appartamenti: I plebei vivevano in appartamenti chiamati appartamenti. Per coloro che avevano attività commerciali, questi appartamenti sarebbero al di sopra delle loro attività. Se il loro edificio avesse più di due piani, affitterebbero i piani superiori ad altri plebei. Questi tipi di appartamenti erano generalmente spaziosi e piacevoli. A volte avevano persino l'acqua corrente.

Case: Se eri solo un operaio o un disoccupato, il tuo appartamento non era poi così bello. Le persone più povere erano ammassate in monolocali e dovevano attingere l'acqua dalla fontana locale. Non ci sarebbero stati bagni o servizi igienici che avrebbero dovuto usare i bagni pubblici. Cucinavano, dormivano e mangiavano in una stanza singola, a volte con 15 o 20 persone in una stanza. Gli incendi erano frequenti, così come le malattie e le epidemie.

Ville: I patrizi, i ricchi nobili, vivevano diversamente. Mentre tutta la famiglia (genitori, figli, nonni, zie, zii, ecc.) viveva tutti nella stessa casa, questa casa avrebbe avuto stanze per tutti loro. La casa sarebbe stata costruita con uno spazio aperto al centro, il cortile, dove si svolgeva la maggior parte della cucina e del mangiare. Ci sarebbero stanze per intrattenere così come un atrio. Le case erano spesso realizzate in mattoni o blocchi di arenaria, con tetti di tegole e piante in crescita intorno. Alcune case dei ricchi avevano uffici, se necessario, e forse anche un bagno privato. Ci sarebbero dipinti, sculture e mosaici intorno. Se fossero abbastanza ricchi, ci sarebbero schiavi per fare tutte le pulizie e cucinare.


Storia antica e moderna si fondono a Tripoli

La seconda città più grande del Libano, Tripoli è spesso ingiustamente diffamata e potrebbe trovarsi esclusa dagli itinerari dei viaggiatori. Con le sue affascinanti rovine antiche e moderne, i suoi souk tradizionali, il suo pittoresco mare e la sua favolosa cultura del cibo, merita di essere riportato sulla mappa.

Di tutte le località turistiche del Libano, Tripoli è la più ingiustamente emarginata. La seconda città più grande del Libano, la metropoli settentrionale è un posto meraviglioso per i visitatori, con i suoi tranquilli caffè di backgammon, antichi siti storici, pittoresche corniche sul mare, abbondanza di ristoranti economici e appetitosi e le sue affascinanti rovine moderne, tra cui la stazione ferroviaria invasa dalla vegetazione e la fiera progettata dall'icona dell'architettura modernista brasiliana Oscar Niemeyer.

L'infrastruttura turistica di Tripoli è meno sviluppata rispetto ad altre aree del Libano, in parte a causa della sua reputazione ingiustamente guadagnata come luogo di potenziale violenza e radicalizzazione. Scontri rari tra militanti nei quartieri di Bab al-Tabbaneh e Jabal Mohsen hanno contribuito a contribuire a una diffusa diffidenza nei confronti della visita a questa vivace città, ma dall'inizio del 2015 è in vigore un cessate il fuoco. Un progetto culturale ambizioso e di lunga durata dell'ONG locale March ha contribuito a creare legami tra gli ex nemici che vivono in questi quartieri impoveriti, che stanno godendo di una ritrovata pace e di un programma di rigenerazione. Mentre è triste che Tripoli sia stata trascurata dai visitatori, la mancanza di un'industria turistica sviluppata significa che è uno degli angoli più incontaminati e interessanti del Libano per coloro che cercano di deviare dai sentieri battuti e sperimentare una fetta più genuina della vita libanese , tradizione e storia.

Elizabeth è nata e cresciuta nel Regno Unito ed è cresciuta con l'amore per i libri e per la scrittura. Negli ultimi cinque anni, ha vissuto una vita nomade, viaggiando molto in Medio Oriente e nel sud-est asiatico e lungo la strada registrando i suoi pensieri e le sue osservazioni su arte, cibo, musica, storia e patrimonio. È appassionata di condividere le storie delle persone ispiratrici che hanno attraversato il suo cammino e spera un giorno di unirsi ai loro ranghi con una storia ispiratrice tutta sua.

L'Hote Libanais offre tour su misura di Tripoli per singoli o gruppi di viaggiatori, guidati da giovani tripolitani con la passione per la loro città e la sua ricca storia. Sia che tu scelga di visitare con una di queste guide amichevoli o di vagare con le tue forze, continua a leggere per alcuni dei siti imperdibili di questa affascinante città.

La Città Vecchia è ricca di atmosfera e ricca di storia. La sua architettura ricorda quella di molte città siriane, alle quali Tripoli era collegata da antiche rotte commerciali. L'importanza storica e la ricchezza della città dipendevano da questi collegamenti commerciali ed è caduta in un lento declino economico dopo che questi collegamenti sono stati interrotti dal confine con la Siria quando al Libano è stata concessa l'indipendenza. Oggi la sua Città Vecchia è bella ma tranquilla, con un lussureggiante giardino centrale dove le famiglie fanno picnic e diversi caffè vecchio stile dove gli uomini giocano a backgammon per ore, sorseggiando un forte caffè al cardamomo e fumando argileh finché l'aria non è profumata di fumo dolce.

La prima tappa per un assaggio autentico della vita tripolitana sono i vecchi souk o mercato. Chiedi la Moschea Mansouri, una splendida struttura del XIII secolo ancora in uso oggi, situata all'ingresso del mercato. Un totale di nove souk medievali sono pieni di piccoli negozi e bancarelle che vendono di tutto, da gioielli e vestiti, a sapone e profumi, a frutta e verdura locali, succhi di frutta freschi e spezie succulente. Cerca i resti sparsi dell'architettura mamelucca, crociata e ottomana nascosti tra gli stretti vicoli. Khan al-Saboun è un bellissimo cortile all'aperto dove da secoli viene prodotta la zuppa fatta a mano. L'Hammam al-Jadid, uno splendido bagno turco, purtroppo non è più in uso, ma i suoi bellissimi mosaici e il soffitto a cupola in vetro meritano una visita.

Oltre ai suoi siti storici, Tripoli è un'ottima destinazione per i buongustai.

Un'altra tappa obbligata è la cittadella, costruita da Raimondo VI di Saint Gilles, cavaliere della prima crociata, intorno al 1100 d.C. Questo vasto castello crociato è un labirinto di antiche scale e stanze nascoste, con una vista spettacolare della città dal suo piano superiore.

El Mina, il pittoresco quartiere balneare della città, è anche un tesoro di siti storici, molti della storia moderna del Libano. Il più interessante di questi è il parco conosciuto localmente come Maarad e in inglese come Tripoli International Fair. Originariamente progettati come una fiera, gli edifici scultorei in cemento che si ergono tra i suoi giardini paesaggistici sono opera dell'iconico architetto brasiliano Oscar Niemeyer, che è stato incaricato di progettare la fiera da un ex presidente del Libano nel 1962. Il suo progetto è stato quasi completato nel 1975 , quando iniziò la guerra civile libanese. I suoi splendidi edifici, che includono un teatro sperimentale, una vasta sala espositiva, un padiglione con svettanti archi islamici, un museo spaziale, un progetto abitativo radicale e una torre cilindrica, furono occupati dall'esercito siriano e caddero in rovina. Oggi sono rovine spettrali incastonate tra giardini paesaggistici, un bellissimo e triste ricordo delle ambizioni prebelliche del Libano.

Un'altra fetta di storia moderna a Tripoli è la vecchia stazione ferroviaria, situata accanto alla Torre del Leone o Burj al Sabaa, una struttura del XIV secolo costruita dai Mamelucchi, che la fortificarono utilizzando antichi pilastri romani. Un'ampia vista sul porto di Tripoli attende coloro che sono abbastanza energici da salire in cima. La stazione ferroviaria, un tempo capolinea dell'Orient Express, fu abbandonata negli anni '70, dopo l'inizio della guerra, che mise definitivamente fine al sistema ferroviario libanese. È attualmente in corso un ambizioso progetto di ristrutturazione per trasformare la stazione in un museo, ma anche nel suo attuale stato non curato, è un luogo suggestivo, dove antichi motori a vapore arrugginiscono silenziosamente sui binari silenziosi.

Oltre ai suoi siti storici, Tripoli è un'ottima destinazione per i buongustai. Una passeggiata lungo la Corniche al tramonto può essere accompagnata da gelati o cibo da strada di alcuni dei migliori venditori del Libano. Balha Ice Cream a El Mina serve coni vecchio stile di gelato o sorbetto fatti a mano, ricoperti di pistacchi tritati. Gli amanti del pesce dovrebbero visitare Sayad's Sandwiches per panini freschi e gustosi. Preparati su ordinazione da una scelta di pesce piccante o fritto, calamri o gamberi, avvolti in pane arabo e conditi con pomodoro fresco, aglio e limone, sono davvero deliziosi.

Per un pasto seduti, Akra è il posto dove andare per piatti tradizionali tripolitani come grasso disgustoso, hummus e decadente, preparati alla perfezione in ambienti puliti e confortevoli. Per un'atmosfera più bohémien, vai al Warche 13, un centro culturale e una caffetteria dove troverai yogurt biologico, panini vegetariani alla griglia e una folla artistica rilassata. È anche un ottimo posto dove andare per una birra serale o un bicchiere di vino - potresti persino assistere a un concerto dal vivo.

Infine, non puoi visitare Tripoli senza assaggiare i suoi famosi dolci e pasticcini. Il più famoso delle sue decine di negozi di dolci è Qasr al-Helou. Fondato nel 1881, è un paradiso per gli amanti dei dolci, pieno di dozzine di diverse varietà di baklava, oltre a specialità locali come kneffe e built.

Foto: Rosalía Vicente, Natheer Halawani, Pablo González.

Elizabeth è nata e cresciuta nel Regno Unito ed è cresciuta con l'amore per i libri e per la scrittura. Negli ultimi cinque anni, ha vissuto una vita nomade, viaggiando molto in Medio Oriente e nel sud-est asiatico e lungo la strada registrando i suoi pensieri e le sue osservazioni su arte, cibo, musica, storia e patrimonio. È appassionata di condividere le storie delle persone ispiratrici che hanno attraversato il suo cammino e spera un giorno di unirsi ai loro ranghi con una storia ispiratrice tutta sua.


Storia dell'architettura di Gerusalemme: sotto il dominio israeliano

Di seguito sono riportate le descrizioni dello stile architettonico dell'edificio a Gerusalemme dal 1948, nonché alcuni degli edifici più eccezionali progettati e costruiti a Gerusalemme in questo periodo di tempo.

Introduzione

L'architettura contemporanea a Gerusalemme è essenzialmente postmoderna, con persistenti influenze dello stile internazionale (Bauhaus) e del funzionalismo. Questa tendenza è stata una reazione della fine del XX secolo al Modernismo, che a sua volta era una reazione del dopoguerra contro forme e design consolidati.

Lo stile internazionale dell'architettura (tetto piatto senza ornamenti, facciata a strapiombo) sviluppato alla Bauhaus School of Design, è apparso a Gerusalemme negli anni '30 e ha dominato il design architettonico per il prossimo mezzo secolo, in parte a causa della sua semplicità e del suo basso costo. Ma fu mitigato dall'ordinanza comunale del 1920 che imponeva a tutti gli edifici della città di essere rivestiti in pietra - compresi gabinetti pubblici e distributori di benzina - e, a causa di considerazioni climatiche, la purezza architettonica fu ulteriormente compromessa dall'aggiunta di tetti a falde ricoperti con il onnipresenti tegole rosse di Marsiglia.

Gli esempi più severi di funzionalismo a Gerusalemme sono i progetti di edilizia popolare realizzati negli anni '50. La necessità di ospitare le masse di nuovi immigrati era così urgente che per alcuni progetti si è rinunciato all'obbligo del rivestimento in pietra e si possono ancora vedere facciate in stucco nei quartieri di Gonen, Kiryat Moshe e Kiryat Yovel.

Il costruttivismo, una forma estrema di funzionalismo, lascia scoperte parti della struttura scheletrica e delle infrastrutture (tubazioni, condotti dell'aria). Un suggerimento di questo stile può essere visto nell'edificio principale del complesso del municipio di Nuova Gerusalemme, dove le travi dell'architrave in acciaio strutturale sopra le grandi finestre sono state lasciate scoperte. Elementi simili sono stati utilizzati in un condominio recentemente completato in Rabbi Akiva Street, nel centro di Gerusalemme.

L'architettura high-tech è sfacciatamente funzionale e dai colori vivaci. Si tratta anche di "l'interno che è all'esterno" in modo da fornire aree ampie e non ostruite. Un esempio è il Teddy Stadium nel quartiere di Manhat. La struttura è lo stadio di calcio della massima serie di Gerusalemme. Quando fu aperto per la prima volta nel 1989, lo stadio poteva ospitare 12.000 spettatori dopo i recenti lavori di ristrutturazione, compreso l'innalzamento del livello del campo di gioco, lo stadio ora può ospitare 21.000, con piani per una capienza finale di 26.000.

L'architettura postmoderna si è sviluppata come reazione alla severità e alla monotonia dell'International Style. A Gerusalemme, la tendenza post-moderna ha in qualche modo risolto il conflitto centenario tra continuità e modernità, incorporando, come fa, un numero qualsiasi di stili storici ed elementi classici (archi, colonne, cupole, ecc.). Esempi sono il David Citadel Hotel (Moshe Safdie, 1998), il Jerusalem Shopping Mall e il vicino Technology Park. Progettato dall'architetto sudafricano Harry Brand, il complesso del Parco Tecnologico comprende sette edifici che ospitano aziende high-tech e anche l'unità di informatica della Open University.

L'Università Ebraica di Gerusalemme

Opened in 1925, the Hebrew University Mount Scopus campus was inaccessible from 1949 to 1967, when the city was divided under Israeli and Jordanian rule and Mount Scopus was an isolated, demilitarized zone. For the first few years, classes were held in various locations in western Jerusalem then a new campus was built at Givat Ram, which opened in 1958. Most of the buildings there are nondescript functional. An exception is the National and Hebrew University Library, which houses more than three million volumes, many of them rare books and manuscripts. The outstanding feature of the Library is not its architecture, but the monumental stained-glass window designed by Mordechai Ardon, which covers the entire east wall of the mezzanine lobby to the General Reading Room. Based on the opening verses of Genesis, the abstract design includes symbols from Jewish mysticism and modern physics.

Similarly, a series of stained-glass synagogue windows by Marc Chagall depicting the 12 tribes of Israel are the outstanding artistic feature of the Hadassah-Hebrew University Hospital at Ein Kerem. Built in the late 1950s to replace the then inaccessible facilities on Mount Scopus, the hospital complex includes the Hebrew University schools of medicine, dentistry and nursing.

Following re-unification of the city in 1967, the Mount Scopus Campus of the Hebrew University was reopened, restored and expanded. The law school returned to its original building, but the humanities, the social sciences, the school of education, a new undergraduate library, various student services, the university senate and a residential faculty club were relocated in a long, inter-connected, fortress-like series of buildings (humorously referred to by some as the "Maginot Line"). Meant to protect students, faculty and visitors from the winter winds and rain, the warren has already provided the setting for at least one "who-dunnit" murder-mystery novel.

Yad Vashem

Yad Vashem, the Holocaust Martyrs' and Heroes' Remembrance Authority, was established in 1953 by an act of the Knesset to commemorate the six million Jewish men, women and children murdered by the Nazis and their collaborators during the years 1933-1945. The Authority also commemorates the heroism and fortitude of the Jewish resistance fighters in the ghettos and the camps, the Jewish partisans, and the "Righteous Among the Nations" (non-Jews who risked their lives in the effort to rescue Jews from the Holocaust). Located on Har Hazikaron (Heb., Hill of Remembrance), a ridge on the western outskirts of Jerusalem, the Yad Vashem Memorial and Institute includes commemorative monuments, a historical museum, a central archive and research center for the documentation of the Holocaust and an educational facility.

The main memorial is the Hall of Remembrance, designed by Israeli architect Arieh Elhanani. The severe concrete-walled structure with a low tent-like roof stands empty save for an eternal flame. Engraved in the black basalt floor are the names of 21 Nazi concentration and extermination camps and killing sites in central and eastern Europe. A crypt in front of the flame contains ashes of victims. The monumental entrance gates were designed by artist David Palombo.

Approximately 1.5 million Jewish children perished in the Holocaust. They are specially remembered in the Children's Memorial, an underground cavern in which the flickering flames of five memorial candles are reflected in an infinity of tiny lights within the prevailing darkness. This memorial was designed by Moshe Safdie.

The two-and-a-half acre Valley of the Destroyed Communities commemorates the Jewish communities of Europe destroyed during the Holocaust by the Nazis and their collaborators. Designed by Israeli landscape architects Dan Tsur and Lippa Yahalom, the canyon-like passages are inscribed with the names of some 5,000 towns, cities and villages.

The educational task of Yad Vashem is to perpetuate the memory and the lessons of the Holocaust for future generations. The International School for Holocaust Studies, designed by Jerusalem architects and town planners Guggenheim/Bloch includes halls and classes for study sessions, teacher training courses and research by educators around the world.

Hebrew Union College

The synagogue and original classroom and administrative buildings of the Jerusalem Campus of the Hebrew Union College - Jewish Institute of Religion were designed in 1963 by Heinz Rau. The building (with white limestone facing and an entrance staircase) is a fine example of late International Style. When the facilities were expanded in 1989 with a library and additional classrooms, the successor architect, Moshe Safdie, abandoned his signatory half-circle Roman arch in favor of a linear, Mediterranean-style that compliments the severity of the earlier architectural elements. Safdie's courtyards, covered walkways and stairs are also adapted to the hillside terrain. The school and its parent institution in Cincinnati, Ohio, is the principal rabbinical seminary of the Reform Movement in Judaism.

The Israel Museum

Completed in 1965, the main buildings of the visually magnificent Israel Museum complex were designed by A. Mansfeld and D. Gad to sit atop a ridgeline, like a Mediterranean hill-top village. The museum is in fact several "museums" in one, housing several major collections, such as Judaica, archeology, ethnography and fine arts. The Shrine of the Book, which houses the Dead Sea scrolls, was designed by Frederick J. Kiesler and Armand Bartos. The white-tiled dome replicates the lids of the ceramic jars in which some of the scrolls had been hidden. Most of the shrine is subterranean, and the stylized entrance corridor is deliberately cave-like.

The Billy Rose Sculpture Garden was designed by the Japanese-American artist and sculptor Isamu Naguchi.

The popular success of the Israel Museum, with its ever-growing number of visitors, has required several expansions - all of which have given rise to controversy, as might be expected when the building itself is considered an aesthetic treasure. The currently proposed new entrance facility is a case in point, with objections raised within the Association of Architects amid charges that some of the suggested renovations would violate the architectural integrity of the original design. To allay such fears, the Museum has invited public comment and suggestions.

The Knesset

Inaugurated in 1966, the building housing the Knesset, Israel's unicameral parliament, was designed by Joseph Klarwin in a modern, functional style that suggests the Classical. The pillars (actually the pre-stressed supports for the roof) which frame the building suggest the colonnades of the Greco-Roman style so often favored in republican civic architecture - especially in the design of buildings housing legislative assemblies. Initial construction was made possible by a contribution from the Rothschild family.

The interior decorations include mosaics and tapestries designed by Marc Chagall, and various Israeli artists, among them Reuven Rubin and sculptor Danny Karavan. The modernistic, monumental entrance gates were designed by Israeli sculptor David Palombo, who also designed the eternal flame monument in memory of Israel's fallen soldiers, which stands beside the entrance to the building. The main structure contains the Knesset Chamber, which seats the 120 members of Knesset as well as a visitors gallery. Other areas of the building contain the State Hall (used for official ceremonies), offices, committee rooms, members' and visitors' dining rooms, etc. In 1982, a wing was added to provide more offices. An annex is now planned for additional offices and committee rooms. Care has been taken that the additions blend into the architectural landscape.

The Jerusalem Center for the Performing Arts

Located in the elegant Talbieh neighborhood, the center was designed by Shulamit Nadler, Michael Nadler and Shmuel Bixon. The stone and textured concrete building was constructed in two stages. The 900-seat Sherover Theater was completed in 1971. Later construction added the 750-seat Henry Crown Symphonic Hall (home of the Jerusalem Symphony Orchestra), the 450-seat Rebecca Crown Auditorium and the 150-seat Little Theatre. The walls of the theater lobbies are used for exhibitions of art and photography. The Center is the venue for the annual Israel Festival of the Performing Arts.

The Jerusalem Center of Middle Eastern Studies

Situated on the southern slope of Mount Scopus, the Jerusalem Center of Middle Eastern Studies was built in 1988 as a branch of the Latter-day Saints Church-affiliated Brigham Young University (Provo, Utah). The step design takes advantage of the situation and view, especially in the glass-walled concert hall, where the audience looks out on the Old City and the Temple Mount. The complex also includes a library, classrooms and living accommodations for students and faculty.

The Supreme Court Building

Considered the finest achievement in contemporary Israeli architecture, the Supreme Court Building was opened in 1992. It was designed by Israeli architects Ram Carmi and Ada Carmi-Melamed.

Constructed of local limestone, the eclectic, post-modern style incorporates various historical references that reflect the continuity of law in Jewish history and tradition (just as the positioning of the court building on a hilltop above the Knesset was a deliberate emphasis on the supremacy of the law). Israel's Supreme Court actually sits as two courts - as the Supreme Court and as the High Court of Justice, which hears petitions against government bodies and agencies. The building contains five courtrooms, chambers and a library. The entrances to the courtrooms are framed with monumental blocks of limestone in architectural reference to the gateways that once gave access to the Royal Stoa. The courtrooms replicate a Roman basilica with columns and a vaulted ceiling. The inner courtyard is bisected by a narrow water channel.

The Jerusalem Municipality

The new Jerusalem Municipality complex and plaza (Safra Square) was completed in 1993. Located just outside the walls of the Old City near the old, British-built municipal building, the new complex includes two new office blocks and ten renovated historic buildings which house municipal offices. The project was designed by Jack Diamond and Ofer Kolker & Associates.

The new municipality building is a successful blend of old and new. The arcaded, six-story main building - a Post-Modern structure of stone, smoked glass and structural steel - contains suggestions of traditional design, including the decorative use of alternating bands of white and red limestone (in the characteristic Mamluk manner). At the east end of the plaza, a canopied stage frames The Mount of Olives. (The plaza and stage are used for public events, concerts and exhibitions.) The project included the renovation and preservation of several 19th- and 20th-century public and private buildings, including the former Imperial Russian Consulate General and the old City Hall. All the buildings are now interconnected below ground level, and the large central plaza covers an underground parking garage for 800 vehicles. Subterranean facilities also house the city archives and the Jerusalem Center for Planning in Historic Cities and its 1:500 scale model of the city center, which is used to judge the visual impact of proposed construction. The initial model was built by Richard Harvey with the help of students of architecture at the Technion in Haifa it took 15 years to complete (see photo on page 15).

The Belz World Center

The monumental, ten-storey Center in the Romema neighborhood was dedicated by the Rabbi of the Hassidim of Belz in April 2000. The design, by Jerusalem architect Isaac Blatt, includes elements reminiscent of the synagogue of Belz (Poland), which was built in the 19th century and destroyed during the Holocaust.

Within the Center is the synagogue, four storeys high and with a seating capacity of 5000 - making it the largest synagogue in the world. The interior is splendidly decorated in abstract designs, and the acoustics allow the voice of the cantor to be heard without the aid of microphones (the use of which is forbidden on the Sabbath and Holidays).

The building at present under construction, which will house the Ministry, is located in Kiryat Ben-Gurion (the government complex) near the Knesset. The building comprises separate units for the different functions of the Ministry. In the outside walls of the formal reception hall, plates of onyx have been included, which diffuse an amber light. The designers, Jerusalem architects Kolker, Kolker and Epstein in association with Diamond, Donald, Schmidt & Co. of Toronto, were awarded the prize for excellence in architectural innovation by the Royal Institute of Architects of Canada, in June 2001.

Preservation, Restoration and Renovation

Any discussion of contemporary Jerusalem architecture should include mention of efforts to preserve historic buildings through restoration and renovation. One such project involved the reconstruction of the Four Sephardi Synagogues in the historic Jewish quarter of the Old City. The inter-connected complex includes the Ben-Zakkai Synagogue (1610), the Prophet Elijah Synagogue (c. 1625), the Middle Synagogue (c. 1830), and the Istambuli Synagogue (1857) - all of which suffered severe damage and neglect during the 19 years when the Old City was under Jordanian rule. Restoration of the synagogues was guided by photographic records. The new residential buildings in the Jewish quarter were also designed to blend in with the older architectural elements, rather than replicate them.

The Post-Modern interest in traditional elements has also resulted in the renovation and alteration of older, late-19th and early 20th-century buildings, and their adaptation to new uses. In some cases this has involved the physical incorporation of the old façade into a new building. In this category can be included some of the buildings and facilities of Jerusalem's "Cultural Mile", where several cultural institutions are situated along the western edge of the Valley of Hinnom, across from the walls of the Old City: the Jerusalem Music Center for advanced musical education the Mishkenot Sha'ananim Guest House the Jerusalem Cinemateque and Israel Film Archive and the Khan Theater (a late-medieval caravansary).

The Yemin Moshe neighborhood, built on the western slope of the Hinnom Valley facing the Old City, was the first Jewish neighborhood built outside the city walls. It was established in 1860 with the construction of the Mishkenot Sha'ananim housing project (a communal block of 16 apartments for indigent Jewish families). Restored with alterations in the 1970s and again in 1999-2001, the complex serves as a guesthouse for visiting writers, artists, scholars and musicians.

The renovation of architecturally interesting private buildings has also been carried out in various neighborhoods of the city. In some cases, only the façades of the original buildings could be preserved in others, where walls could be strengthened, additional storeys have been added to the original frame, with details and materials matching or complementing the older elements. The results are not uniformly successful, but in most cases at least part of the architectural legacy of the older structure has been preserved. Such efforts have also contributed to a renewal of some neighborhoods - Nahalat Shiv'a in dowtown Jerusalem, the Nahlaot near the Mahane Yehuda market, along the tree-shaded streets of Rehavia and the equally tree- shaded and now "yuppified" Emek Refaim area with its coffee houses, shops and monthly "slow-food" market.

Landscape Architecture

Jerusalem has more than 350 parks and landscaped gardens of all sizes. Some, such as the Rose Garden in Talbieh, date from the 1920s, other parks and recreational areas are of more recent creation. Of special note are the Gavriel Sherover and Haas Promenades, the Jerusalem National Archeological Park near the walls of the Old City, and the Valley of the Destroyed Communities at Yad Vashem.

The Gavriel Sherover and Haas Promenades are a series of paved paths and lookouts along the ridge extending south and east from the Hill of Abu Tor, with a view over the Kidron Valley toward the Temple Mount. Designed by the renowned landscape architect Shlomo Aronson, the paved paths, pergolas and lookouts are landscaped with indigenous trees, bushes and wild grasses.

The Jerusalem National Park around the walls of the Old City was established after the 1967 Six Day War and the reunification of the city. The preservation of a green belt had been suggested in part by the American architect Louis Kahn, who advised then mayor Teddy Kollek to keep the roads around the Old City as far away from the walls as possible. Development of the project included a series of preliminary archeological surveys and excavations. Many of the finds were incorporated into the landscaped walkway, which includes the preserved and sign-posted elements of earlier walls and buildings from all periods of the city's history.

New Neighborhoods

The Psalmist speaks of Jerusalem as a city that is built "compact together" (Psalm 122), but archeological evidence indicates that urban sprawl was underway by the 8th century BCE (possibly owing to the influx of refugees from Samaria and Galilee, following the Assyrian conquest of the Northern Kingdom).

Mass immigrations and housing shortages in the first years of the State led to government financed low-cost housing projects and the creation of several new neighborhoods, among them Kiryat Hayovel and Gonen. Infrastructure included commercial space for grocery shops and other small businesses.

Construction of new housing estates again took place after the 1967 Six-Day War and the reunification of Jerusalem. One such project was the Ramat Eshkol neighborhood, built along part of the former "No Man's Land" that had divided the city. Planning included small parks, tree-lined streets and avenues, a neighborhood health clinic and a small commercial center with a supermarket. Most of the new apartment buildings were limited to a height of four storeys (five storeys would have required a compulsory elevator). Construction included the use of prefab elements, but the outside wall units were faced with a veneer of "Jerusalem" stone, so that architecturally the new neighborhood was considered more "up-scale" than the housing projects of the 1950s. Even so, the close proximity of the buildings and the relatively young age of the buyers (families with children) again created the problem of high population density.

In an attempt to avoid some of these pitfalls and ensure a better quality of life, the Ministry of Construction and Housing established a committee of experts for advise and planning before starting construction of the new Gilo neighborhood on the southern outskirts of the city. Areas were again allocated for parks, educational facilities, shopping centers and other urban requirements, including a community cultural center in one award-winning housing project, the apartment buildings were built around a park-like central courtyard.

Despite such efforts, the neighborhood remains very much a "bedroom suburb" dependent on vehicle transport even for local shopping. Nor did all developers make adequate provision for on-street parking, with the result that passage is sometimes difficult in narrow side-streets. Similar problems can also be found in the neighborhood of Talpiot Mizrah, and in the new suburbs built on the northern outskirts of the city at Ramot and Pisgat Ze'ev.

High Rise versus Urban Sprawl

Since the creation of the first master plan for Jerusalem by the British in 1918, the question of how the city should develop has continued to be a matter of debate. There are restrictions concerning building height in and around the "scenic basin" of the walled Old City, but controversy continues to rage concerning the necessity and/or desirability of tower blocs in other parts of the city. Planners and architects are divided, and the issue is complicated by the limited availability of building sites, high real estate prices (among the highest in the country) and the cost of construction on terrain where foundations and basement levels must be cut and blasted out of bedrock. Proponents of high-rise buildings argue that Jerusalem's increasing population necessitates growth either upward or outward. Opponents say Manhattan-like tower blocs would have a long-term negative effect on the environment, the economy and the character of the city.

Looking Ahead

Since the reunification of Jerusalem in 1967, various advisory forums have been created to discuss urban planning and development. The first of these, the international Jerusalem Committee, was established in 1968 by then mayor Teddy Kollek. The Committee, which meets in Jerusalem every two years, comprises some 70 prominent architects, urban planners, historians and academics, who serve as an advisory council to review and advise on municipal plans for the restoration and development of the city. They are especially concerned with the preservation of Jerusalem's specific character and unique heritage.

The Jerusalem Seminar on Architecture, established in 1992 by Yad Hanadiv (the Rothschild Foundation in Israel), is an international forum for public deliberation on significant topics in architecture and urban design. Held every two years, the seminars allow broad discussion of major issues in contemporary architecture through the presentation of individual case studies. One recent seminar addressed the effect of large public buildings and commercial institutions on the urban landscape. The proceedings of each seminar are video-taped and are available for rent or purchase.

The Forum for Mediterranean Cultures was founded in 1995. A joint project of Mishkenot Sha'ananim (the Jerusalem guest house for visiting writers, artists and musicians) and the Jerusalem Van Leer Foundation, the Forum initiates and conducts academic seminars, artistic workshops and other cultural events to facilitate cultural dialogue among the peoples of the Mediterranean basin. One of the four discussion groups is devoted to architecture and the preservation of historic buildings in contemporary urban planning and development.


Comparison between the Eastern and western approaches to design

Comparison between the Eastern and western approaches to design, construction and layout of courtyard houses in history.

Courtyard Houses – Definition and evolution

A courtyard house is usually a large house with private open spaces where the main part of the building is disposed around the central courtyard.

Courtyard houses are prevalent in residential architecture across the world and across centuries. The early courtyard houses of the Chinese dates back to 3000 BC. Prior to courtyards the central part of homes usually had a fireplace with a small hole in the ceiling to let the smoke out.

Over time these small openings became larger and evolved to what we call today as courtyards. Prevalent in temperate climates where the weather is warm, the courtyards were conceived as a building feature to allow more lighting and ventilation. However they are found across many cultures and varying climatic countries of the world.

Key features of courtyard houses

The courtyard houses usually had a central space that was open to sky and all the main rooms of the house opened into the courtyard.

Most of the windows were facing the courtyard and the external walls had lesser or no openings.

The traditional Chinese courtyard houses are called the “SIHEYUAN” meaning a courtyard surrounded by four houses. The siheyuan or the courtyard composition forms the basic pattern or a template for residential architecture in China. This extends to their palaces, temples, monasteries and other buildings as well. A spacious siheyuan was usually occupied by a single large family, the size of the courtyard indicating the owner’s social stature and even taxes were collected accordingly controlled by city planning.

A typical layout of a siheyuan has the four main buildings positioned along the north-south and east-west axis.

Main house of the building faces the south and is positioned to the north. The north, eastern and western buildings are connected by pathways. During the day, the courtyard provides shelter from the sun and it cools the house in the night providing the right ambience to appreciate the courtyard. The north side was believed to be an element of water that prevents fire.

Opposite house: The building that faces the north is known as the opposite house.

Backside building: Behind the north building is a separate backside building which is the only place where two storey buildings were allowed to be constructed.

Entrance gate is usually in the south-eastern corner or the wind corner according to Chinese beliefs. Usually a screen wall is constructed inside the gate mainly for privacy and was also believed to ward off evil spirits.

Windows: The rooms around the courtyard had larger windows facing the courtyard and smaller or no windows facing the street outside.

Number of courtyards: The number of courtyards an enclosure had was seen as a sign of prosperity or social status. Some larger houses had two or more courtyards.

Concepts: The five elements namely wood, fire, earth, metal and water were the main composition of the Chinese courtyard homes. They also conceptualized the house on the basis o f ”eight diagrams”, each with three broken or unbroken lines indicating the yin line and the yang line. These lines are also called trigrams. The eight trigrams are represented by heaven, wind, water, mountain, earth, thunder, fire and lake. Each trigram relates to a specific “mood” and rooms were positioned based on these calculations as shown in the table below:

Significato
Heaven
Estate
Creativo
Padre
Sud
Expansive energy, the sky.
Vento
Estate
Gentle
Eldest Daughter
Southwest
Gentle penetration, flexibility.
Acqua
Autunno
Abysmal
Middle Son
ovest
Danger, rapid rivers, the abyss, the moon.
Montagna
Autunno
Ancora
Youngest Son
Nord Ovest
Stillness, immovability.
terra
Winter
Receptive
Madre
Nord
Receptive energy, that which yields.
tuono
Winter
Arousing
Eldest Son
nord-est
Excitation, revolution, division.
Fuoco
Primavera
Clinging
Middle Daughter
est
Rapid movement, radiance, the sun.
lago
Primavera
Joyous
Youngest Daughter
sud-est
Joy, satisfaction, stagnation

Lighting: The buildings are designed such that the northern main building receives maximum sunlight and usually serves as living and bedroom for the family head. East and western parts of the buildings are moderately lit and used for children and other members of the family. Southern side receives the least sunlight and serves as servant quarters. The family gathers to relax on the backside building. The unmarried daughters mostly stay in the low lit backside house, keeping them away from public view.

Climatic design: Most part China had heavy winds blowing across the north in winter and hence the northwestern walls are higher than other walls to protect the inside building from damage. Raised northwestern walls provide protection from storm and dust. The roof had eaves curving downward allowing the rainwater to flow across and not downward. The rooftops were ridged to provide shade in summer and more warmth during winter. In North West china the building had a longer span across North West axis. In northeast china where the weather is cold larger courtyards were built allowing more sunlight to warm the house.

Some courtyard houses: yuan tianjing Siheyuan! Tianjingyuan (sky-well courtyard house)
Yikeyin (seal-like courtyard house), Shikumen (courtyard house with stone gate), Beijing courtyard Yuan-Ming-Qing

Roman dwelling types falls under four broad classifications namely Domus, Insulae, Villa and Palatium.

The roman courtyard houses are usually built around an “atrium” and were known as Domus meaning domestic. The atriums are expansive space, lavishly furnished usually housing an altar for their gods and ancestral spirits and a safe to place their valuables.

The Domus typically belongs to the wealthy middle class of ancient Rome and were built in the urban setting. The Domus of the elite class had elaborate decorative and inlay works in marble with paintings on the walls. Sometimes an entire wall is painted. Besides owning a Domus inside the city most of them also had a “villa” outside.

The layout of a Domus had multiple rooms, indoor courtyards and gardens. The atrium is usually the focal point of a domus. A vestibulum or an entrance hallway leads to the atrium with the rooms leading off the atrium. On the façade of many o f the urban houses are shops facing the street. Some of the houses especially the houses belonging to the wealthy class had two separate building connected by a passageway. Around the atrium are the family’s main rooms, smaller rooms, study and the dining or a triclinium.

Vestibulum or an entrance hallway or a porch in many houses leads to the main structure.

Atrium is the central part of the house something akin to a lounge where guests are entertained. The atrium has a high ceiling with a part of the ceiling called compluvium open to the sky. The central roof opening is typically square or rectangle and the roof is slanted d to allow the rainwater to drain inward.

Impluvium: In the centre of the atrium on the floor is a shallow rectangular drain pool to collect rainwater and drain them. They are lined with marble.

Fauces: There are fauces or passageways across the length of the rooms between the atrium and the rooms.

Triclinium or the ding hall is a large hall leading from the atrium into the building. It has three couches where the guests may relax after a sumptuous meal offered by the host.

Peristylums are small open to sky features found across many areas or segments of the house.

Culina or the kitchen is usually a poorly lit, small area where the servants work.

Exterior features: Sloping roof, columned porch or peristyle, exedra – a domed semicircular recess, Ostium or an office space and taberna or shops in urban settings are some of the exterior features.

Back of the house had a small garden surrounded by a columned passage around which are the bathrooms, kitchens and the summer dining rooms.

Examples: Some of the examples of a Domus are House of the Vettii, House of the Faun, House of the Tragic Poet, Pompeii, 1st C BCE

Roman villas are more elaborate versions of domes built for the upper class. They are built around a series of courtyards, usually decorated with elaborate frescos and mosaics. Villas typically comprise of summer and winter wings. They are built in picturesque countryside or rural setting.

Examples: Hadrian’s villa, Tivoli, 2nd c Villa del casale, Piazza Armenia, sicily, 4th c Palatium

Palatium is the emporer’s official residence on the palatine hill in dome, variously called Domus Augustana, Domus Flavia, Domus Aurea or Domus Severana according to the family that lived there. The palatine hill became the exclusive domain of the emperor at the end of the 1st C.

Insulaes are roman apartment buildings built in urban settings, usually belonging to the poor and the lower middle classes. Mostly rental spaces let out by the affluent, they were tightly placed repeating apartment units with poor lighting and ventilation.

Examples: Insulae on via di, Diana, Ostia, 2nd C Insulae of Jupiter and Ganymede, 2nd C

Roman Dwellings
Chinese Dwellings
Columned porch at the entrance
An elaborate entrance gateway
Exteriors were more open with shops on the outside in urban setting and porches in villas
Exteriors are enclosed, solid with high courtyard walls protecting the family’s security and privacy
Shops in the front
Mostly only residential
Large atrium with a part of the high ceiling open to sky
Large courtyards more open to the sky
Many small openings in the ceiling
One or more courtyards
No separate area for servants, they usually slept on the floor outside the masters room
Separate servant quarters
Most spaces were open to public view
Private rooms for young unmarried women
A shallow pool in the central atrium
No evidence of rain water collection
An altar for gods and ancestral memory in the atrium
Ancestral memory kept in the main building
Evidence of multi storey buildings seen in urban settings
Usually only the backside building is allowed to have multiple storeys limiting to two storey


Cosa hai bisogno di sapere

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Puoi visitare la nostra pagina di riapertura per informazioni sulle misure di sicurezza generali che abbiamo adottato per aiutarti a tenerti al sicuro.

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Le risposte a tutte le domande più frequenti sono disponibili nella nostra pagina delle FAQ.


Outlook and conclusionary remarks on Persian gardens

The Persian garden as a concept has a long history. Persian gardens are secluded and peaceful environments that survive under environmentally harsh conditions. Il concetto di chahar bagh is among the most prominent features of the Persian garden that dates back millennia. In Persian gardens, pavilions and luxury buildings for Persian aristocrats are often built. Designs and artifacts of each of these lavish buildings and gardens were influenced by the geopolitical situations of the time, beliefs, and the personal taste of its resident. Nevertheless, most of these gardens are surrounded by walls and all have waterways, rows of shade and fruit trees, and flowers in common. Unfortunately, a large number of these gardens were completely destroyed so that nothing remains, as a result of repeated attacks by invaders over centuries. Luckily, there are efforts by most Iranians, residing either inside or outside of Iran, to pay special attention to the value of these ancient gardens and the importance of preserving them (Rahnama and Pouremad, 2013). These efforts, meshed with the ease of global travel, advancement of technology, ease of communication, and urgent need for water conservation, as well as greater awareness and a sense of responsibility for protecting the environment provide hopeful signs for the rejuvenation and maintenance of the ancient gardens of Persia.

Some features of ancient Persian gardens are being used ingeniously in modern horticulture in Iran and many countries with a similar climate, including India, Australia, and the United States. Despite current political issues and the worldwide shortage of water, brilliant Iranian scientists and farmers have meshed rich Persian architectural and garden designs with advances in various fields of horticultural science (floriculture, vegetable and fruit), and have devised amazing orchards and gardens in Iran. A typical example of this ingenuity can be seen at Fadak Farm near Qum, Iran. In this 100-ha olive orchard, a uniquely structured chimney, similar to the one in Dowlat Abad Garden, is built to convert the hot wind of the desert to a cooling system by going through a water misting spray for storing olives, without any electricity or other sources of power (Fallahi et al., 2005). In this farm as well as many other orchards, the magnificent architecture at the entrance to the orchard highlights the combination of the passion of Iranian growers for Persian garden design and the science of horticulture. Efficient use of water by drip irrigation and rainwater storage in reservoirs and SISs in Arzhang Kooh Agricultural Center near the Fashandak region in Taleghan, Iran, and several other locations are example of ideas taken from the water-saving features of Persian gardens applied to practical agriculture (Fallahi et al., 2005).

We hope peace and calm prevail in the Persian Plateau and other regions of the world. Only under a peaceful environment will scientists and farmers be able to combine the ingenuity and experiences of the old world, such as the principals of the Persian garden and the exchange of resistant plant materials, with new technologies and discoveries to combat or alleviate diseases, pests, and water shortages worldwide.


Guarda il video: El Mosaico Romano (Agosto 2022).