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Prigioniero dacico

Prigioniero dacico


Prigionieri Daci

Durante il regno di Traiano sull'Impero Romano, i Romani subirono una grande resistenza da parte del regno di Dacia. Di conseguenza, il capo romano, Traiano, preparò le sue forze per combattere contro le forze dell'impero dacico guidato da Decebalo. La battaglia iniziò tra queste due nazioni nel 101 d.C. e durò fino al 106 d.C. circa durante il periodo di due guerre (Schmitz 7-8). Queste guerre hanno avuto luogo sulla terra dei Daci, che era a loro favore, ma alla fine hanno finito per perdere anche se hanno inferto molti colpi devastanti alle forze romane.

Mentre le guerre intraprese tra queste due forze, i romani presero molti prigionieri e il numero di schiavi aumentò solo una volta che rivendicarono la vittoria nella guerra. I prigionieri sono stati trattati male e ci si aspettava che completassero molti compiti per i romani. Agli schiavi poteva essere assegnato un numero qualsiasi di compiti, incluso il lavoro in pietra, sebbene fossero forniti strumenti di bassa qualità con cui lavorare (Petrie 1917). Sebbene i prigionieri fornissero grandi quantità di lavoro per i romani, venivano anche usati per mostrare un simbolo di status e ricchezza tra i romani. Insieme all'oro e all'argento, i servi ricevuti dalla guerra erano considerati parte dei beni guadagnati per l'Impero Romano. Sono stati esposti di fronte all'imperatore, insieme ad altri tesori, come parte della celebrazione per l'esercito romano (Cracknell 2010).

75.Sottomissione dei Daci. Usato su autorizzazione. Copyright Peter Rockwell http://www.stoa.org/trajan/images/hi/1.74.h.jpg

Come dimostra l'immagine, gli schiavi furono portati davanti al re non solo per essere messi in mostra, ma anche per giurare fedeltà al regno. Era importante per gli schiavi sapere che ora facevano parte della cultura romana e sotto la sua influenza per il resto della loro esistenza.

Petrie, W. (1917). 104. collegamenti del nord e del sud. Uomo, 17(ottobre), 158-162.

Rockwell, P. (1999). Sottomissione dei Daci.Colonna Traiana, Il Progetto Traiano McMaster. Fotografia recuperata da


1. Cassio Dione: la descrizione più famosa di Decebalo

“In questo momento i Romani furono coinvolti in una guerra molto seria con i Daci, il cui re era allora Decebalo. Quest'uomo era accorto nella comprensione della guerra e sagace anche nel fare la guerra sapeva bene quando attaccare e sceglieva il momento giusto per ritirarsi era un esperto nelle imboscate e un maestro nelle battaglie campali, e sapeva non solo come seguire bene una vittoria, ma anche come gestire bene una sconfitta. Perciò si mostrò per lungo tempo un degno antagonista dei romani”. Cassio Dione, Storia romana, epitome del libro LXVII


Discussione: Dacia romana/Archivio 2

Sfortunatamente è stato scoperto che questo articolo contiene ampie violazioni del copyright, come spiegato qui: Utente:Daizus/Investigation/Plagiarism. Le violazioni sono state in gran parte introdotte da una massiccia espansione dell'articolo nel luglio 2009 ([1]). Di conseguenza, l'articolo è stato riportato allo stato in cui si trovava prima dell'espansione e rimosso dall'elenco come articolo valido. Questa è davvero l'unica opzione qui, perché ogni modifica successiva all'articolo da quell'espansione è stata costruita sul testo "copyvio" con cui l'articolo è stato ampliato, quindi, dal luglio 2009, l'articolo è stato essenzialmente fondato su diffuse violazioni del copyright. Nonostante la completa innocenza di ogni altro editore che da allora ci ha lavorato, tutte le modifiche dal luglio 2009 devono essere annullate.

Normalmente in queste circostanze, la cronologia della pagina verrebbe immediatamente cancellata fino a luglio 2009 per cancellare le violazioni del copyright dal record. Ma lo terrò a bada per almeno due settimane. Ciò darà agli editori la possibilità di rivedere la cronologia e salvare qualsiasi cosa "pulita" che potrebbe essere stata aggiunta dal luglio 2009, come categorie, immagini o testo che non viola il copyright. Se avrò la possibilità in quelle due settimane, farò lo stesso da solo. --Mkativerata (discussione) 22:48, 19 novembre 2011 (UTC)

Ciao! Penso che passare da un articolo di 85k GA a un articolo di 9k e persino rimuovere la storia, è una misura molto sproporzionata. C'è stato MOLTO LAVORO in questo articolo e non riesco a immaginare che tutto sia un copyvio. Possiamo semplicemente rimuovere le dichiarazioni/paragrafi offensivi? In ogni caso, ho recuperato l'articolo nella sezione bozze WP:DACIA.--Codrin.B (talk) 16:19, 21 novembre 2011 (UTC) Codrin, l'espansione luglio 2009 è 73k. Forse non tutto è un copyvio, ma sicuramente è più di quanto ho identificato, perché la mia indagine non è stata esaustiva - non ho comunque accesso a tutti i materiali citati. Eccone altri due per dimostrare il mio punto: [2] e[3] (riferimenti 15a e c nella versione cancellata, 15b è un riferimento a un dettaglio su un'invasione barbarica). Ho appena copiato il testo di questo articolo e cercato su Google: è così semplice! Daizus (talk) 17:07, 21 novembre 2011 (UTC) Codrinb: Ho fatto gli stessi controlli prima di riavvolgere l'articolo, e praticamente ogni passaggio dell'articolo che ho controllato è stato preso da un libro protetto da copyright ricercabile su Google Books. La copiatura era davvero molto ampia, come mostra la pagina delle prove di Daizus (che è solo un esempio). Sospetto che se qualcuno leggesse ogni singolo paragrafo dell'articolo, rimarrebbe solo con una manciata di frasi pulite (come le virgolette) che sarebbero in gran parte inutili da sole. Per quanto riguarda Wikipedia: WikiProject Dacia/Drafts/Roman Dacia: temo che non possiamo ospitare contenuti che violano il copyright in nessuna parte del progetto, inclusi wikiproject e userspace. In queste (molto sfortunate) circostanze sono felice di lasciar perdere per un paio di settimane, ma temo che la bozza dovrà essere cancellata prima o poi. --Mkativerata (talk) 18:23, 21 novembre 2011 (UTC) @Daizus: ho iniziato a segnare con il rosso le violazioni del copyright nella bozza. Per favore, dammi una mano per identificare la portata di questa situazione. Questo è molto sfortunato. Grazie per averlo notato.--Codrin.B (talk) 18:48, 21 novembre 2011 (UTC) @Mkativerata: capito. Penso che sarebbe importante salvare la struttura dell'articolo, le immagini, i riferimenti, i modelli e la bibliografia. Se puoi prolungare quel periodo fino alla fine dell'anno, penso che ci aiuterebbe a ripulire la bozza e tornare allo spazio principale. Per quanto riguarda la rimozione della cronologia delle modifiche all'articolo, è davvero necessario? Penso che sia molto importante sapere chi ha fatto cosa all'articolo, nel bene o nel male. Inoltre, non capisco come l'articolo sia finito su WP:GA con tutte queste violazioni. --Codrin.B (discussione) 18:48, 21 novembre 2011 (UTC) Al momento della revisione, un controllo copyvio non era un requisito esplicito di GA. Personalmente ho eseguito semplici controlli copia e incolla sulle recensioni GA per alcuni anni, quindi ottenere un controllo copia e incolla di base incluso come parte di una revisione GA mi sembrava abbastanza appropriato. Ora è stato incluso dall'agosto di quest'anno. Ho notato durante la revisione che erano state fatte alcune copie e ne ho parlato. La mia colpa era che non ho fatto un controllo di backup quando sono tornato per chiudere il GAN, cosa che faccio normalmente. Alzo le mani per non fare un lavoro abbastanza buono in questo caso. L'ho notato, ma non ho seguito. Colpa mia. SilkTork L'ora del tè 19:04, 23 novembre 2011 (UTC) Nessun problema, la fine dell'anno andrà bene. Faremmo meglio a NOINDEX la bozza della pagina in modo che non venga rilevata da Google. Nuova eliminazione della cronologia: viene eseguita per due motivi: (1) la nostra cronologia ospita ancora la violazione del copyright, che potrebbe essere una violazione del copyright in sé e per sé e (2) per interrompere il ripristino involontario di qualsiasi contenuto. Ma sono aperto alla discussione al riguardo: la cancellazione non lo è sempre fatto. --Mkativerata (discussione) 19:32, 21 novembre 2011 (UTC) Grazie! Sto cercando di ottenere aiuto su alcuni fronti per questo. Speriamo di ripulirlo per allora. Grazie per il NOINDEX, non lo conoscevo ma ha senso. Personalmente voto per mantenere tutte le modifiche/l'intera cronologia, ma soprattutto/almeno quelle modifiche che non erano WP:COPYVIO. Ho la sensazione che finché conserviamo la cronologia dei cambiamenti che mostrano che le violazioni del copyright sono state identificate e affrontate, WP dovrebbe essere coperto legalmente. Ma capisco le tue argomentazioni per ripulire ogni traccia di violazione del copyright. Abbiamo solo bisogno di un buon compromesso. --Codrin.B (discussione) 20:25, 21 novembre 2011 (UTC) Devo dire che, saltando brevemente al compito dell'inchiostro rosso (spero non ti dispiaccia), il testo sembra irrecuperabile in qualsiasi forma . In quella prima sezione dell'articolo sembra che ogni singola frase sia copiata. Ovviamente, come dici tu, la struttura dell'articolo, le immagini, i riferimenti, i modelli e la bibliografia potrebbero comunque essere utili. --Mkativerata (discussione) 20:41, 21 novembre 2011 (UTC) Lo confermo. Ho attraversato diverse sezioni e seguito due libri, praticamente tutte le citazioni sono state copiate. Mi sto prendendo una pausa ora, ma non credo che ci sia molto testo da riutilizzare, tranne mezze frasi qua e là. Daizus (discussione) 20:51, 21 novembre 2011 (UTC) Considerando l'estensione della copia, sarebbe più appropriato e più facile lavorare sulla versione corrente che sulla versione corrotta. Quando si è passato in rassegna e si è individuato ciò che è stato copiato e ciò che non lo è stato, si sarebbe potuto scrivere un nuovo articolo. Sarebbe più facile se l'utente che ha introdotto il testo copiato avesse potuto dare una mano, ma guardando questo, sembra che l'utente non capisca bene la natura del problema e non sia disposto o non sia in grado di aiutare. Sostengo l'eliminazione della bozza della pagina e la rimozione della cronologia di questo articolo fino alla versione non contaminata. Apprezzo anche il lavoro diligente di Daizus nello scoprire il copyvio in questo e in altri articoli. SilkTork L'ora del tè 19:44, 23 novembre 2011 (UTC)

Certo, sarei felice di spostarlo di nuovo sull'articolo corrente una volta che tutti lo riterranno pronto. --Mkativerata (talk) 19:47, 3 dicembre 2011 (UTC) Sembra pronto! Oatley2112, lavoro fantastico! Grazie mille.--Codrin.B (parla) 16:32, 11 dicembre 2011 (UTC) Ho fatto un controllo a campione di frammenti del nuovo progetto contro Oltean e sembrano ok. Suggerirei che se Oatley è pronto, tagli l'ultima versione della bozza e la incolli come una nuova revisione dell'articolo principale, per garantire che il suo lavoro sia correttamente attribuito. --Mkativerata (discussione) 19:49, 12 dicembre 2011 (UTC)

Quando si aggiunge <>, <> e <>, è molto importante espandere ogni elemento della pagina di discussione, altrimenti questi tag sono inutili e non aiutano molto. Almeno <> e <>, fornire un parametro per nome della sezione della pagina di discussione. Proviamo a chiarire, reperire correttamente e ripulire tutte queste frasi con tag dubbi. Senza di essa, qualcuno che vorrebbe ripulirlo, non saprebbe da dove cominciare. Cosa c'è di dubbio e perché? È necessario scrivere il motivo. Sarebbe fantastico che questo articolo venisse ripulito e riportato a WP:GOOD.--Codrin.B (discussione) 19:32, 20 dicembre 2011 (UTC)

  • <> è stato aggiunto mesi fa sulla base di diverse discussioni. Quindi non sono sicuro che ci sia qualcos'altro da aggiungere, probabilmente quei riferimenti dovrebbero essere sostituiti.
  • <> si verifica solo una volta: "La popolazione daco-romana della provincia è stata costretta a fuggire a sud attraverso il fiume Danubio per cercare rifugio in Mesia" - non c'è un'altra teoria che sostiene che la popolazione locale non sia fuggita, ma solo l'amministrazione e l'esercito?
  • Qui ci sono anche alcuni degli ovvi <> dichiarazioni:
  • Dacia Apulensis (concentrata principalmente nella regione del Banato) - controlla la mappa dell'articolo, controlla dove si trovava Apulum
  • Due anni dopo, i Chauci invasero la Dacia: clicca sul link e controlla dove vivevano i Chauci.
  • Durante questo periodo, i Carpi invasero la provincia - clicca sul link per vedere che invasero per la prima volta l'Impero nel 238. Come può essere "in questo periodo" (cioè il regno di Caracalla?) Daizus (parla) 02:17, 21 Dicembre 2011 (UTC)
  • Oltean 2009, 95: "divenne praticamente invisibile nella documentazione epigrafica. [. ] Pochi nomi tradizionali conservati, con solo quest'ultimo [cioè Decebalus Luci] che ha un nome eroico, sebbene da un padre con un nome puramente romanizzato (Lucius) e con i primi due esempi hanno la loro origine indicata dall'uso del loro nome etnico come cognomen."
  • Dana & Matei-Popescu 2009, 244: "dans l'épigraphie de la provincia de Dacie, l'absence des noms indigènes(daces) est frappante, avec l'exception notable d'un Decebalus Luci elle s'explique aussi bien par la faible pratique de l'epigraphic habit de la part des indigènes que, et surtout, par l'exploration archéologique très insuffisante du milieu rural."
  • Bunson 2002, 167: "I Daci conservarono i loro nomi". I Daci erano "virtualmente invisibili nella documentazione epigrafica" con solo pochi nomi registrati, o conservarono i loro nomi? Daizus (discussione) 15:06, 21 dicembre 2011 (UTC)

Sembra che la revisione GA non sia riuscita poiché ci sono ancora circa 4 tag dubbi nell'articolo. Possiamo chiarire ciò che è ancora dubbio e vedere se possiamo risolverlo? Siamo molto vicini a riportarlo allo stato WP:GA. Un sacco di ottimo lavoro finora!--Codrin.B (discussione) 18:55, 5 gennaio 2012 (UTC)

". gli Slavi forse hanno preso almeno alcuni toponimi." (Pares et al. 1939, p. 149). Possiamo essere più specifici di "forse almeno alcuni"? Braincricket (discussione) 22:33, 14 gennaio 2012 (UTC)

Quel paragrafo sembra davvero brutto e penso che ci siano diverse teorie che ora sono presentate in un unico resoconto incoerente.

Per prima cosa leggiamo che alcuni barbari hanno attaccato le città del Mar Nero. Ok, allora Caracalla e le sue legioni vennero da Porolissum e attaccarono quei barbari espandendo i confini della provincia verso est. Non ha alcun senso. Le città del Mar Nero non sono vicino a Olt o vicino ai confini orientali della Dacia (vedi mappa), e spingere gli invasori verso est significa annegarli nel mare. Forse Caracalla ha attaccato altri barbari, non quelli che hanno fatto irruzione nella Mesia Inferiore. Forse sì, ma il testo non lo dice. Tuttavia, secondo altre interpretazioni, si trattava di un "disordini carpico-vandalici" ai confini settentrionali della Dacia nel 212 o 213 (e probabilmente in questa interpretazione la visita di Caracalla in Dacia dovrebbe essere datata nel 213). Daizus (discussione) 02:33, 24 dicembre 2011 (UTC)

  • Il viaggio di Caracalla in Oriente fu interrotto e dovette visitare la Dacia (settentrionale). Ha visitato Porolissum tra le altre città (ci sono statue e iscrizioni a lui dedicate). Questa visita è citata da Erodiano [4] e Historia Augusta [5]. Questi eventi sono variamente datati al 213 o al 214.
  • Caracalla fece giustiziare Gaiobomarus, re di Quadi, e rivolse l'uno contro l'altro i Vandili ei Marcomanni. Questo evento è menzionato da Cassio Dione [6].
  • Ad un certo punto durante il suo regno, Caracalla si alleò con alcuni Daci prendendo anche alcuni ostaggi. Furono restituiti durante il regno di Macrino (217-218), fermando così le incursioni dei Daci in Dacia. Fonte: Cassius Dione [7] Alcuni studiosi hanno notato che il testo greco ha qui Δακρίγγοι che è stato variamente interpretato come Daci, Vandali (credo assumendo un originale *Λακρίγγοι = Lacringi), o una loro miscela (come in "Carpian-Vandals" di Mócsy ")
  • Durante il regno di Caracalla pare che i Romani combattessero anche contro i "Geti" (Goti, Daci?), da qualche parte vicino al Mar Nero. La fonte letteraria è Historia Augusta: [8]
  • Alcuni autori moderni hanno menzionato un'espansione della provincia della Dacia verso est. Non sono sicuro di quali siano le prove di questo e di come si collega a tutti gli altri eventi.
  • Alcuni studiosi mescolano l'interpretazione delle fonti letterarie con le iscrizioni. Per attività militare sul medio Danubio: [9][10]. Per le coste del Mar Nero: [11]Daizus (discussione) 12:23, 24 dicembre 2011 (UTC)

Non c'è una parola su Pertinax nell'articolo, ma ho scattato questa foto della sua statua al Museo Nazionale dell'Unione ad Alba-Iulia nel settembre 2011. Viene dalle rovine di Apulum. Devo ancora leggere su questo argomento, ma forse ne sapete di più. Sembra che finora sia l'unica sua statua che abbiamo su Commons e mi chiedo se questa potrebbe essere una delle poche sue statue esistenti. Bel lavoro sulla pulizia relativa a Grumeza.--Codrin.B (discussione) 18:00, 25 dicembre 2011 (UTC)

Il coinvolgimento di Pertinax in Dacia precede la sua adesione alla viola. Fu procuratore della Dacia alla fine degli anni '60 e governatore alla fine degli anni '70 prima di cadere in conflitto con Commodo. Vedi qui Oatley2112 (discussione) 02:04, 26 dicembre 2011 (UTC)

OK, ho rimosso tutti tranne 5 riferimenti al lavoro di Grumeza, sostituendoli con altre fonti più affidabili. Quelle rimaste sono tutte legate alla guerra marcomannica, della quale non trovo altra fonte che confermi i dettagli relativi alla Dacia. Le informazioni che contengono non sembrano irragionevoli, ma sono felice di lasciarle ad altri per la revisione e il commento. Oatley2112 (discussione) 15:30, 2 gennaio 2012 (UTC)

L'articolo potrebbe avere alcuni problemi con le tempistiche coinvolte nella riorganizzazione delle province daciche, dalla Dacia Superior e Inferior (intorno al 117 d.C.) alla Dacia Superior, Inferior e Porolissensis intorno al 124. I resoconti precedenti di questo periodo avevano la triplice divisione della provincia avvenuta durante il regno di Antonino Pio, ma ora è comunemente accettato che la divisione sia avvenuta durante il regno di Adriano. Tuttavia, l'articolo ha una divisione della provincia che si verifica due volte, una volta sotto Adriano e una volta sotto Pio. Il problema, credo, era che la cosiddetta riorganizzazione sotto Pio non era altro che una ridenominazione delle tre province, quindi la Dacia Superior divenne Dacia Apulensis, la Dacia Inferior divenne Dacia Malvensis, mentre la Dacia Porolissensis rimase la stessa. Non sembravano esserci cambiamenti amministrativi a seguito di questa riorganizzazione. Qualcuno ha ulteriori informazioni in merito? Oatley2112 (discussione) 09:18, 28 dicembre 2011 (UTC)

Tutta questa sezione è francamente spazzatura - i Chauci non attaccarono i Costoboci (erano gli Astingi (secondo Anthony Birley - pg. 170)), e l'attacco non avvenne nel 170 (che è quando i Costoboci (tra gli altri) invasero il province), ma probabilmente 171 (i Chauci attaccarono la Belgica nel 170). Anche le tempistiche sono tutte sbagliate (ad esempio Frontio morì intorno al 170, non 172-3 come è implicito nell'articolo). Questa parte dell'articolo necessita di una buona riscrittura, utilizzando una fonte decente come Birley. Eventuali acquirenti? Oatley2112 (discussione) 01:00, 29 dicembre 2011 (UTC)

Penso che l'articolo di Costoboci copra gli eventi 170/1 (che interessano principalmente le province balcaniche, non la Dacia). Daizus (discussione) 14:00, 29 dicembre 2011 (UTC) La prima metà del paragrafo che inizia "Il risultato fu che i Daci di Crișana." che proviene principalmente da Grumeza, mi sembra essere un resoconto del perché il Roxolani non ha partecipato durante la prima guerra marcomannica. A parte una breve nota in Bury (pag. 545) che afferma specificamente che i Roxolani non si unirono alle invasioni di massa, non riesco a trovare altre fonti moderne che parlino della decisione dei Roxolani di non invadere la Dacia o qualsiasi altra provincia. Quindi la domanda è: lasciamo stare le dubbie affermazioni di Grumeza marcate, alterate in modo che si riferiscano specificamente ai Roxolani, o le eliminiamo del tutto, lasciando una piccola nota attribuibile a Bury? Oatley2112 (discussione) 12:37, 30 dicembre 2011 (UTC)

Ciao Codrinb, solo una breve parola sui cambiamenti da Daci non romanizzati a Daci liberi. Anche se sono d'accordo sul fatto che ci fosse un certo grado di romanizzazione in quelle tribù daciche che non erano sotto l'amministrazione romana, l'uso del termine "Daci liberi" per descrivere queste tribù è molto POV - libero è un termine pesante, legato al controversie secolari sulle origini del popolo rumeno, e il fatto che i Daci all'interno della Dacia imperiale non fossero "liberi" (qualunque cosa significhi). Ho ritenuto che l'uso del termine "non romanizzato" fosse una descrizione migliore di queste tribù daciche, piuttosto che dei daci liberi. Cosa ne pensi? Oatley2112 (discussione) 00:21, 6 gennaio 2012 (UTC)

  • Se definisci la libertà come la capacità di uno o di un gruppo di governare se stesso, i Daci nelle restanti parti del disintegrato Regno Dacico erano ovviamente gratuito. Quindi penso che sia la parola corretta da usare, non vedo il POV o l'affermazione qui.
  • Un altro argomento per usare il Daci liberi è che abbiamo già un articolo giustamente chiamato come tale. Perché mascherare il nome? E se metti in dubbio quel nome, dovrai farlo nella pagina di discussione di quell'articolo.
  • Usando non romanizzato mentre ammettere che la romanizzazione sia avvenuta al di fuori dei confini romani è un'affermazione errata. Anche se direi che scegliere tra Gratuito e non romanizzato è come scegliere tra due mali (cosa che non faccio poiché Free è un termine corretto), scegliendo non romanizzato non sarebbe il male minore poiché è un'affermazione errata o fuorviante
  • Il termine Daci liberi implica precisamente che gli altri Daci, quelli sotto i Roman regola erano non gratis. Come può essere considerata libera, per definizione di libertà, una nazione sconfitta, conquistata e in via di romanizzazione? I Daci nella Dacia romana non avevano più un re, un regno indipendente, non si governavano più e le loro terre erano occupate e trasformate da una cultura straniera. All'indomani delle guerre daciche di Traiano si parla di decine di migliaia di schiavi mandati in schiavitù, molti nell'arena (vedi Ludus Dacicus), un gran numero di davae mostra segni di essere raso al suolo, bruciato e spopolato in base a reperti archeologici e documenti storici , abbiamo un gran numero (ben oltre 100 cfr. Velcescu) dei cosiddetti prigionieri daci statue create (anche se stranamente non mostrano catene, solo facce serie/tristi)? Chiamereste libera qualsiasi nazione sottomessa (i Galli, i Britanni) nell'Impero Romano?
  • Non riesco a vedere il legame tra il nazionalismo rumeno e il termine Daci liberi. Studiosi come Millar e MacKendrick usano questo termine, solo per citarne alcuni. E dov'è il nazionalismo nell'affermare l'ovvio? Abbiamo paura di usare parole come gratuito anche quando sono corrette?--Codrin.B (discussione) 15:30, 6 gennaio 2012 (UTC)
  • Tuttavia, l'affermazione del tuo quarto punto è dove ho la difficoltà. Il termine "libero" implica abbastanza fortemente che quei Daci che erano all'interno della Dacia imperiale erano in schiavitù, schiavi dello stato romano. Il tuo collegamento all'immagine del Daci incatenato ha chiaramente lo scopo di evocare questa immagine. Ora, mi dispiace, ma lo stato romano non ha funzionato così. Al di fuori dell'iniziale brutale e sanguinosa conquista con l'assoggettamento dei Daci (che come tutte le guerre ovunque fu catastrofica per le popolazioni locali), i Romani (ea questo punto i Romani includevano Arabi, Galli, Spagnoli, Germani a cui era stata data la cittadinanza , esteso da Caracalla nel 213 d.C. a tutti) cooptava le élite locali per gestire i propri affari locali, purché le tasse fossero pagate e l'autorità del governatore locale (e in definitiva, dell'imperatore) rispettata. La Dacia in questo senso non era diversa dalla Britannia, dalla Gallia o da qualsiasi altra provincia dell'impero. Non si può dire che la conquista della Gallia da parte di Cesare sia stata meno sanguinosa e violenta della conquista della Dacia da parte di Traiano. E certamente non vedi nessun'altra tribù o gruppo nazionale che si definisce "libero" ai confini dell'impero (liberi berberi, liberi celti, liberi pitti, liberi arabi, liberi Chauci, ecc.) - quindi perché estendere questo privilegio a le tribù daciche confinanti con la provincia imperiale? Per me, c'è ovviamente qualche altro programma qui in gioco.
  • Tuttavia, ciò non toglie nulla alla necessità di identificare i Daci che erano all'interno della provincia rispetto a quelli che vivevano ai confini e oltre, che è ciò su cui dovremmo concentrarci. Avendo riflettuto su questo per un po' di tempo, credo che il termine appropriato che dovremmo usare per questo articolo (riprenderlo alla pagina Daci liberi è un altro esercizio, e non dovrebbe ritardare la sua implementazione qui, se tu e gli altri siete d'accordo) è "Indipendente Daci". Libero è semplicemente (almeno dal mio punto di vista) un termine troppo emotivo/pregiudiziale (la libertà di una persona è la schiavitù di un'altra persona), con troppe implicazioni negative per i Daci all'interno della provincia. A questa distanza temporale, non possiamo dire che i Daci della provincia credessero di essere "liberi" o meno, e non sta a noi dire che lo fossero o non lo fossero. Independent è un termine inglese molto più neutrale e accurato da usare in questo contesto, e questi Daci erano chiaramente indipendenti dallo stato romano. Cosa ne pensi? Oatley2112 (discussione) 00:05, 7 gennaio 2012 (UTC)

Tutti i tuoi punti sono più che giusti. In effetti, ci sono falsi positivi nella ricerca di Google, ma differenze schiaccianti nei numeri dovrebbero essere un buon indicatore. Non credo che dovremmo usare sempre parole politicamente corrette, perché alla fine si finisce per non dire molto. Inoltre, io per primo non vedo alcun POV dietro la parola gratuito e non vedo quali agende possa soddisfare. L'esistenza dei Daci Liberi non chiarisce o supporta realmente le origini latine dei romeni. Per quanto riguarda genocidio, non so quale termine possa essere usato per descrivere il fatto che un gran numero di insediamenti daci scoperti finora mostrano segni di essere stati bruciati al suolo e la loro abitazione è stata interrotta intorno all'inizio del II secolo. Vedi Ziridava per esempio. Ho la sensazione che tu pensi davvero che i romani fossero i ragazzi più simpatici e più saggi. Basta dare un'occhiata a questa immagine dalla Colonna Traiana. Quella società avanzata includeva anche molta brutalità su larga scala. Sono sempre stupito e affascinato dal livello di sviluppo raggiunto dai romani, ma la loro violenza è molto vicina ai loro successi. Ma come sempre, la verità è sempre da qualche parte nel mezzo -)--Codrin.B (discussione) 16:20, 11 gennaio 2012 (UTC)


La sconfitta di Cornelio Fusco

Nello stesso anno (86), dopo l'iniziale successo contro i Daci, Cornelio Fusco attraversò il Danubio. Tuttavia, il suo esercito fu teso un'imboscata e distrutto mentre Fusco stesso morì nella battaglia. [3] Secondo E.T. Salmon e altri storici, questa fu la battaglia in cui fu annientata la Legio V Alaudae. [6] In ogni caso, questa legione successivamente scomparve dalla lista dell'esercito romano. [4]

Dopo questa vittoria, Diurpaneo ricevette il nome di Decebalo, che significa forte quanto dieci uomini selvaggi. [7]


Daci nella scultura romana e dove possiamo vederli oggi

"L'immagine dignitosa dei Daci fu collocata nel luogo più prestigioso del mondo romano, nel cuore di Roma, il Foro di Traiano. Questo è un fatto molto importante e prezioso per la storia delle antiche rappresentazioni dei Daci in epoca romana arte e per la storia della cultura della Romania."

Ricerca

Musei Capitolini / Piazza del Campidoglio 1, 00186 Roma / museicapitolini.org

Statua di un Dacio (Capilato) frammento - la parte superiore della statua

Luogo di scoperta: sconosciuto, è probabile che la statua provenga dal foro di Traiano

Materiale: la testa è in marmo bianco, corpo in marmo giallo con fili di colore blu.

Dimensioni: L'altezza totale della statua è di 195-200 cm, 48 cm (altezza della testa), 100 cm (larghezza all'altezza delle spalle), 3 m (l'altezza approssimativa originale)

Stato di conservazione: solo la parte superiore della scultura è conservata a livello delle cosce. Mancano avambracci e mani. Fu restaurato nel 1992 sotto la direzione di A. Campitelli.

Data: Tardo regno di Traiano (98-117 d.C.)

Statua di Dacio (Capilato) frammento - la sommità della statua, Museo Canonica, inv. nr VB 136

La stessa statua presentata sopra le immagini dal deposito del museo

Statua di un Dacio, Museo dei Conservatori, inv. nr 779

Luogo di scoperta: Sconosciuto un tempo si trovava nel giardino del Palazzo Cesi (Roma) acquistato nel 1720 da papa Clemente XI (Gianfrancesco Albani - Papa dal 1700 al 1721) per il Museo

Materiale:marmo grigio (bigio morato).

Dimensioni: altezza 3,24 m, compresa la testa.

Stato di conservazione: aggiunte fatte: alla testa, piccole riparazioni effettuate alle armi, agli indumenti e alle calzature. Le pieghe del mantello a livello delle gambe non sono terminate. Dietro la statua si lavora pochissimo e nella parte inferiore all'altezza del ginocchio la scultura è stata lasciata staccata dal blocco marmoreo.

Data: Tardo regno di Traiano, inizio del regno di Adriano.

Tipologia: Dacian

Statua di un Dacio, Museo dei Conservatori, inv. nr 773

Luogo di scoperta: Sconosciuto un tempo si trovava nel giardino del Palazzo Cesi (Roma) acquistato nel 1720 da papa Clemente XI (Gianfrancesco Albani - Papa dal 1700 al 1721) per il Museo

Materiale:marmo grigio (bigio morato).

Dimensioni: altezza 3,15 m, compresa la testa.

Stato di conservazione: aggiunte fatte: alla testa, piccole riparazioni effettuate alle armi, agli indumenti e alle calzature. Le pieghe del mantello a livello delle gambe non sono terminate. Dietro la statua si lavora pochissimo e nella parte inferiore all'altezza del ginocchio la scultura è stata lasciata staccata dal blocco marmoreo.

Data: Tardo regno di Traiano, inizio del regno di Adriano.

Tipologia: Dacian

Musei Vaticani / Viale Vaticano, 00165 Roma / mv.vatican.va

Torso di Dacian (Pileatus - Decebal), Camera Braccio Nuovo nr 127, inv. nr 2214

Luogo di scoperta: si trovava nel Foro di Traiano dal 1882 è nei Musei Vaticani

Materiale: marmo giallo a grana fine.

Dimensioni: altezza 0,60 m

Stato di conservazione: aggiunte fatte: sopracciglio e palpebra sinistra, ad entrambe le orecchie, parte della barba, naso, parte superiore del fez (pileus), al collo e all'altezza del busto. Importanti riparazioni sono state fatte anche al cappuccio e nella zona dei capelli.

Data: metà del regno di Traiano.

Busto di Dacio (Capilato), Camera Braccio Nuovo, n. 9 inv. nr 2293

Luogo di scoperta: trovato nel Foro di Traiano prima del 1837.

Dimensioni: 0,92 m (altezza del gruppo) 0,49 m (solo testa)

Stato di conservazione: aggiunte fatte: punta del naso, metà del labbro inferiore, barba. margine dei capelli sopra la fronte, ciocche di capelli isolate su entrambi i lati della testa, sotto il mento e sul busto. La scultura è stata ripulita in tempi recenti.

Data: metà del regno di Traiano.

Tipologia: Dacico.

Busto di Dacio (Capilato), Sala Braccio Nuovo, nr 115 inv. nr 2220

Luogo di scoperta: vicino all'Arco di Costantino a Roma dal 1822 è ai Musei Vaticani

Materiale: marmo bianco a grana fine.

Dimensioni: 1,04 m (altezza del gruppo) 0,44 m (solo testa)

Stato di conservazione: aggiunte fatte: al naso, al labbro superiore, ad entrambe le sopracciglia, capelli sulla schiena, all'altezza del collo e al busto.

Data: metà del regno di Traiano.

Frammento di statua, parte superiore, Pilaeto (Daci), Museo Chiaramonti, nr 356, inv. nr 1697 / vaticanstate.va

Luogo di scoperta: sconosciuto, già nel Negroni collezione

Materiale: corpo in pavonazzetto, testa e mani in pregiato marmo bianco.

Dimensioni: altezza complessiva 1,82 m 0,50 m altezza della testa altezza della statua all'origine circa 3 m

Stato di conservazione: la statua è conservata dal livello della testa al livello dei fianchi. La statua è rotta all'altezza della cintura. Aggiunte effettuate: parte superiore del pileo, le sopracciglia, il naso, il labbro inferiore, il mento (barba), una porzione sotto il collo, porzioni dell'indumento tra il collo e il mantello, una porzione circolare a livello dell'utero, parti pendenti del mantello, parte superiore delle braccia, entrambi i gomiti, gli avambracci e le mani.

Data: metà del regno di Traiano.

Statua di Capilato (dacico), inv. nr 10534

Luogo di scoperta: anno 1841 Via dei Coronari, vicino a San Salvatore in Lauro, un tempo nel borgo statuario poi nella collezione Lateranense

Materiale: marmo bianco a grana fine.marmo bianco a grana fine.

Dimensioni: altezza 2,25 m, prevalenza 0,37 m

Stato di conservazione: mancano alcuni capelli all'orecchio destro, le dita della mano sinistra sono danneggiate. Additions made: right side in front of the pedestal and the right leg, as well as the left side of the socle.

Data: during the reign of Trajan.

Villa Borghese / Piazzale del Museo Borghese 5, 00197 Roma / galleriaborghese.it

Statue of a Dacian by Capilatus (Garden of Villa Borghese)

Place of discovery: this sculpture is the copy of the original statue preserved in the repository of Museo Canonica

Material: marble powder and white cement.

Dimensioni: total height 195-200 cm, 48 cm (head height), 100 cm (width of the statue at the shoulders level), 3.00 m (approximate height of the original statue).

Conservation status: This copy is now sitting on a shrine under the arch of a monumental entrance made of bricks, in the garden of Villa Borghese, Roma.

Colonna Traiana / Foro di Traiano / it.wikipedia.org/wiki/Colonna_Traiana

Decebal was for the first time "identified" by C. Cichorius in the scene XXIV, Trajan's Column

Casino dell'Aurora Ludovisi / Via Lombardia, 46 / en.wikipedia.org/wiki/Casino_dell'Aurora

Statue of a Dacian, Casino dell'Aurora Ludovisi

Place of discovery: Unknown, probably in the Trajan's Forum

Material: Italian white marble.

Dimensioni: height 2.53 m

Conservation status: the neck and the back of the head is broken. Additions made: in both forearms and hands, the folds of the mantle and left arm. Feet have multiple cracks. The statue is carved behind.

Data: Late reign of Trajan (98-117 AD) - the beginning of the reign of Hadrian (117- 138 AD)

Tipology : Dacian.

Statue of a Dacian, Casino dell'Aurora Ludovisi

Place of discovery: Unknown, probably in the Trajan's Forum

Material: Italian white marble.

Dimensioni: height 2.47 m

Conservation status: the neck is cracked, the forearms are missing the neck has patches, and so does the beard. The back of the statue is carved.

Data: Late reign of Trajan (98-117 AD) - the beginning of the reign of Hadrian (117- 138 AD)

Tipology : Dacian.

Musei di Villa Torlonia / via Nomentana 70, 00161 Roma / museivillatorlonia.it

Head of a Dacian (Pileatus), Torlonia collection, nr 387

Place of discovery: found in Rome near the place called il Governo vecchio.

Material: Greek marble.

Dimensioni: height 1.20 m

Conservation status: the bust to the thorax is preserved. The hair falls in disorder on the forehead the prominent and frowning eyebrows give a fierce expression to the eyes. These features and the pileus cap covering the head of this character, remind of the known statues of "prisoner" Dacians from the time of Trajan. The back of the statue is not finished.

Data: Late reign of Trajan (98-117 AD) - beginning of the reign of Hadrian (117-138 AD)

Statue of Dacian (Pileatus), Torlonia collection, nr 412

Place of discovery: found in Rome, near the place called il Governo vecchio. The statue was a part of Vitali collezione.

Material: greek marble.

Dimensioni: height 2,44 m.

Conservation status: The Statue is not finished. The right hand and the left hand fingers are missing. The nose and upper lip have been completed later. The back of the statue is joint to a rudimentary carved slab. The character is wearing a long tunic that reaches his knees, with large pants and a mantle hanging on his back. The sculpture is of great value for knowing the history of ancient techniques, because the marble carving is not finished on all sides and you can still see the marks and bulgings which were used for transportation.

Dati: late reign of Trajan (98-117 d.Hr) - Beginning reign of Hadrian (117-138 d.Hr.)

Tipology: Dacian

Piazza del Popolo / it.wikipedia.org/wiki/Piazza_del_Popolo_Roma

4 statues of Dacians, Piazza del Popolo

Material: marble.

Conservation status: these four statues are replicas of the two ancient works of Tarabostes (Pileati) kept in the National Museum in Naples. The sculptures in Piazza del Popolo are the works of the sculptors F. Gnaccarini, F.Baini, A. Stocchi, AM Labourer. They are the decoration of a balustrade in the Pincino garden, Piazza del Popolo, in Rome.

Data: eighteenth century.

Arco di Costantino / it.wikipedia.org/wiki/Arco_di_Costantino

Rome, in the attic of the Arch of Constantine: 8 statues (Dacians) inv?

Place of discovery: unknown, it appears that these statues are from the Trajan's Forum, then used in decorating the Arch of Constantine (Rome).

Material: body in pavonazzetto, head and hands are in white marble.

Dimensioni: height 3.00 m (approx. for each statue).

Conservation status: heads, forearms and hands were completed during 1732-33.

Data: bodies of these statues can be dated from the reign of Trajan.

Typology: Dacians.

Foro di Traiano / it.wikipedia.org/wiki/Foro_di_Traiano

Rome, Forum of Trajan – the new archeological excavations, fragment: head of a Barbarian (Dacian) inv. 5997

Place of discovery: the Forum of Trajan, as a result of the new excavations begun in the summer (June) of 1998. More specifically, this sculpture was discovered on May 19, 1999.

Material: white marble.

Dimensioni: height approx. 40 cm.

Conservation status: the fragment only retain the head of a male character. This head of barbarian is quite well preserved, except the nose which is partially broken. It is a realistic sculpture and its conservation condition allows the high quality of the style of the Roman sculpture in the reign of Trajan to be appreciated. The character wears the beard and cap (pileus) of the Dacian nobles. The ancient sculptor remarkably achieved the features of the face, with well defined eyes, and a sharp look.


Treasures, jewellery, coins Edit

Geto-Dacian Kosons, mid 1st century BC.

Dacian gold in Kunsthistorisches Museum

Kunsthistorisches Museum Dacian Bracelet

Art and symbols Edit

Standards and Ensigns Edit

Dacian standard Draco cf. Hungerford

Draco bearer cf. Duruy Victor

Trajan Column showing Draco and Dacian flag

Trajan Column showing Draco and Dacian flag

Dacian flag with serpent singn

Military Equipment Edit

Shield pattern of Daci, according to Notitia Dignitatum,

The Golden Helmet of Coţofeneşti - a pure gold Geto-Dacian helmet dating from the first half of the 4th century BC, currently at the National Museum of Romanian History

Helmet of Agighiol, silver and gold

Helmet of Cucuteni-Băiceni

The Helmet of Iron Gates - a silver Geto-Dacian helmet dating from the 4th century BC, currently at the Detroit Institute of Arts

Helmet of Peretu, silver and gold

Dacians' war shield and helmets based on the Trajan's Column, Rome (dated 2nd century AD) cf. to Grigore George Tocilescu (26 October 1850 – 18 September 1909), a Romanian historian, archaeologist, epigrapher and folkorist, member of Romanian Academy

Dacian Artefact possible a ubo shield

Tools and Objects Edit

Dacian tools exposed in Cluj Museum

Dacian tools exposed in Cluj Museum

Costruzione Modifica

Dacian Tomb in Cucuteni Village

Dacian wall at Sarmizegetusa Regia

Towns and fortresses Edit

The ancient Dacian fortress Sarmizegetusa

Graphical reenactment of the Dacian dava discovered at Popeşti, Giurgiu, Romania, potentially Burebista's capital Argedava

Religion and mythology Edit

Temples at the ancient Dacian fortress Sarmizegetusa

A tomb painting at the Aleksandrovo Kurgan, a Thracian tomb located in Bulgaria. Hypothesis for identification as Zalmoxis (king, or priest, or god of the Thracian tribe Getae), or rather anonymous hero-king because of the double ax.

Dacian or Danubian Rider God, Bucuresti Museum

An inscription dedicated to Kotys (Either the deity or The King.)

People and life Edit

A young Dacian cf. Duruy Victor

Kings Edit

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Dacian Kingdom under the rule of Burebista 60-44 BC

Dacian Kingdom, under the rule of Burebista, 82 BC

Onomastic range of the Dacian towns with the dava ending, covering Dacia, Moesia, Thrace and Dalmatia

Warfare Edit

Legionary with manica laminata with sword and Dacian falxman

Dacian Prisoners after Adamclisi battle

Message for the Dacians (Scene CXXXIX) Retreat and suicide of Dacians (Scene CXL)

Decebalus, king of the Dacians, dying by his own hand during his retreat

A mounted Dacian in Scale Armour cf. Hungerford Others consider is a Sarmatian

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Map before roman conquest 100 AD

Map of the First Dacian War 101-102 AD

Map of the Second Dacian war 105-106 AD

Map of the Dacian wars 101-102 and 105-106 AD

Map of the First Dacian War 101-102

Map of the Second Dacian war 105-106 AD

People and life Edit

Statue remnant of a Dacian prisoner

Dacian bust at he time of Dacia's conques by Trajan

Second bust of Dacian of Trajan age

Dacian from Louvre (II sec. AD)

Dacian from arch of Constantinus Magnus (II sec. AD)

Dacian, in Vatican Museums

Statue of a Dacian in "pavonazzetto" (docimenum) marble (upper part) in the court of Conservatori Palace in the Capitoline Museums

A bust of a Dacian (ancient people of Dacia) dated early 2nd century AD, marble. Located at St Petersburg - Hermitage

Statue of a Dacian in "pavonazzetto" (docimenum) marble (upper part) in the court of Conservatori Palace in the Capitoline Museums

Roman coinage Edit

Trajan Denarius, Roman Dacia, 107 AD - Obverse. Immagine:Laureate head right. Text: "IMP TRAIANO AVG GER DAC PM TR P COS V PP", abbreviation from "Imperator. Trajan. Augustus. Germanicus. Dacius. Pontifex Maximus. Tribuniciae Potestate. Consul V. Pater Patriae"

Trajan Denarius, Roman Dacia, 107 AD - Reverse. Immagine:Dacian wearing peaked cap, seated on shield in mourning, with falx below. Text: "SPQR OPTIMO PRINCIPI", abbreviation from "Senatus Populus Que Romanus. Optimo Principi"

Costruzione Modifica

Inscription from Sarmizegetusa

Milliarium of Aiton, a Roman milestone discovered in Aiton commune, near Cluj-Napoca, Romania. The milestone, is dating from 108 AD and shows the construction of the road from Potaissa to Napoca, by demand of the Emperor Trajan. It indicates the distance of ten thousand feet (P.M.X.) to Potaissa. It is the first epigraphical attestation of the settlements of Potaissa and Napoca in Roman Dacia

Ruins of the ancient Capidava fortress, in modern Capidava village, Constanţa County, Romania

Nicopolis ad Istrum, a Roman town founded by Emperor Trajan around 101-106, at the junction of the Iatrus with the Danube, in memory of his victory over the Dacians

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Map of Dacia from . medieval book (currently at . ) made after Ptolemy's Geographia (ca. 140 AD)

Map of Dacia from 1467 medieval book (currently at the National Library of Poland) made after Ptolemy's Geographia (ca. 140 AD)


The First Dacian War: Reliefs Scene-by-Scene on Trajan’s Column in Rome

For the sake of convenience, simplicity, and convention the individual scenes and the clustering of scenes into separate events of the Dacian campaigns follow the divisions originally created by Conrad Cichorius (1896-1900 see bibliography or the original plates). The “clusters” below mirror those used in the commentary published by Lepper and Frere (1988). As this site grows I hope to include summaries of some of the modern controversies surrounding the identification of scene, events, and topography. A good place to review scholarship before the mid 1980s on this topic can be found in Lepper and Frere (1988, with commentary) and Koeppel (1982 – sources only). I have included some introductory comments on the composition and precedents for the reliefs on the Column on a separate page.

The titles used for each photo in the galleries below contain two sets of Roman numerals. The first refers to the corresponding Plate (or Plates) in the original publication by Cichorius. The second Roman numeral refers to the scene number. This system matches the one used to label the Plates in the atlas of Coarelli et al. (2000). Unless otherwise noted, all photographs and composite photographs in the galleries here are by R. B. Ulrich.

This page is updated regularly as more images are collected and processed. Some images may be viewed in 3D by following this link.

Last update: 27 December 2017.

The First Dacian War (101-102 CE), Scenes I-V:

The first five scenes on the Column of Trajan depict: Scene I: Watchtowers and Roman soldiers on the banks of the Danube River Scene II: A river town on the banks of the Danube and the loading of boats Scene III: A town on the banks of the Danube, and a personification of the river itself Scene IV: Roman troops cross the river on a pontoon bridge Scene V: the Roman march. The formal offensive begins with the crossing of the Roman Army over the Danube River in the year 101 (so, too, a river crossing will mark the beginning of the Second Dacian War).

Trajan's Column: Scenes 1-5: Preparations for War

The first five scenes on the Column of Trajan depict Roman soldiers on the banks of the Danube River, poised to begin their attack on Dacian soil. This group of scenes ends with the crossing of the Roman Army over the Danube River.

The First Dacian War, Scenes VI-XXI:

The 16 scenes introduce many of the themes (except for battle) connected with Trajan’s first campaign in Dacia. Scene VI: Trajan’s first war council Scene VII: Movement of the Cavalry Scene VIII: First Suovetaurilia sacrifice Scene IX: Omen of the fallen man Scene X: First adlocutio Scene XI: First scene of fort construction Scene XII: Additional fort construction with Trajan as overseer Scene XIII: Sentries and a Roman camp Scene XIV: The emperor ascends to a hill-top fort Scene XV: Forest-clearing scene Scene XVI: Fort construction in the presence of Trajan Scene XVII: A Roman fort by a stream Scene XVIII: First Dacian prisoner presented to Trajan Scene XIX: Bridge construction Scene XX: Fort construction with Trajan’s supervision Scene XXI: Cavalry march in front of a Roman fort.

Trajan's Column: Scenes 6-21: Trajan's First Campaign

The First Dacian War, Scenes XXII-XXV:

The compositions include marches and road-building in forests and the the first great battle scene. Scene XXII: Roman soldiers cluster at the edge of a forest Scene XXIII: The forest is cleared by Roman troops Scene XXIV: The first great battle, aided by Jupiter Tonans Scene XXV: Trajan surveys a captured Dacian settlement.

Scenes22-25

The First Dacian War, Scenes XXVI-XXX:

Advance and regrouping in the first campaign. Scene XXVI: Roman soldiers ford a river Scene XXVII: Second adlocutio scene Scene XXVIII: First reception of a Dacian embassy by the emperor, who stands before a Roman camp Scene XXIX: Roman troops attack settlements, burning buildings and slaughtering livestock Scene XXX: Trajan pardons a Dacian woman while other captured women and children look on.

Scenes26-30

Scene 26: River Crossing Scene 27: adlocutio Scene 28: Reception of a Dacian embassy Scene 29:Roman Reconnaissance Scene 30: Captured Dacian Women

The First Dacian War, Scenes XXXI-XXXVIII:

Dacians and their Sarmatian allies organize a counterattack against the Romans, perhaps during the winter spanning 101-102 CE. Scene XXXI: Dacian horsemen struggle to cross a body of water Scene XXXII: Dacians attack a Roman fort, a representation that includes an exceptional depiction of a battering ram. Scene XXXIII: In response to Dacian attacks, Trajan departs from his winter quarters by ship with a walled town as a backdrop. Scene XXXIV: Trajan and his troops travel by ship along the river Scene XXXV: Trajan reaches shore and disembarks Scene XXXVI: Trajan leads Roman infantry and allies Scene XXXVII: Romans attack and defeat Sarmatian cataphracts Scene XXXVIII: A battle by night (indicated by a personification of the goddess of night).

Scenes31-38

Scene 31: Dacian Counterattack Scene 32: Attack on a Roman fort Scene 33: Riverside scene Scene 34: Transport by ship Scene 35: Trajan with the Danube fleet Scene 36: Roman troops on the march Scene 37: Calvary and Scouts defeat Sarmatians Scene 38: Roman attack by night.

The First Dacian War, Scenes XXXIX-XLV:

Scene XXXIX: The sequence begins with a Dacian embassy of noblemen who are received by the emperor meanwhile a group of civilians watches the construction of a Roman fort, perhaps located in Moesia Scene XL: The second major battle scene includes the singular depiction of wounded Roman soldiers being treated in the field (thus sometimes called the “Battle of the Bandages” Scene XLI: The battle ends in a rout of the Dacians, who flee into the mountains. Scene XLII: The third scene of adlocutio Scene XLIII: Dacian prisoners are put under guard within a walled enclosure XLIV: Roman soldiers are given rewards. XLV: Nude and bound men are shown being tortured by women, the latter traditionally identified as Dacian women (war widows?) maltreating captured Roman soldiers.

Scenes39-45

Scene 39: Reception of Dacian nobles Scene 40: Second Major Battle Against the Dacians (Battle of the Bandages) Scene 41: Retreat of Dacians Scene 42: Trajan addresses his troops after battle Scene 43: Dacian Prisoners Scene 44: Soldiers receive rewards from Trajan Scene 45: Torture of Roman Prisoners

The First Dacian War, Scenes XLVI-LXXIII:

Scene XLVI: Trajan presides over an embarkation Scene XLVII: Troops reach a shoreline and disembark Scene XLVIII: Legions cross a river using a pontoon bridge XLIX: Three columns of Roman soldiers and their support march L: Trajan greets arriving soldiers LI: The arrival of Trajan at a Roman fort LII: Amid a scene of clearing timber, Trajan receives a Dacian embassy LIII: Second scene of the suovetaurilia sacrifice LIV: Adlocutio scene LV: The Roman infantry ascends steep terrain LVI: Forest clearing for a road LVII: Attack and torching of Dacian buildings LVIII: Trajan on horseback rides over a bridge LIX: Dacians retreat LX: Roman fort construction LXI: Trajan and his officers receive a kneeling Dacian LXII: Forts and mustering in mountainous terrain LXIII: Roman forces shown in the mountains LXIV: Allied Numidian cavalry ride against Dacian forces LXV: A Roman fort under construction in hilly terrain LXVI: Trajan receives an envoy, heavy artillery construction and battle LXVII: Dacians, under pressure, fell trees for their defense LXVIII: Against a backdrop of Roman camp construction, Trajan receives a prisoner LXIX: Roman legionaries clear timber LXX: Roman allied forces move against the Dacians LXXI: A singular testudo formation assaults a Dacian fortress LXXII: Amidst the last major battle of the first Dacian War, Trajan is presented with severed heads of the enemy LXXIII: While construction takes place in the foreground, Trajan addresses his soldiers (adlocutio).

Scenes 46-73

Casts 118-190: Trajan's Second Advance (first Dacian War).

The First Dacian War Ends: Scenes LXXIV-LXXVIII:

In the final scenes of the first Dacian war, we see Scene LXXV: The subjugation of the Dacian people Scene LXXVII: A final speech given by Trajan to his men Scene LXXVIII: A prominent winged Victoria figure who inscribes a shield in commemoration of the Roman victory. This last scene from the first Dacian War occurs half-way up the northwest axis of the Column.


THE LAST GREAT CONQUEROR: TRAJAN AND THE DACIAN WARS II

Preparations for the campaign were extensive and probably occupied at least a year. Ultimately nine legions – at full strength or at least in the form of a substantial vexillation – were concentrated on the Danube to take part in or support the operations. Other legions sent smaller vexillations and the already substantial auxiliary forces of the region were augmented by whole units and detachments from other provinces. Perhaps a third of the Roman army as then constituted was to take part in the war, although these troops were never massed in a single field army but operated in a number of separate forces and in supporting roles. It was a formidable force, but the task ahead of them would not prove easy. Dacia was defended by the natural strength of the Carpathians. The kingdom was rich in gold deposits and Decebalus had used this wealth to create a large army and to establish well-fortified strongholds controlling the main passes through the mountains. Excavation at a number of these sites has confirmed their formidable nature, with walls and towers which combined native, Hellenistic and Roman methods of construction.

Dacian warriors were brave, though perhaps no more disciplined than those of other tribal peoples. Their religion, based around the worship of the god Zalmoxis, often prompted men to commit suicide rather than surrender. In battle few appear to have worn armour, apart from the allied Sarmatian cavalry who fought as cataphracts, with both horse and man covered in metal or horn armour. Weapons consisted of bows, javelins, Celtic-style swords, and also the scythe-like falx, a two-handed curved sword with the blade on the inner side and ending in a heavy point. This last weapon was capable of reaching past a shield to inflict terrible wounds, and appears to have encouraged some Roman legionaries to be equipped with greaves and an articulated guard to protect their exposed right arm.

Trajan’s Column begins with scenes showing the Roman frontier posts along the Danube and a force of legionaries marching behind their massed standards over a bridge laid across river barges – the Roman equivalent of a pontoon bridge. Then the emperor appears, holding a consilium of senior officers to discuss the forthcoming operations. Trajan usually appears to be slightly larger than the men around him, but he never dominates by sheer size in the manner of the monumental art of other ancient rulers, such as the pharaohs of Egypt. High-level planning and the issuing of orders to the army’s high command is followed by other preparations from the campaign. His head veiled in accordance with his office as pontifex maximus, Rome’s senior priest, the emperor puts a circular ritual cake, or popanum, on to the flames of an altar, as around him the rite of the suovetaurilia is performed with the sacrifice of a bull, a ram and a boar to Mars. This important ceremony was held outside the ramparts of the army’s camp near the start of any major campaign to purify the troops and ensure the support of Rome’s deities. Just as they did in political life in Rome itself, magistrates played a central part in the regular religious ceremonies of the army. There is then a curious scene which shows Trajan watching a peasant clutching a large circular object fall off a mule, and which may be connected with an anecdote in Dio in which allied tribes sent a message to the emperor written in Latin on an enormous mushroom. Then the commander mounts a tribunal and makes a speech to a parade of his legionaries, an address known as an adlocutio. Afterwards the soldiers fortify several positions – presumably on the enemy bank of the Danube – the emperor moving amongst them as they labour and supervising the work.

Its crossing place secure, the main army advances into the hills, probably moving towards the pass in the Carpathians known as the Iron Gates. Trajan and one of his officers are shown inspecting an enemy hill fort, which appears to have been abandoned, before he returns to oversee a group of legionaries clearing a path through the thick woodland. A prominent theme on the Column, as indeed in much literature, is the engineering skill and dogged perseverance of the citizen soldiers of the army, and very often Trajan and his officers are shown overseeing the labour. He is also shown interrogating a Dacian prisoner, just as Caesar and other commanders had done, before the action moves rapidly on to the first major battle. In this the legionaries are shown formed up in reserve, whilst the auxiliaries, who include amongst their number bare-chested barbarians – probably Germans or perhaps even Britons from the irregular units known as numeri – wielding wooden clubs, do the actual fighting.

The savagery of these non-citizen soldiers is emphasized in this and other scenes. One regular auxiliary infantryman grips in his clenched teeth the hair of an enemy’s severed head so that his hands are free to keep fighting. To the rear two more auxiliaries present severed heads to the emperor. In this scene Trajan appears to look away, but in a later, similar scene, he is shown reaching out to accept two such ghastly trophies. The Romans had outlawed headhunting in the provinces of the Empire, but it was evidently acceptable for soldiers to practise this when fighting against foreign enemies. Yet with one possible exception, only auxiliaries are shown on the Column taking heads and it seems likely that such behaviour was acceptable amongst these less civilized troops, but not amongst legionaries.

The bringing of trophies to the commander echoes incidents in the literature, such as the cavalryman at Jerusalem who picked up a rebel and brought him to Titus. The general, and even more the emperor, could reward such heroic feats and his role as witness to his men’s behaviour was vital. Such a task meant keeping relatively close to the fighting, so that the men believed that they could be seen as individuals. One of Domitian’s generals is supposed to have ordered his men to paint their names on their shields to make themselves feel more visible. Later on the Column Trajan is shown distributing rewards to auxiliary troops, although other evidence suggests that these men no longer received medals (dona) like the legionaries so that the awards must have taken another form. Auxiliary units gained battle honours, and sometimes an early grant of the citizenship which was normally given on discharge, so perhaps promotion and sums of money or plunder were the most common form of reward to an individual auxiliary soldier.

This first battle probably took place near Tapae, where in AD 88 one of Domitian’s generals had won a victory which did something to remove the shame of Cornelius Fuscus’ defeat. A god hurling thunderbolts at the Dacians is shown at the top of the frieze, but it is unclear whether this is simply intended to show Rome’s deities fighting on her behalf or indicates an action fought during, or perhaps terminated by, a storm. Some commentators have suggested that the reliance on auxiliaries to do the fighting whilst the legionaries remain in reserve reflected a Roman desire to win victories without the loss of citizen blood. Tacitus praised Agricola for winning the battle of Mons Graupius in this way, but in fact such a sentiment is rarely expressed.

It does seem to have been fairly common by the late first century AD to form the first line of infantry from auxiliary troops, whilst the legions formed the second and subsequent lines. This was certainly logical, for the higher organization of the legions, with ten cohorts coming under the command of a legate and being used to operating together (unlike auxiliary cohorts which were all independent units), made them easier for the army commander to control. For this reason legionaries were more effective as reserve troops to be committed as and when the fighting line needed reinforcement. In some cases, the battle may have been won by the auxiliaries without the need for any reserves. It is impossible to tell whether this was the case at Tapae in AD 101. It is equally possible that the sculptors chose simply to represent the opening phase of the battle begun when auxiliary infantry and cavalry launched an attack on the enemy. Dio tells us that the fighting was extremely fierce and that victory cost the Romans heavy casualties. When the Roman medical aid stations – medics are shown treating soldiers in one of the later scenes on the Column – ran out of bandages, Trajan sent them much of his own store of clothes to cut into strips and make up the shortage. To commemorate the fallen, he also established an altar on the site of the battle.

Following up on their success, the Romans are shown continuing the advance and putting captured settlements to the torch. The parapet of one Dacian fort is shown decorated with a row of heads mounted on poles, whilst in front of the rampart are stakes concealed in pits, resembling the ‘lilies’ made by Caesar’s men at Alesia. Dio tells us that in one such captured fort the Romans found standards and equipment captured from Fuscus’ army. The Romans then cross a river, this time without the benefit of a bridge. One legionary is shown wading through the water with his armour and equipment carried in the rectangular shield raised over his head. After this Trajan addresses another parade, before meeting with a group of Dacian ambassadors, and subsequently a group of native women. Then the action moves to another area as the Column shows Dacian warriors and Sarmatian cataphracts swimming – and in some cases drowning in the attempt – across the Danube to attack some Roman garrisons held by auxiliary troops. One group of enemies employ a battering ram with an iron tip shaped like the animal’s head in an effort to breach a fort’s wall, and this may perhaps be an indication of the knowledge of siege techniques which Decebalus had acquired from deserters and the treaty with Domitian.

In response to this new threat, we see Trajan and a mixture of praetorian guardsmen and auxiliaries embarking on a warship and a barge. They are bareheaded, wearing travelling cloaks (paenulae) and burdened with bundles – perhaps folded tents or simply supplies. The force moves along the Danube, then disembarks. Trajan is always at their head, and rides with a group of auxiliary infantry, cavalry and barbarian irregulars to hunt for the enemy raiding force. Two auxiliary cavalrymen seem to report to the emperor – presumably scouts who have found the Dacians – and this is followed by a massed Roman cavalry attack. Surprise appears complete – the goddess of Night is shown at the top of the scene suggesting an attack under cover of darkness – and the Sarmatians and Dacians are routed and cut down around their four-wheeled wagons. Caesar noted that Gallic armies were always accompanied by carts carrying their families, and it is possible that the Dacians followed a similar practice. However, it may be that these scenes represent not a raiding force, but a migration by some of the local peoples, perhaps tribes allied to Decebalus.

The Adamklissi metopes also show fighting around barbarian wagons and a dramatic Roman cavalry charge led by a senior officer, perhaps Trajan himself. Although cruder in style, these reliefs are less stylized than those on the Column and appear to show three distinct types of barbarian, probably Sarmatians, Bastarnae and Dacians. It is possible that the Adamklissi metopes correspond with these scenes on the Column, but they might equally depict entirely different events.

After this Roman victory Trajan is seen receiving another Dacian embassy, this time consisting of aristocratic ‘cap-wearers’ (pileati) rather than the socially inferior warriors who were sent by Decebalus at the start of the war. Dio mentions several attempts at negotiation, which failed due to Decebalus’ mistrustful nature and, most likely, the uncompromising nature of Roman demands. This is followed by a major battle, in which legionaries are shown fighting alongside auxiliaries. The Roman troops are supported by a scorpion mounted in a cart drawn by a team of two mules and known as a carroballista. Trajan supervizes from behind the fighting line, an auxiliary presenting him with a captive – perhaps one he had captured personally. Behind him is the famous field dressing-station scene, which may mean that Dio’s story about the bandages should be associated with this battle rather than the earlier encounter. As always with the Column, we simply cannot know.

After the defeat of the Dacians – many of whom are shown held captive in a compound – Trajan mounts a tribunal to address his paraded soldiers, and then sits on a folding camp chair to dole out rewards to brave auxiliaries. Yet in the midst of these scenes of Roman celebration is a bleaker scene off to the side, where several bound, naked men are brutally tortured by women. The men are most probably captured Roman soldiers and the women Dacians – in many warrior societies the task of humiliating and killing with torture enemy captives has often been performed by the women of the tribe. The scene may well be intended to show that the war was still not finished, for such a savage enemy needed to be defeated utterly.

At this point the narrative of the Column contains a clear break, perhaps indicating the end of the first year’s campaigning, so that subsequent scenes should be assigned to AD 102. Another river journey is shown, then a column of legionaries marches across a bridge of boats and two Roman armies join together. In these and the following sections we see Trajan formally greeting arriving troops, making speeches to parades, taking part in another suovetaurilia sacrifice to Mars, receiving Dacian embassies, and accepting a prisoner or other trophies brought to him by soldiers. As the army advances through the mountains, making roads, building forts, fighting battles and besieging forts, the emperor is always with them, watching, directing and inspiring. He does not wield a tool or a weapon to join the soldiers in their tasks, for his role is to direct their efforts rather than share in them. Eventually the Romans overcome the difficult terrain and their stubborn and ferocious enemies. The First Dacian War ends with the formal surrender of Decebalus and the Dacians, kneeling or standing as suppliants before the emperor, who sits on a tribunal surrounded by the massed standards of his praetorian guard. Then Trajan stands on this or another tribunal to address his parading soldiers. Trophies and the goddess Victory mark the end of the conflict.

The peace was to prove temporary. Decebalus agreed to the loss of some territory, gave up his siege engines and engineers, handed over Roman deserters and promised not to recruit any more of these. In most respects the war had ended in an entirely satisfactory way for the Romans, with their enemy reduced to the status of a subordinate ally, and Trajan was justified in taking the honorary title Dacicus. Yet in the following years Decebalus broke most of the terms, beginning to rebuild his army and strengthen his power, occupying some of the lands of the Iazyges, a Sarmatian people, without seeking Roman approval for this expansion. The king was clearly not behaving in an appropriate manner for a Roman ally and war, which was threatened in 104, was openly renewed in 105 when the Dacians began to attack some Roman garrisons. The commander of the most important garrison, Cnaeus Pompeius Longinus – a former legatus Augusti who may still have been holding this rank – was treacherously imprisoned during negotiation. However, Decebalus’ attempts to use him as a hostage came to nothing when the Roman managed to obtain poison and committed suicide. At some point the Dacian also enlisted a group of deserters to assassinate the emperor, but this plan also failed.

Trajan was in Italy when the Second Dacian War erupted, and the Column’s narrative begins with his voyage across the Adriatic to be greeted by local dignitaries and the wider population. Two scenes of sacrifice follow. Even greater forces seem to have been mustered for the Second War. Trajan raised two new legions which were named after him, II Traiana Fortis and XXX Ulpia Victrix, both of which probably served in the Second War, although it is unclear whether they took part in the First. In the conventional Roman way the emperor combined force with vigorous diplomatic activity in AD 105, accepting the surrender of individual Dacian chieftains who abandoned their king, and negotiating with ambassadors from all neighbouring peoples. Decebalus appears to have had far fewer allies as a result. Even so the Column shows a heavy attack against some auxiliary outposts, which held out until relieved by a force led by Trajan himself.

The main Roman offensive may not have been launched until 106, and most probably followed a different route to the earlier campaign. It began with another sacrifice on the bank of the Danube, before the army crossed the river at Dobreta. This time they did so not on a temporary bridge of boats, but on a monumental arched bridge, built in stone and timber and supported by twenty piers each 150 feet high, 160 feet in width and 170 feet apart. It was designed by Apollodorus of Damascus – who would later plan Trajan’s Forum complex and presumably had much to do with the construction of the Column – and built by the soldiers. A roadway was cut into the cliffs of the Danube to permit easier approach to the bridge. Dio’s account describes this feat of engineering in loving detail strongly reminiscent of Caesar’s account of his bridge across the Rhine. It was a great and magnificent victory for Roman engineering, in its way as admirable to the Romans as any feat of arms. The Column provides a detailed, if stylized depiction of the bridge as the background to the scene of sacrifice.

After this Trajan joins the army – the soldiers are shown cheering him enthusiastically, much as Velleius described the legionaries welcoming Tiberius – takes part in another suovetaurilia purification ceremony, with the ritual processions walking round the camp, and then addresses legionaries and praetorians at a parade. At a consilium, Trajan briefs and discusses the campaign with his senior officers. The usual preliminaries over, the army advances, harvesting grain from the fields to supplement their supplies. The Column suggests some fighting, though not perhaps as much as in the First War, and Dio tells the story of an auxiliary cavalryman who, discovering that his wounds were mortal, left the camp to rejoin the battle and died after performing spectacular feats of heroism. The culmination of the campaign was the siege of Sarmizegethusa Regia, the religious and political centre of the Dacian kingdom set high in the Carpathians. After a stiff resistance, and it seems an unsuccessful Roman assault, the defenders despaired and set fire to the town before taking poison. The war was not quite over, but its issue was no longer in doubt as the Romans pursued the remaining Dacians. Decebalus was eventually cornered by a group of Roman cavalry scouts, but slit his own throat rather than be taken alive.

The leader of the Roman patrol was a certain Tiberius Claudius Maximus, who had joined the army as a legionary before becoming a junior officer in the auxilia. On the Column he is depicted reaching out to Decebalus, and by chance his tombstone has survived, carrying an inscription describing his career and giving another version of the scene. Decebalus was beheaded and the head taken back to Trajan, who ordered it to be paraded before the army. The war was over, and victory was completed by the discovery of the king’s treasure, buried in a river bed, after much labour by Roman prisoners.

A new province was created, guarded by two legions supported by auxiliaries and with its main centre at the newly founded colony of Sarmizegethusa Ulpia – a grand city built on fertile land at the foot of the Carpathians, unlike Decebalus’ mountain fastness. Settlers came from many parts of the Empire, but especially the eastern provinces, and Roman Dacia soon prospered. The fate of the Dacians, whether they were completely expelled or simply absorbed in the more normal way, has been the subject of fierce debate in recent centuries, most especially amongst the Romanians – contemporary politics has had a major influence on whether they believe their ancestors to be Romans or Dacians.


Is Peat Right?

Cooking must have been done the easiest way, as it is still done nowadays in the countryside in those parts, by boiling. Così. a lot of big broths in my future.

Indeed, from what I read and contrary to what I intuitively believed, the Dacians were not that big on grilling. And because, according to 23andme, I have " TT genotype at rs2294008, which means 4.18 times the odds of diffuse-type stomach cancer" , I will stay away from grilled meat and pickles. No processed meat, either, since the Dacians didn't have nitrites.

So I am starting this ancestral diet at my usual 61 kg, with Anti-Gliadins of around 20, Anti-TPO of over 700, on a 37.5 mcg of Levothyrox and daily magnesium supplementation. Here is a summary of my Peaty (but calorie conscious) diet so far:

As you can see, whenever I push 63 I back off. I could never do otherwise, I find it too depressing and outright dangerous for me.

And, no, I don't think I suddenly replaced three pounds of fat with three pounds of muscle come June -- I simply used a different scale - a Tanita instead of my usual Withings, which I didn't bother to take with me on vacation. I only brought the blood pressure monitor:


I only measured my BP when I was not feeling too great.
As a final remark, please rest assured that I did not go completely mad here. I am fully aware that I am weaving together historical facts, scientific data and personal stories. I learned this from Ray Peat and other scientists. Unlike them, I do stretch this mix into plain fiction, to signal it is not to be taken at face value -- see the part about my direct ancestors torturing Roman centurions, etc.

I do not mean to entice folks to eat milk, honey, broth and millet, just because I think this might be an improvement over a Peat diet, or the PHD, or LC, or Primal/Paleo.

But since none of the aforementioned diets helped reduce her antibodies, this gluten-sensitive Hashimoto sufferer is willing to experiment with "the Dacian Diet".

List of site sources >>>


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